L’approfondimento di Pu24. La Torre di Babele: leggenda o (sminuita) palese realtà?

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23 novembre 2017

torre1Babilonia o Babele è una delle città più famose del mondo antico, ed una delle sette meraviglie del mondo antico con i suoi giardini pensili  della regina Semiramide, circondati dalle possenti mura (dai 6 ai 24 metri di spessore). Vi si accedeva da nove grandiose porte, di cui delle quattro scoperte, la più bella era quella dedicata alla dea Ishtar, rivestita con mattoni smaltati d’azzurro e bassorilievi raffiguranti tori, leoni e draghi con la testa di serpente.  Babilonia, il cui nome deriva dall’accadico (antico popolo semitico che, insieme ai sumeri, diede vita alla prima civiltà mesopotamica) Babilu, significa “porta del dio”, o Babilani “porta degli dei”. Sorgeva sull’Eufrate, a 80 km a sud dell’odierna Baghdad, e secondo la tradizione fu fondata da Sargon di Accad, ma forse egli ampliò un villaggio di epoca sumera dove il centro della città comprendeva il grande palazzo di Nabucodonosor II° (605-562), le rovine del tempio di Marduk e la zigurrat Etemenanki, che è la Torre di Babele della Bibbia. Con una base quadrata di 90 metri di lato, la Torre si innalzava con otto piani all’altezza di 90 metri che sosteneva un santuario (shahuru) nella quale viene riconosciuto il tempio della cima. I viaggiatori e i pellegrini giunti ai piedi di questa mole in mattoni cotti e bitume, ne contemplavano l’accumularsi ma al tempo stesso l’ordine perfetto, e fra questi viaggiatori c’erano Diodoro Siculo, Harpocitrione di Alessandria e Erodoto di Alicarnasso che si trovò a Babilonia verso l’anno 460 a.C., e che il racconto che segue ci ha conservato indicazioni precise che l’archeologia moderna ha riconosciuto ben fondate. Alla relazione del suo viaggio, appartiene questo passo: “In mezzo al santuario (di Zeus-Belo) era costruita una torre di uno stadio di lunghezza e uno di larghezza. Su questa torre ce n’era un’altra, e poi un’altra ancora e così otto torri, sempre una sull’altra. All’esterno e circolarmente c’era un luogo per riposarsi, dove quelli che salivano si sedevano e si riposavano. Nell’ultima torre c’è un grande tempio e nel tempio si trova un grande letto, riccamente ornato, e accanto una tavolo d’oro. Non vi si trova nessuna immagine. Nessuno vi passa la notte se non una donna del paese designata dallo stesso dio. Questo è ciò che raccontano i Caldei, che sono i sacerdoti di questa divinità”.

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La parola ziggurat, che designa alcune torreggianti strutture mesopotamiche, deriva dal verbo babilonese zagaru, che significa “essere alto, essere elevato”. Contrariamente al racconto biblico della Torre di Babele (Genesi 11:1-9), tali torri non avevano l’intenzione di dare l’assalto al cielo, bensì di elevare le menti e i cuori alla contemplazione del soprannaturale e, contemporaneamente, fornire agli dei una scala per scendere sulla Terra. Dice Alfred Jeremias: “L’intero universo è visto come animato ad un’unica vita, cosicché si riconosce un’armonia fra le modalità dell’Essere e del Divenire dei mondi superiori e inferiori. Il pensiero che informa il modo di sentire il mondo dei Sumeri è come sopra, così sotto. Da ciò derivano due direzioni di movimento spirituale: il Sopra scende, il Sotto si innalza. Il simbolo spaziale di questo sentimento del mondo è la torre del tempio sumerico a gradini con i suoi vari nomi cosmologici. I gradini della torre corrispondono ai diversi livelli di dottrina dei vari stadi del mondo superiore. […]. Conformemente a questa visione del mondo, l’ordine terrestre corrisponde a quello celeste. Ogni re-sacerdote nel suo regno è per grazia divina una perfetta immagine della divinità. […]”.

