SPECIALE CULTURA: “Giovanna di Castiglia: ma davvero era una regina pazza?”

giovanna

Giovanna di Castiglia

E’ stata una delle donne più misteriose, reticenti ed ambigue donne della storia del XV secolo. Una donna coraggiosa e sfortunata, una vittima utilizzata, per tutta la sua vita come un semplice strumento politico, dal padre, dal marito e infine dal figlio e che non accettò mai di assoggettarsi al loro potere. Cosa c’è di vero nella passione di Giovanna per suo marito, Filippo il Bello, da vivo ma anche da morto? Perché quel suo vagare di luogo in luogo, trascinando con sé la salma ormai imputridita, senza mai donargli una degna sepoltura? Certamente Giovanna, madre di sei figli, era una figura alquanto enigmatica. La sua storia è senz’altro una delle più drammatiche della storia medievale: era folle per amore oppure era una donna emancipata e intelligente, oppressa dal dovere di stato e da quelle norme morali e sociali che non riusciva ad accogliere? Terza figlia di Isabella di Castiglia e Ferdinando d’Aragona, “I re cattolici”, nacque a Toledo nel 1479, alle nove di sera del 6 novembre e sei giorni dopo, appena battezzata, suo padre la presentò ufficialmente alle cortes (rappresentanti delle città, nobiltà e clero) riunite nella cattedrale di Sant’Ildefonso. Aveva capelli scuri, labbra tumide, carnose, fronte ampia e un leggero strabismo all’occhio sinistro (ereditato dal padre), e a lui molto affezionata. Era una bambina scortese che si esprimeva però con chiarezza e fermezza, e dai suoi maestri ritenuta la più intelligente dei figli dei re; parlava correntemente il castigliano, il francese e il latino ed inoltre suonava il flauto e il clavicordio (strumento a tastiera).

Questo slideshow richiede JavaScript.

Era ossessionata dalla madre, e di lei si era costruita una immagine fortissima della invincibile guerriera, ovunque raffigurata con una lunga spada fra le mani, l’elmo e la corazza. Man mano che cresceva il suo carattere si irrigidiva, rifiutando di partecipare alle cerimonie pubbliche con i genitori e scherniva le dame di corte, preferendo la compagnia delle moresche (i mori), quasi esageratamente, e verso l’età dei quattordici anni era diventata ancora più taciturna, preferendo rimanere da sola e interrompendo quasi del tutto i rapporti con la madre Isabella. Crebbe così nel restrittivo ambiente cattolico della corte spagnola e già in giovane età manifestò ripudio per quel clero, responsabile di processi e roghi, rivelando un deciso spirito di opposizione e indipendenza all’uso materno della religione. Comunque mai nessun monarca, prima dei re cattolici, aveva allestito tanto efficacemente la politica internazionale utilizzando le proprie cinque figlie come merce di scambio, e Giovanna rientrava in un disegno più ambizioso che riguardava Massimiliano I d’Asburgo, padre e tutore dell’arciduca Filippo, come coronamento di un matrimonio che potesse far confluire un’ intesa tra la Spagna e i Paesi Bassi, già felicemente basata su rapporti commerciali esistenti e floridi. L’ambasciatore di Venezia, Vincenzo Querini, aveva descritto il futuro marito Filippo detto il Bello, ai re di Spagna “fisicamente bello, svelto e vigoroso”.

fillippobello

Filippo Il Bello

Muscoloso, aveva lunghi capelli biondi e occhi celesti, pochi denti, e Giovanna la sua sposa, era più alta di lui, inoltre rideva scompostamente, ed era superbo, spigliato e sicuro di sé.L’incontro tra l’inesperta diciassettenne e il vibrante giovanotto fu tanto ardente, da pretendere una sbrigativa e frettolosa benedizione prima di ritirarsi in uno sconosciuto casino di caccia fuori le mura. Ma la notizia della morte del fratello Giovanni aveva però spezzato quel dorato sogno di felicità di Giovanna, che assente Filippo, subì un attacco di nervi e, con altissime urla, si era gettata a terra picchiando i pugni sul pavimento. Gli stessi cortigiani avevano riferito che la granduchessa aveva le bave alla bocca: “come una pazza”.

