Vuelle sempre grigia: si resta aggrappati a un filo fragilissimo

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23 aprile 2018

Immagine 8608PESARO – Si sta come d’autunno, sugli alberi le foglie, aspettando l’inevitabile, quel colpo di vento che ti farà cadere per terra, neanche troppo violento, perché basterà una bava di brezza per lasciare quel ramo a cui ti sei avvinghiato negli ultimi cinque anni, ma che ormai non ha più la forza per sorreggerti, troppo consumato dalle tante intemperie subite nell’ultimo lustro, dove coloro che dovevano seminare per i periodi brutti, non hanno avuto la forza ed il coraggio di spendere tutto quello che avevano, sperando nell’ennesima clemenza della sorte, che non può sempre arriderti e che prima o poi ti presenta il conto.

Siamo ancora attaccati al ramo, solo perché Capo d’Orlando non è riuscita a superare Avellino, portando però la partita al supplementare, dopo aver effettuato una grande rimonta, perdendosi solo negli ultimissimi secondi, contro quella Sidigas che sette giorni fa aveva spazzato via la Vuelle e se dovessimo giudicare il momento delle due squadre, da questi due match, non c’è tanto da stare allegri, ma non c’è da essere contenti, nemmeno dopo aver visto ieri pomeriggio l’incontro con Cantù, in una partita dove Pesaro non ha mai dato l’impressione, non diciamo di poterla vincere, ma almeno di andarci vicino, con il solito break micidiale subito in gran parte per colpa tua, perché i break arrivano non perché difendi male, ma perché attacchi malissimo, perdendo una marea di palloni senza grossi meriti della difesa altrui e forzi tante, troppe conclusioni allo scadere dei 24 secondi, consentendo agli avversari di correre e costruire canestri facili facili e se lo fai contro la più brava del campionato a giocare in velocità, il risultato è già scritto.

Naturalmente, non si può assolvere la difesa in questo processo, perché ormai i 90 punti subiti sono una costante, non essere riusciti ad allestire una zona decente, va iscritto nei capi d’accusa, non essere riusciti ad allestire una zone press, per non far ragionare il play avversario, non può essere giustificato dopo 27 giornate, anche se al Dna difensivo di questa Vuelle mancano un paio di filamenti, quelli che rispondono al nome di Omogbo e Ceron, due casi ormai conclamati e dai quali partono la maggior parte dei problemi irrisolti da ambo i lati del parquet.

Gli striscioni dell'Adriatic Arena con Cantù (Foto Filippo Baioni)

Gli striscioni dell’Adriatic Arena con Cantù (Foto Filippo Baioni)

Si va dunque, con malcelata rassegnazione, verso l’inevitabile, quello che ormai hanno capito anche le 4200 anime che anche ieri, hanno rinunciato alla prima vasca in Viale Trieste, per presentarsi all’Adriatic Arena, dove una volta ci sarebbero stati sonori fischi alla fine del match, che invece si è chiuso nel silenzio, perché non c’è più neanche la forza di prendersela con qualcuno, si sopporta in silenzio, aspettando che la classifica certifichi quello che racconterà il calendario nelle prossime tre giornate, quello che vedrà la Vuelle andare domenica prossima a Milano, quella successiva ospitare Venezia e nell’ultima giornata recarsi a Sassari, tre partite dal pronostico praticamente scritto, mentre dopo aver visto Capo d’Orlando in queste ultime giornate, le sfide della Betaland contro Venezia, Cantù e soprattutto Cremona, non sono così scontate, ma anche se le perderà tutte e tre, se lo può anche permettere, dato che la differenza canestri è a suo favore.

Siamo ancora attaccati al ramo, forse lo saremo anche tra una settimana, ma l’alta pressione prima o poi cederà il passo ad una perturbazione, arriverà un colpo di vento e si cadrà a terra, rimpiangendo i bei tempi, quelli dove eri una foglia orgogliosa, verde di speranza, con tante persone che ti ammiravano, mentre negli ultimi anni, sei ingiallita inesorabilmente, perdendo quel fascino che ti contraddistingueva, finendo per essere una delle tante, che alla fine cadrà nel cumulo, insieme a tante altre che ti hanno preceduto, sperando che il ciclo vitale della natura, faccia il suo corso, riportandoti fiera ed orgogliosa al tuo posto, sull’albero più bello e più alto del parco, ma ci vorrà tempo e pazienza, perché non ti regalerà niente nessuno e dovrai trovare delle persone dotate di buona volontà e di un concime costoso, per riportarti in cima, col serio rischio che non tutto funzioni a dovere e che per tanto tempo, sarai solo una foglia come le altre, in un alberello di seconda fascia, con vista sul parco, senza però poterlo raggiungere e toccarlo, rimpiangendo amaramente, di non aver fatto tutto il possibile per non cadere a terra.

I PIU’…..

Rotnei Clarke: Sette triple a segno per Clarke, che dopo un primo quarto senza acuti, ritrova le sue conclusioni, quelle da sette metri ed oltre, quelle dove la difesa può farci pochino, ma anche in difesa non ha demeritato, confermando come, una volta ritrovata la forma fisica ideale, rimanga sempre un giocatore determinante.

Pablo Bertone: Partito fortissimo, si è un po’ smarrito nel momento topico, quello del break del secondo quarto, ma alla fine si è preso lo stesso numero di conclusioni (15) di Clarke, perché, mentre i compagni si nascondevano, Pablo ha continuato a prendere le sue iniziative.

