Iniziano le “cinque stagioni” dentro l’estate della Vuelle. L’analisi di Pu24 tra prospettive e errori da non ripetere

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14 maggio 2018

tifo vuellePESARO – Senza scomodare veggenti famosi, non bisogna essere dei Nostradamus, per conoscere cosa accadrà da qui al prossimo settembre in casa Vuelle, o almeno cosa è successo negli ultimi cinque anni, col serio timore che possa riaccadere.

Sostanzialmente, tutto si svolgerà in cinque fasi, adesso stiamo vivendo la prima, quella della giusta felicità per la salvezza raggiunta, anche se sarebbe da maleducati, scordarsi tutti gli errori commessi durante la stagione 2017-18, perché quando si fanno i consuntivi, si tende a ricordare solo le cose che hanno funzionato, scordandosi, chissà perché, tutto quello che non ha girato a dovere. Perché sarà anche vero che chi vince ha sempre ragione, ma la Vuelle ha vinto 8 partite su 30, si è salvata per congiunzioni astrali favorevoli, con la benevolenza dei piani alti, deve ringraziare l’inopinata scelta di Capo d’Orlando di disputare la Champions League, manifestazione che gli ha portato via soldi ed energie e ha fatto disinnamorare il pubblico, stanco di assistere a sconfitte in serie.

Non si può neanche chiamare in causa la sfortuna, perché l’anomalia era accaduta negli anni precedenti, quando praticamente nessuno si era mai fatto male, dato che gli imprevisti accadono e se si chiamano imprevisti, ci sarà un motivo e farsi cogliere impreparati è un sintomo di poca professionalità, dato che Zak Irvin ci aveva abbandonati a fine settembre e il suo rimpiazzo è arrivato a fine marzo, sei mesi per sostituirlo, ci sembra un tempo leggermente esagerato, e, va bene essere una famiglia, ma siamo sempre in serie A e la gestione delle cose deve essere più professionale possibile e aver procrastinato, almeno di due mesi, se non tre, l’esonero di coach Spiro Leka, quando era chiaro a tutti che non aveva più in mano la squadra, è stato il principale errore tecnico commesso in questa stagione, operazione che tra l’altro era a costo zero o quasi e che l’anno prima, con coach Piero Bucchi, che della famiglia non faceva parte, era stata compiuta nel giro di 48 ore.

Poi ci sarebbe da discutere anche sulla scelta, soprattutto sulla tempistica, di prendere Clarke, l’uomo della doppia salvezza e che speriamo di rivedere l’anno prossimo in riva al Foglia, ma è giusto ricordare che la sua convivenza con Dallas Moore, ci sembrava perlomeno complicata, in una Vuelle completamente sbilanciata sul settore esterni, con grossi problemi difensivi, e non è chiarissimo se, senza l’infortunio alla spalla di Moore, sarebbe arrivato ugualmente Taylor Braun, l’ala piccola che mancava dall’inizio e che è stata fondamentale per equilibrare il gioco biancorosso, sia in attacco che in difesa e, quando si parla di imprevisti, bisognerebbe parlare anche di quando le cose sono andate nel verso giusto, in maniera fortuita.

La prima fase durerà ancora per qualche giorno, ma è iniziata già la seconda, quella dove il presidente del Consorzio Luciano Amadori piange miseria, minaccia di andarsene, portando magari via con sé altri consorziati, anche se ognuno dovrebbe pensare con la propria testa, con la novità che stavolta è ancora offeso per il dissenso manifestato dalla tifoseria, quella che ha osato comunicare il suo dissenso, con una lettera, dai toni pacati, sul Carlino, ha perfino fischiato ed esposto qualche striscione, non offensivo, sull’operato del Consorzio, senza un reale motivo probabilmente, a meno che cinque anni di penultimi posti, possa considerarsi tale, due anni su cinque senza main sponsor – unici in serie A – si possa considerare una mancanza di capacità gestionale, organizzare una giornata biancorossa, senza sapere bene dove siano finiti quei soldi, possa considerarsi una presa in giro di chi ha dovuto rimettere mano al portafoglio, contestazione continuata poi anche nelle altre giornate, con toni sempre più duri, ah no, scusate, la contestazione è finita lì, è durata un paio di settimane, quelle dove potenziali nuovi sponsor sono fuggiti a gambe levate, spaventati da un clima troppo ostile, perché probabilmente il colpevole è sempre il pubblico, quello che con 7111 spettatori ha stabilito il secondo record di presenze stagionali del campionato dietro Milano, quello che è sei anni che vede la sua squadra salvarsi alla penultima o all’ultima giornata, ma continua ugualmente a presentarsi all’Adriatic Arena e, personalmente, se ci scappa qualche fischio, non ci sembra il principale problema da risolvere.