Intanto il 15 ottobre 1498, un fatto allarmante aveva complicato i già tesi rapporti tra i Re Cattolici e il genero: senza avvertirli Filippo aveva permesso alle truppe francesi di passare sul suo territorio per andare a scontrarsi con l’Imperatore Massimiliano, suo padre. Giovanna non scriveva più al proprio marito e si era saputo che era incinta del marito che la trascurava, e che spesso la insultava davanti alla corte. Allarmata per la salute spirituale della figlia, la madre Isabella inviò due uomini di fiducia incaricati di avvicinare Giovanna e sondarne l’animo. La principessa era stata trovata smagrita, pallida e muta e, seduta nel vano di una finestra, fissava cupamente il giardino. Venne riferito alla regina madre che la giovane donna era in preda a una gelosia, e che era del tutto disinteressata a ciò che le accadeva intorno. Dopo la nascita di Eleonora, la primogenita, Giovanna diede alla luce un maschio, tanto atteso e indispensabile per ottenere autorevolezza, privilegi e rispetto: il bambino era stato chiamato Carlo, il futuro grande imperatore del Sacro romano impero Carlo V.

Mentre era incinta per la terza volta di Isabella, Giovanna aveva ricevuto la notizia che sarebbe stata regina di Spagna. Aveva compiuto ventun anni ed era sposata da quattro e dopo un breve periodo di euforia, era di nuovamente confusa e sfiduciata. La nascita di un maschio non aveva giovato al suo ruolo, in quanto il marito Filippo non le aveva riservato alcun posto di riguardo. La teneva all’oscuro di tutto, non la informava sui suoi rapporti con Isabella e Federico, suoi suoceri, e i conflitti con Giovanna diventavano così sempre più litigiosi arrivando a scontrarsi davanti a tutti, senza controllo, cadendo in uno stato di prostrazione spaventoso. I medici l’avevano trovata in pessime condizioni fisiche e psichiche: era di un mutismo assoluto, non dormiva e non rispondeva a nessuna domanda e se cercavano di farle ingurgitare del cibo, subito dopo vomitava. Aveva improvvisi scoppi d’ira, e per giorni e notti si appoggiava ad un cuscino rimanendo con lo sguardo fisso, come in trance.

Si riteneva che le cause principali fossero da attribuire a nuove gravidanze: era nato un altro maschio che chiamarono Ferdinando, come il nonno, ma nacquero anche Maria e Caterina. Di volta in volta Giovanna veniva dipinta come una stravagante signora con manie di grandezza, una moglie che tentava di emergere dalle prevaricazioni palesi dell’arrogante marito, una poveretta coi nervi spezzati dalle tante gravidanze, dalla gelosia e forse da qualche tara ereditaria. Il carattere turbolento e poco ortodosso di Giovanna fece si che la madre la considerasse quasi eretica e quindi non nel pieno delle sue facoltà mentali ed è forse per questo che Giovanna vide sempre nel matrimonio con Filippo d’Asburgo una via verso la libertà, cosa che provocò l’amore e la gelosia ossessionante verso il marito. Giovanna non aveva ancora fatto in tempo a rivedere i suoi figli che le giunse notizia che Filippo aveva un’amante, di cui era vistosamente invaghito. Con lucida e frredda determinazione la principessa aveva fatto spiare la dama dalle moresche, ed una volta individuata la giovana bionda, con un paio di forbici la tosò completamente, oltre a vistosi tagli sulle guance.

Nel 1504 la regina Isabella stabilì nel proprio testamento che alla propria morte Ferdinando avrebbe dovuto restituire la corona alla figlia Giovanna, andando così a intralciare il grande progetto politico del Re d’Aragona. Ferdinando riuscì a tenere la reggenza del regno di Castiglia sfruttando però le accuse di follia rivolte alla figlia, ma alla morte della madre, il 26 novembre 1504, Giovanna diventò così regina di Castiglia, Léon, Granada, Toledo, Galizia, Siviglia, Cordova, Murcia, Jaén, Algarve, Algericas, Gibilterra e Isole Canarie, Indie e terre ferme dell’oceano, principessa di Aragona, di Sicilia e di Gerusalemme, signora di Biscaglia e di Molina. Di lì a poco arrivò, improvvisa, anche la morte di Filippo, nel 1506 e il canonico di Calahorra e Siguenza, don Pedro de Torres, nei suoi Apuntamientos scriveva: “Il giorno 25 settembre 1506, a Burgos, è morto don Filippo. Dicono che fosse un gran mangiatore e bevitore, che fosse dedito ad amorazzi con le donne, che ogni notte si procurasse delle serve, purché vergini, che tenesse sua moglie prigioniera, che non permetteva a nessuno di vederla, e non le faceva né vedere né firmare carte di governo e documenti importanti. […] E’ morto di male al petto. Aveva regnato in Spagna quattro mesi.[…]

