Vuelle-Cremona, anatomia di una sconfitta figlia della confusione

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30 ottobre 2017

Immagine 10568PESARO – Pesaro ha dominato a rimbalzo, catturandone ben 51 contro i 35 della Vanoli, ha subito ben 27 falli, andando in lunetta per 33 volte contro le sole 11 degli avversari, ha avuto tre giocatori in doppia cifra, con Omogbo che è arrivato al vertice della classifica dei rimbalzisti e della valutazione, Mika che continua ad occupare le prime dieci posizioni in cinque voci statistiche e Moore che potrebbe aver stabilito il record di rimbalzi conquistati da un playmaker in maglia VL, catturandone ben 13, di cui 4 offensivi, statistiche che sommate, hanno consentito alla Vuelle di ottenere 87 di valutazione complessiva, contro il 68 di Cremona.

Tutto bene dunque, Pesaro ha dominato ed ha portato a casa agevolmente i due punti? Manco per idea, anzi la Vuelle, nei 40 minuti, non ha mai dato l’impressione di poter vincere il match, partendo male e finendo peggio, giocando una pallacanestro confusionaria ed individuale, perché i numeri hanno una doppia valenza e si possono leggere anche in maniera differente e sappiamo che in nessuna categoria, si porta a casa una vittoria realizzando una sola tripla sulle 18 tentate o perdendo 17 palloni e recuperandone solamente 5 o distribuendo solo 9 assist contro i 21 dei ragazzi di Sacchetti, che sono stati bravi nel contenere gli esterni biancorossi, concedendo pochissimi tiri puliti ai vari Ceron, Bertone e Monaldi e lo stesso Moore è andato spesso a sbattere contro il muro biancoblu, lucrando poi falli a favore, perché di talento ne ha più dei compagni di reparto.

La morale della favola è che Pesaro non è mai stata avanti nel punteggio, non è mai riuscita ad imporre il suo gioco, ammesso che ne abbia uno, e ha perso con pieno merito, non avendo tra l’altro davanti a sé uno squadrone, ma una squadra di discreto talento, dove i cugini Diener sembrano aver perso lo smalto dei tempi belli e dove a fare la differenza, per una volta, non è stato solo Johnson-Odom, ma Giampaolo Ricci, fresco di convocazione azzurra, ma non certamente un big, a dimostrazione che in questo campionato, a fare la differenza saranno gli italiani, quelli che sono mancati clamorosamente ieri, con Ceron troppo brutto per essere lo stesso che stava viaggiando a 14 punti di media, Monaldi che sembra aver perso le sue sicurezze ed Ancellotti che, nonostante la buona volontà, non sembra fisicamente idoneo alla massima serie, senza voler infierire su Serpilli, che nonostante l’assenza di Little, è rimasto sul parquet per soli due minuti e ci sentiamo di condividere la scelta di coach Leka.

Ma non potendo acquistare in questa fase del mercato giocatori italiani validi, a meno di voler prendere atleti reduci da infortuni, come i vari Lombardi, Campani o Carlos Delfino, dovranno essere i cinque stranieri ad ergersi protagonisti e, in attesa del sostituto di Little, e con il trio Omogbo-Moore-Mika, che bene o male il loro lo stanno facendo, si torna a parlare di uno degli errori principali commessi nella costruzione di questa Vuelle, ovvero l’acquisto di Pablo Bertone, argentino di passaporto, che nel rapporto punti realizzati (5.8) /minuti giocati (27.0) è il peggior straniero del campionato, non una casualità, perché le sue pessime qualità di tiratore erano note e sperare che possa arrivare in doppia cifra, solo con entrate al ferro e tiri liberi è alquanto difficile.

Nelle prossime ore dovrebbe arrivare il sostituto di Little, che non sarà Zac Irvin, che ha rifiutato l’offerta della società, di tornare a Pesaro per un paio di mesi, con la possibilità, a dicembre, di uscire dal contratto senza dover pagare nessuna penale, ma ad Irvin l’Italia non deve avere fatto una bella impressione, se preferisce rimanere fermo, invece di giocare da professionista. Così, arriverà un “gettonaro”, un comunitario in grado di giocare sia da tre, che da quattro, subito pronto all’uso, per debuttare già domenica prossima a Capo d’Orlando, soluzione tampone in attesa che si sblocchino un paio di situazioni, la prima è quella del main sponsor, panacea di tutti i mali, in qualsiasi momento arriverà a togliere la scritta Victoria Libertas dalle canotte, la seconda riguarda la situazione di Cantù, monitorata per sapere se i guai finanziari del suo presidente influiranno sul prosieguo del campionato e se la prima conseguenza sarà la partenza di uno o più americani, che, dopo aver giocato cinque partite, sono diventati ufficialmente “vistati” ed appetibili, per non dover consumare uno dei due visti rimasti alla Vuelle.

I PIU’ …..