torre4L’antica idea sumerica di stadi o livelli di manifestazione universale della divinità, raffigurati negli zigurrat  e corrispondenti ai gradi di manifestazione della coscienza umana, è sopravvissuta, attraverso molte trasformazioni, mitiche e architettoniche, non solo per tutta l’antichità, ma anche in Oriente, fino ai giorni nostri. E non solo gli dei erano di maestà disuguale; la sostanza stessa della montagna cosmica diveniva via via più densa e meno luminosa man mano che dalla sommità si scendeva al piano della terra. Queste torri che dominano le città babilonesi erano manifestazioni di politeismo e il monoteismo ebraico doveva conseguentemente condannarle. Questa tradizione dell’edificio sacro elevato verso il cielo, alla cui origine vi era senza dubbio il desiderio di avvicinarsi alla potenza divina e di canalizzarla verso la terra, si è convertita nel suo opposto nella rivelazione biblica: la Torre di Babele è divenuta l’opera dell’orgoglio umano, il tentativo dell’uomo di alzarsi fino alla divinità e, sul piano collettivo, della città che si leva contro Dio.

Per questa ragione Jahvè (nome proprio in ebraico con cui viene indicato, nell’Antico Testamento, il dio nazionale del popolo ebraico) disperse i suoi costruttori: “Allora tutta la terra aveva un medesimo linguaggio e usava le stesse parole. Ora, avvenne che, emigrando dall’Oriente, trovarono una pianura nella regione del Sennaar e vi abitarono. E dissero gli uni agli altri: <Su, fabbrichiamo dei mattoni e cuociamoli al fuoco>. E si servirono di mattoni invece che di pietre e di bitume in luogo di calce. E dissero: <Orsù, edifichiamoci una città e una torre con la cima che guarda verso il cielo. Fabbrichiamoci così un segno di unione, altrimenti saremo dispersi sulla faccia della terra”. Ma il Signore scese a vedere la città e la torre, che i figli degli uomini costruivano, e disse: “Ecco, essi sono un popolo solo e hanno tutti un medesimo linguaggio: questo è il principio delle loro imprese. Niente ormai impedirà loro di condurre a termine tutto quello che verrà loro in mente di fare. Orsù dunque, scendiamo e proprio lì confondiamo il loro linguaggio, in modo che non s’intendano più gli uni con gli altri”. <Così il Signore di là li disperse sulla faccia di tutta la terra ed essi  cessarono di costruire la città, alla quale fu dato il nome di Babele, perché ivi il Signore aveva confuso il linguaggio di tutta la terra e di là li aveva dispersi pel mondo intero>.

LA TORRE DI BABELE È IL SIMBOLO DELLA CONFUSIONE

torre5Il termine stesso Babele deriva dalla radice semitica bbl che vuol dire confondere. L’uomo presuntuoso vuole innalzarsi smisuratamente, ma gli è impossibile superare la condizione umana. La mancanza di equilibrio provoca confusione a livello terreno e divino. Il racconto biblico della torre di Babilonia si trova alla fine dei capitoli sulle origini dell’umanità e precede la storia dei patriarchi, svolta in modo più circostanziato, meno mitologico e più cronologico. Costituisce una sorta di conclusione, al termine di questa prima fase della storia dell’umanità, caratterizzata dalla progressiva formazione dei grandi imperi e delle grandi città. E’ strano che siano un fenomeno e una catastrofe sociale a segnare la fine tale periodo: la storia della Torre di Babele, commenta Georges Casalis, mostra come l’orgoglio e l’idolatria nazionalistici distruggano le società umane, attirando su di esse rovina e discordia. La confusione di Babele è, si potrebbe dire, il castigo della tirannia collettiva, che a forza di opprimere l’uomo fa esplodere l’umanità, dividendola in frazioni ostili; una società senza anima e senza amore, è votata alla dispersione: l’unione può derivare solo da un nuovo principio spirituale e da un nuovo amore.  Roland de Vaux, infine, considera che il castigo di una colpa collettiva, al pari di quella dei primi genitori, è sempre una colpa dovuta alla mancanza di misura.

 

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