Da qui in poi iniziò la grande tragedia di Giovanna: il 1° novembre 1506, trentasei giorni dopo la morte di suo marito, Giovanna era a sentire messa alla certosa di Miraflores, e qui aveva ordinato alla scorta di riaprire il feretro e, sconvolto dall’agghiacciante richiesta, il vescovo di Burgos consegnò le chiavi dei lucchetti che sigillavano il sacello del principe. Era seguito uno spettacolo raccapricciante: inginocchiata presso la bara spalancata, Giovanna si era chinata sul cadavere, ricoprendo la salma di teneri baci e lacrime e chiamando il marito con i nomi più cari. Toccava freneticamente il cadavere, forse per baciarlo, o forse per controllarne l’integrità e quei gesti avevano ingigantito le voci della follia di Giovanna. E per esaudire il desiderio del marito di essere sepolto a Granada, Giovanna aveva insistito e ottenuto di portare con sé la bara di Filippo, ma prima aveva ordinato che fosse ancora una volta riaperta per testimoniare l’identità della salma ai vescovi, agli ambasciatori del papa e di Ferdinando. Ma costoro riconobbero a fatica il principe, diventato un raccapricciante fantoccio, e con la scomparsa di Filippo Giovanna si era ridotta ad una confusa creatura senza più alcun contatto con la realtà. Ogni giorno veniva celebrata una messa funebre, mentre la regina trascorreva quasi l’intera giornata seduta accanto al marito.

Non permetteva alle donne di avvicinarsi alla bara, e dicevano che ancora soffrisse di gelosia. Il morto puzzava e Pietro Martire scriveva di “un odore insopportabile che invano si cercava di mascherare ricoprendo il feretro con erbe aromatiche e fragranze”. Era incinta di Filippo e quaranta giorni dopo il parto, cui nacque Caterina, Giovanna era tornata a sedere accanto al marito. Morto il Bello, Giovanna era partita da Burgos per arrivare a Tordesillas con Filippo morto: il viaggio con la salma era durato un anno e tre mesi. Ma il 23 gennaio 1516, muore anche il padre Ferdinando d’Aragona all’età di 64 anni, per cachessia malarica, asma e idropisia e Giovanna diventa anche sovrana di Aragona, Sicilia, Napoli e delle Americhe spagnole. Ma è Carlo V, taciturno, dallo sguardo immobile, labbra gonfie e semiaperte (per un difetto alla mandibola), che aveva rivelato di possedere un carattere robusto e una cultura internazionale, e che si considerava al di sopra della madre, che Giovanna, dopo il padre Ferdinando ed ora con il figlio, rimase segregata e tormentata nel castello-fortezza di Tordesillas per 46 anni, un mese e 24 giorni. Morì a 75 anni alle sei del mattino del 12 aprile 1555.

Alcuni studiosi sostengono che il grande amore di Giovanna per il marito la fece entrare in uno stato di eccessiva depressione, che presto degenerò in pazzia e per questo fu trattenuta fino alla morte nel castello di Tordesillas. La polemica divide però gli storici  e i biografi contemporanei che hanno dato versioni diverse e discordanti, da addebitarsi innegabilmente all’adolescenza dove iniziarono a manifestarsi quei segnali di disturbo alimentare, definito ai nostri giorni, bulimia e anoressia, associata a sindrome bipolare con alterazioni del comportamento e che l’accompagnerà per tutta la vita. Nel secolo in questione, peraltro, nessuno possedeva capacità specifiche sulle malattie mentali e le diagnosi indicavano per lo più la “regina ribelle” intrisa di umori, passioni e sortilegi, come da resoconti medici sulla sua salute mentale. Ma altri studi sono suffragati dalla supposta pazzia di Giovanna che adempiesse soltanto ad una cospirazione politica maschile, di Filippo il Bello, Ferdinando di Aragona e Carlo V, i quali, togliendola di mezzo, avrebbero potuto esercitare il controllo assoluto sulla Castiglia. Questi studi affermano così che il suo disturbo mentale fosse stato intenzionalmente esaltato per renderla inaccettabile come sovrana, e il ritratto che ci perviene è, pertanto, quello di una donna molto sensibile ed emotiva, forse poco adatta a lottare con criterio e metodo in un ambiente duro, formale e competitivo dove non c’era spazio per alcuna debolezza.

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>