Immagine 10565Manny Omogbo: E’ una delle principali cause per cui la difesa biancorossa sembra sempre in ritardo sui tiratori avversari, perché dopo un mese di campionato, continua ad andare dalla parte sbagliata di un raddoppio, ma il suo attacco confusione continua a mandare in difficoltà tutte le difese incontrate e anche Cremona ha faticato a contenere la sua esuberanza, soprattutto a rimbalzo.

Eric Mika: Anche lui è andato in difficoltà in fase difensiva, con la sensazione che non volesse uscire dalla partita causa falli, come era accaduto a Torino, ma in attacco è stato l’unico con le idee chiare, andando a prendersi 13 tiri, come Moore ed Omogbo, ma di qualità superiore.

Rimbalzi: Se i 18 di Omogbo ne certificano la presenza capillare dentro l’area, a fare sensazione sono i 13 catturati da Moore, che ha sfruttato le sue doti fisiche per andare a rimbalzo come e più dei lunghi avversari.

 

… E I MENO DELLA SFIDA PESARO – CREMONA

Tiro da tre: Se l’unica tripla – sbilenca – la mette a segno Omogbo, i conti non potranno mai tornare, con Moore, Ceron e Bertone completamente fuori ritmo, mentre Cremona ha sempre tirato libera, con i piedi per terra.

Marco Ceron: Ce lo eravamo quasi scordato, il Ceron della stagione scorsa, quello insicuro e confusionario, con tiri che non prendono neanche il ferro e soluzioni scellerate, aggiungiamoci la difficoltà in fase difensiva e ci siamo ritrovati con la guardia titolare che scrive zero alla voce punti realizzati.

Diego Monaldi: Il meno otto di valutazione dice molto sulla partita di Monaldi, altro giocatore che aveva iniziato bene il campionato, ma che nelle ultime due partite sembra aver perso le sue sicurezze.

IL MOMENTO DELLA SQUADRA

Coach Spiro Leka ha dichiarato che se si gioca da fighetti, rischi di prenderle da tutte, osservazione giusta, ma che non deve nascondere i problemi tecnici che si porta dietro questa Vuelle, squadra che vive di entusiasmo e di individualità, ma che sembra andare in confusione contro le alchimie difensive degli avversari, che dopo cinque giornate hanno studiato pregi e difetti dei biancorossi. Tutte partono dal raddoppio sistematico su Moore, che playmaker non è, andando in grossa difficoltà quando deve mettere in ritmo i compagni e se Omogbo, ed in parte Mika, riescono menomale a prendersi ugualmente i loro tiri, il discorso cambia, ad esempio, con Ancellotti sul parquet, lungo che deve essere servito coi tempi giusti. Ma anche gli stessi Ceron e Bertone non sono tiratori puri ed avrebbero bisogno di blocchi per liberarsi dai 6.75, altrimenti il capitano comincia quelle serie di forzature senza capo né coda, che ne hanno caratterizzato la carriera e Bertone rimane tristemente ai margini del match.

In fase difensiva il discorso è più complicato ed è “colpa” in gran parte di Manny Omogbo, maestro del basket confusione, quello che in fase offensiva mette in difficoltà gli avversari, che spesso non hanno l’uomo adatto per contenerne l’esuberanza, ma che in quella difensiva mette in difficoltà gli stessi compagni, che lo vedono lasciare completamente libero il suo uomo dopo un raddoppio e non possono contare su di lui neanche in una difesa a zona, che infatti coach Leka sta usando col contagocce, per non rischiare di vedere quelle scene, dove Omogbo è spinto da un compagno verso la parte giusta del parquet.

SPIRO LEKAMa il nigeriano è un ragazzo generoso, che in allenamento si sbatte come in partita, ma che purtroppo fatica ad applicare quello che gli viene insegnato, uno dei tanti problemi da risolvere per Leka ed il suo staff, alle prese con una rotazione che è diventata improvvisamente corta, perché il tentativo di trasformare Serpilli in un giocatore in grado di restare sul parquet per una decina di minuti, non sta funzionando e sperare che il nuovo straniero, quando arriverà, risolva magicamente tutti i problemi, non è realistico e così si dovrà continuare a lavorare duro in palestra, perché l’entusiasmo è bello, ma il basket è uno sport di geometrie, dove uno schema ben eseguito, ti può portare punti e soddisfazioni.

DAGLI ALTRI PARQUET

Rimangono solamente due le squadre imbattute, dopo la sonora sconfitta rimediata da Milano a Sassari, con il Banco di Sardegna che rifila un inaspettato ventello all’Armani, a 10 punti rimangono così Venezia, che sbanca Bologna di un solo punto, al termine di una bella partita e la sempre più sorprendente Brescia, che nel finale ha ragione di una combattiva Brindisi, ancora ferma a quota zero, come Reggio Emilia, battuta senza appello da Trento nel posticipo. A quota otto, insieme a Milano, salgono Avellino, che sabato sera aveva agevolmente superato Cantù e Torino, che espugna Capo d’Orlando solo all’ultimo minuto, mentre Varese batte Pistoia e la affianca a quota quattro punti.

 

 

 

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