La rivincita del Signor G, il presidente dell’Alma Gabellini

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2 marzo 2015

Claudio Gabellini

Claudio Gabellini

Sandro Candelora* 

FANO – Repetita iuvant. O, più prosaicamente, sbagliando si impara. E Claudio Gabellini, dacché è presidente dell’Alma (fanno ormai quattro anni), di sbagli ne ha commessi in abbondanza, lo ammette lui stesso. Li ha compiuti per inesperienza, superficialità, incostanza, fiducia riposta in cattivi consiglieri, gente (i nomi, facili facili, li conosciamo bene) che è meglio perdere che trovare. Il tutto dettato dalla convinzione altamente errata e fuorviante che il calcio sia una scienza esatta, una realtà gestibile in maniera asettica come un’azienda, e non invece un formidabile mistero, sublime incrocio di logica e casualità, ragione e sentimento, episodi favorevoli e treni perduti. I peccati e le omissioni li ha pagati a caro prezzo e di riflesso li ha fatti patire a tutti noi, a cominciare da una retrocessione, evitabilissima e purtuttavia quasi cercata con perverso masochismo, che ancora grida vendetta. Però, e ciò gli va riconosciuto, ci ha messo sempre la faccia (oltre a parecchi soldi, beninteso), scoprendo il petto al fuoco ostile, a volte cattivo ma spesso giustificato, di una piazza delusa e di una critica (noi in primis) che non poteva tacere di fronte alla sconfortante evidenza dei fatti. Tuttavia, siccome anche nel football l’esperienza insegna ed imparare dal passato aiuta ad affrontare meglio il presente, il vento pare finalmente cambiato anche per il patron granata, che è tornato a toccare vertici di popolarità conosciuti solo all’esordio della sua avventura, allorquando stupì tutti con un attivismo trascinante condito da dichiarazioni di intenti da autentico capo-popolo. Del resto, questa squadra dei miracoli (chissà se pure capace di quello massimo assoluto) è anche e soprattutto sua, avendola egli stesso battezzata con l’imprimatur delle decisioni che contano. E lui se ne sta godendo le imprese come un qualunque tifoso, anzi come il primo dei supporter, garantendo presenza e coinvolgimento continui, passione reale, prese di posizione condivise. Un Gabellini così piace e si fa piacere. Il suo è d’altra parte l’atteggiamento giusto di chi può e vuole realizzare grandi cose. E oltretutto sa di poterlo fare, chè non gli mancano l’intelligenza, l’ambizione e le risorse economiche. Con lui alla guida il ritorno tra i professionisti (per restarci a lungo, ovvio) non sembra più un’utopia e torna ad essere un obiettivo concretamente perseguibile. Forse già da subito, guadagnando il salto direttamente sul campo, acciuffandolo per i capelli tramite i playoff o inventandosi qualcosa per approfittare delle altrui disgrazie estive. Oppure, male che vada, puntandoci con determinazione l’anno prossimo, previo un ulteriore, assai probabile e comunque necessario rafforzamento della compagine societaria. Il fattore decisivo in casa granata è e resta insomma lui. L’unico grazie al quale la parola vincere può davvero significare vinceremo.

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