Vuelle troppo fragile per la fisicità di Trento. Si attende il rinforzo Taylor Braun

VUELLE CONTRO TRENTOPESARO – In questa stagione, se si giocasse altre dieci volte il match tra Trento e Pesaro, sarebbe sempre la Dolomiti Energia ad avere la meglio sulla Vuelle, non perché i trentini siano uno squadrone imbattibile, anzi, se dobbiamo dirla tutta, non è che gli uomini di coach Buscaglia ci abbiano impressionato più di tanto e speriamo che sabato prossimo, facciano del loro meglio per superare Capo d’Orlando. Trento vincerebbe sempre, semplicemente perché è una delle squadre più fisiche del campionato e questa versione della Vuelle, soffre terribilmente la differenza di chili, che non le permette di vincere nessun duello, cominciando da Clarke e finendo con Mika, ma non è che i vari Ceron, Bertone ed Omogbo se la passino meglio, sempre soverchiati dal punto di vista fisico negli uno contro uno, battuti ogni volta che un avversario si avvicina al ferro.

Eppure per 15 minuti, la difesa pesarese aveva, se non funzionato, messo almeno il bastone tra le ruote all’attacco trentino, fermo a soli 15 punti realizzati nel primo quarto e fino al 25 a 21, la Vuelle era riuscita ad applicare il piano partita, alternando la difesa a zona a quella individuale, cercando di coprire tutte le linee di passaggio, anche se a dire il vero, Trento tirava ugualmente da tre coi piedi per terra, finendo però per fallire tutte le conclusioni. Poi, puntuale, è arrivato il tracollo, più emotivo che fisico, con tutti i biancorossi che hanno smesso di giocare di squadra ed hanno iniziato a giocare uno contro uno, che proprio per la differenza fisica, non ha nessuna possibilità di essere lo schema vincente, il parziale di 16 a 0 che ne è conseguito è stato devastante e giàù da quel momento, Trento aveva la sicurezza di risalire in pullman con i due punti in tasca.

Ma perché continuano a capitare questi blackout? Semplicemente perché, chi deve gestire il gruppo non è in grado di farlo, o meglio, ci mette anche tutta la buona volontà senza riuscirci, coach Leka non si capacita di come i suoi giocatori siano arrivati alla fine di marzo e continuino ad accusare queste battute a vuoto, noi non ci capacitiamo invece, del fatto che nessuno abbia voluto risolvere questa pratica, la più semplice da sbrogliare, anche dal punto di vista economico, con la soluzione interna di promuovere Cedro Galli ad head coach, che non avrebbe costi aggiuntivi per le casse biancorosse. Coach Leka, non è riuscito a dare un’identità a questa Vuelle, che finché aveva tra le proprie fila Dallas Moore, almeno si inventava qualcosa di diverso, con il play mancino, che i suoi 20 punti a partita li segnava comunque, e, alla domanda che subito si erano posti i tifosi, su chi avrebbe segnato quei 20 punti al posto suo, la risposta è semplicissima: nessuno, come si è visto ieri sera, quando Pesaro era ferma a soli 41 punti realizzati dopo tre quarti di gioco, ma oltre ai punti, manca quel giocatore capace di prendersi 15 tiri a partita, che può sembrare semplice, ma non lo è affatto, perché quelli che si è preso ieri sera Omogbo, non si possono definire tiri, ma conclusioni verso il ferro, prese semplicemente perché aveva il pallone tra le mani e non sapeva cosa farne, lanciando così sei missili terra-ferro, verso il canestro avversario, scordandosi completamente di giocare dentro l’area, dove comunque quando si è presentato, è riuscito a combinare qualcosina, catturando anche 10 rimbalzi, che avrebbero potuto essere anche il doppio, se non avesse stazionato sempre a sette metri dal ferro, proprio l’apporto di Omogbo è la cartina di tornasole del lavoro svolto in questi sei mesi da Spiro Leka, perché il rendimento del nigeriano è addirittura peggiorato rispetto allo scorso settembre e stiamo parlando dell’unico giocatore biancorosso che non andrebbe in sofferenza dal punto di vita fisico, ma purtroppo Manny è un’anima errante, uno che ha la sua visione di gioco e che andrebbe indirizzato in maniera diversa, invece di permettergli quel gioco anarchico, che porta più discussioni che punti, se ci fate caso, ogni volta che Omogbo ha giocato più disciplinato, la Vuelle ha portato a casa la vittoria o ci è andata molto vicina, mentre con Omogbo vagante per il campo, tipo Walking Dead, Pesaro ha sempre rimediato sonore legnate e dopo 23 giornate non è più un caso, ma casomai un caso da risolvere per un allenatore più esperto di quello che sta attualmente sedendo sulla panchina biancorossa.

 

I PIU’ …….

Primo quarto: Pesaro applica il piano partita, difende e si prende buone conclusioni offensive, risultato: 17-15 e discrete sensazioni, ma poi sono arrivati gli altri tre quarti di partita.