Andrea Ancellotti: Non è facile, per un centro con le sue caratteristiche, produrre punti in questa Vuelle, dato che di pick and roll se ne vedono sì e no un paio a partita, ma Andrea non si è mai demoralizzato, cercando di rendersi sempre utile, con i rimbalzi e le stoppate, poi pretendere che riesca a contenere un centro atipico come Burns è chiedergli troppo.

 

…… E I MENO DELLA SFIDA PESARO – CANTU’

Tiro da tre: Clarke 7 su 11, il resto della Vuelle 2 su 23, con il solo Bertone a segnarne un paio, mentre gli altri hanno continuato imperterriti, a colpire tutti i ferri dei due canestri dell’Adriatic Arena.

Tiri liberi: Se ne sbaglia due, anche uno sempre preciso come Clarke, il 68% dalla lunetta diventa inevitabile.

Taylor Braun: Non si è preso tutte le iniziative che avrebbe dovuto, non cercando mai l’entrata, per accontentarsi di sterili conclusioni dall’arco, in questa Vuelle deve essere il secondo violino, dando un’alternativa a Clarke

IL MOMENTO DELLA SQUADRA

OMOGBOForse sarà anche vero, che parliamo troppo di Omogbo, ma non è solo colpa nostra, dato che facciamo fatica a non commentare la partita del nigeriano contro Cantù, quella che se leggi solo le statistiche, non sembra neanche giocata malissimo, con il suo 22 di valutazione, frutto di 10 punti e 8 rimbalzi, ma avendola vista dal vivo, ci sono rimaste impresse le sue “prodezze”, con la perla della caduta solitaria in contropiede a metà campo, quelle che ti fanno chiedere, se non fosse stato il caso di cederlo, quando a metà campionato, un paio di squadre estere ne richiedevano i servigi, cessione che avrebbe fatto entrare nelle casse della Vuelle qualche soldino, spendibile magari per un numero quattro vero. Ma alla fine del girone d’andata, non se la sono sentita di cedere l’allora miglior rimbalzista del campionato, anche se onestamente, i difetti di Omogbo erano già venuti tutti a galla, compresa quell’ignoranza tattica, che fa sì, che a tre giornate dalla fine, passi ancora diversi minuti a giustificarsi con l’allenatore, cercando di spiegare il motivo per cui il suo uomo sia sempre libero o perché, dopo aver preso un rimbalzo offensivo, invece di guardare il ferro, esca dall’area e passi il pallone ad un compagno. Coach Galli gli ha fatto trascorrere tutto il terzo quarto in panchina punitiva, ma ormai ci sembra che Omogbo conti solo i giorni che lo separano dalla partenza da Pesaro, infischiandosene di cosa accadrà in riva ta m Foglia, pronto al secondo round della sua carriera, che crediamo proseguirà in qualche lega asiatica, dove la difesa è un optional e contano solo punti e rimbalzi.

Questa giornata ha visto Venezia tornare in vetta, dopo la sconfitta dell’Armani a Brescia e l’Umana difficilmente si lascerà sfuggire l’occasione di giocarsi il primo posto all’ultimo turno, nel match casalingo proprio con Milano, con buona pace di chi pensava, che i lagunari si presenteranno a Pesaro tra quindici giorni, privi di motivazioni e considerando che tra una settimana, la Vuelle si recherà a Milano a prendere il ventello d’ordinanza, non ci rimane che sperare nell’ultima giornata, quando andremo a Sassari, contro un Banco di Sardegna, che attualmente sarebbe fuori dai playoff e che nei prossimi due turni dovrà andare ad Avellino e Trento, ma è doveroso dare un’occhiata anche al cammino di Cremona, campo dove Capo d’Orlando si dovrà recare il 9 maggio, con la Vanoli che attualmente ha gli stessi punti di Sassari e che nelle prossime due giornate ospiterà Brescia e andrà a Varese, con il serio rischio che entrambe le squadre arrivino alla trentesima giornata già fuori dai giochi, ma non bisogna dimenticare, che tutto potrebbe finire anche tre giorni prima, la sera di domenica 6 maggio, quando Capo d’Orlando ospiterà Cantù e non siamo così sicuri che la Red October riesca ad espugnare il parquet siciliano, regalando così alla Betaland, con un giornata d’anticipo, la permanenza in serie A.

DAGLI ALTRI PARQUET

Torna al primo posto Venezia, brava ad espugnare un parquet sempre ostico come quello di Sassari, mentre Milano deve cedere il passo ad una Brescia ormai splendida realtà del nostro campionato, con la Germani che si mantiene al terzo posto, con due punti di vantaggio su Avellino, che passa solo al supplementare a Capo d’Orlando, tutte e quattro le formazioni sono già matematicamente ai playoff, obiettivo praticamente già raggiunto anche da Trento, dopo la netta vittoria su Pistoia nel posticipo. Per gli ultimi tre posti, la lotta è apertissima, dato che insieme a Cantù, a quota 28, ci sono anche Varese e la Virtus, dopo il blitz dell’Openjob Metis proprio a Bologna, anche se la Segafredo ha mantenuto la differenza canestri a proprio favore, mentre a quota 26, la Vanoli raggiunge Sassari, dopo la netta vittoria ottenuta a Brindisi, in una ventisettesima giornata che si chiuderà stasera col posticipo tra Torino e Reggio Emilia, partita che sancirà l’esclusione dai playoff, di chi ne uscirà sconfitta.

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