Tiri liberi: In mezzo a statistiche orribili, Pesaro tira col 100% dalla lunetta, ma poi ci accorgiamo che ha tirato solo 4 liberi e non c’è tanto da rallegrarsi.

 

….. E I MENO DELLA SFIDA PESARO – TRENTO

Rotnei Clarke: Gli manca terribilmente una spalla che gli porti via l’uomo, come accadeva l’anno scorso con Thornton, perché se viene sempre raddoppiato, è costretto a prendersi conclusioni forzate da sette metri, che hanno poche possibilità di finire dentro la retina, ma in ogni caso, è ancora lontano dal rendimento della scorsa stagione.

Tiro da tre: 6 su 30, per una percentuale del 20% che non può essere tollerata nel campionato di serie A.

Rimbalzi: 44 a 32 per Trento, che domina dal primo minuto, riuscendo a garantirsi una marea di seconde occasioni offensive, che l’hanno tenuta a galla, nei rari momenti di difficoltà.

Falli subiti: Appena 13 in 40 minuti, come si può constatare dai soli 4 liberi tentati, d’altra parte, se tiri solo da fuori e non cerchi mai l’entrata o il servizio dentro ai lunghi, non puoi pretendere che l’avversario ti regali falli a favore.

IL MOMENTO DELLA SQUADRA

Ario Costa (Foto Filippo Baioni)

Ario Costa (Foto Filippo Baioni)

E’ attesa in queste ore, la firma di Taylor Braun, ala di 2 metri, che prenderà il posto di Dallas Moore, anche se il ruolo è completamente differente, perché finalmente, lo staff biancorosso ha capito di dover ricoprire il buco nello spot di ala piccola. La scelta è ricaduta su di lui, anche per motivi economici, dato che Tony Mitchell e Durant Scott avevano chiesto ingaggi superiori e a dare una bella mano a Stefano Cioppi nella scelta, è arrivata anche la tempistica, dato che la G-League, campionato dal quale proviene Braun, ha concluso la sua regular season e tutti i giocatori che non faranno i playoff, sono liberi di accasarsi altrove, evitando così di dover pagare il buyout, per acquisirne i diritti, soldi che ad esempio, avevano impedito alla stessa Vuelle di provare ad ingaggiare lo stesso Mitchell un mesetto fa, quando era comunque chiaro che Pesaro non si sarebbe salvata con quel roster.

Braun è un’ala piccola di due metri, un mestierante, senza nessuna dote particolare, capace comunque di rendersi utile anche in fase difensiva ed è proprio questa caratteristica ad aver inciso sulla scelta, dal punto di vista offensivo, porterebbe in dote una discreta percentuale da tre (39% in stagione), una buona attitudine al rimbalzo, una visione di gioco non comune per quel ruolo e la capacità di adattarsi ad ogni situazione, potendo giocare anche qualche minuto da numero quattro e qualche minuto da guardia atipica. Dall’altra parte dell’Oceano, uno con le sue caratteristiche, viene apprezzato per la sua capacità di rendersi utile, senza essere un mangia palloni, insomma il classico uomo squadra, ma in Italia, uno straniero deve essere capace di essere protagonista e, l’unica volta che ha messo piedi fuori dagli States, Braun lo ha fatto per giocare nel campionato belga, dove è stato compagno di Clarke, non proprio il top del Vecchio Continente, con la speranza che in Italia, riesca a rendere al meglio, dal punto di vista fisico non dovrebbe avere problemi, dato che ha giocato tutte le 45 partite della regular season, l’ultima domenica scorsa, il problema casomai, è riuscire a firmarlo in tempo, dato che, con la giornata di campionato anticipata al sabato per la Pasqua, si dovranno sbrigare tutte le pratiche entro giovedì a mezzogiorno, per poterlo schierare sabato sera a Varese, trasferta dove la Vuelle, ha una delle ultime possibilità di fare punti fuori dall’Adriatic Arena.

DAGLI ALTRI PARQUET

Milano resta da sola al comando della classifica, grazie alla bella vittoria ottenuta ad Avellino, l’Armani stacca Venezia, che causa qualche assenza di troppo, non riesce ad espugnare il parquet di Pistoia, che con questi due punti abbandona prepotentemente la zona pericolo, risale posizioni Brescia, che non senza faticare, aveva espugnato Capo d’Orlando nell’anticipo, mentre al quinto posto, rimane da sola Bologna, vittoriosa contro Brindisi. A quota 24, in piena lotta per un posto playoff, ci sono quattro squadre: Trento, Cantù, che supera Torino al fotofinish nello scontro diretto, appaiandola in classifica e Sassari, rimasta al palo, dopo la battuta d’arresto casalinga subita da Varese, in una ventitreesima giornata che si chiuderà il 18 aprile, con il match tra Reggio Emilia e Cremona, posticipato per gli impegni europei della Grissin Bon.

 

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