La seconda fase andrà avanti per un mesetto, a meno che qualcuno si renda veramente utile e cominci a cercare soldi fuori dalla cerchia dei soliti noti, perché bisognerebbe mettersi d’accordo, sullo stato di salute della nostra pallacanestro, visto che il presidente della Legabasket, ha appena dichiarato che c’è stata maggior visibilità sui media, un pubblico sempre più numeroso e che il prodotto basket dà un ritorno a chi decide di finanziarlo, mentre in riva al Foglia sembrano essere di opinione opposta.

In questo mese, ci si dovrebbe guardare intorno a 360°, mandando magari gente diversa a parlare con le oltre 200 aziende contattate precedentemente, abbassando magari un po’ il tiro sulla cifra – mezzo milione – richiesta finora per diventare main sponsor, dato che il secondo sponsor – Consultinvest – vorrebbe salutare la compagnia in mancanza di un progetto serio, intenzionata in quel caso a dare un contributo fittizio, “di simpatia”. La Consultinvest, versava 250.000 euro lordi e uno dei giusti motivi, per cui non si voleva far scendere il prezzo della prima sponsorizzazione, era la poca differenza con la seconda.   Tra l’altro venerdì, sono state approvate due norme, che possono sembrare minori solo all’apparenza, una riguarda la possibilità di “trasformare” un giocatore straniero in italiano, se questo giocherà una partita di qualificazione con la Nazionale Italiana, mentre finora poteva essere considerato italiano, solo partecipando alla fase finale di Olimpiadi, Mondiali ed Europei e vista la difficoltà della nostra nazionale, capirete come questa nuova norma semplifichi, e non di poco le cose, per capirci, se coach Sacchetti, decidesse di convocare Pablo Bertone, il prossimo 28 giugno per la partita dell’Italia contro la Croazia, l’oriundo argentino potrebbe giocare la prossima stagione, con lo status di italiano a tutti gli effetti.

La seconda novità riguarda la possibilità di inserire ulteriori sponsor sulla maglia di gioco, senza che questi siano gravati da tasse federali, che in soldoni, vuol dire, per tutte le squadre, la possibilità di prendere nuovi soldi, puliti, se riusciranno ad aggiungere nuove aziende sulle canotte e sui pantaloncini, e per la Vuelle, la possibilità di presentarsi da quelle famigerate 200 aziende, chiedendo magari “solo” 50.000 o 100.000 euro a testa, per aggiungere il loro marchio sulla canotta della Victoria Libertas.

Ma la seconda fase potrebbe riservare anche delle sorprese, in un estate dove lo sport pesarese è salito di livello, potrebbero arrivare delle buone notizie da Piazza del Popolo, dove ci si starebbe muovendo per cercare nuovi finanziamenti, coinvolgendo aziende estere, soprattutto del Nord Europa, intenzionate a sbarcare dalle nostre parti con un progetto e soldi da investire, operazione che non riguarderebbe solo la Vuelle, ma, a cascata, anche gli altri sport cittadini, e a quel punto, si dovrebbe valutare il ruolo che assumerà il Consorzio, che ricordiamo detiene la proprietà della Victoria Libertas.

Si parlava di cinque fasi, ma capirete anche voi, come questa seconda sia determinante per le successive tre, di cui parleremo a tempo debito, e che possiamo riassumere così: la terza vedrà sfumare piano piano, la possibilità di rivedere in maglia Vuelle, quei due o tre giocatori che si meriterebbero la riconferma, nell’ordine Clarke, Mika ed Ancellotti, con Rotnei che ha già fatto sapere di essere free agent, su Mika ci sono già degli interessamenti di squadre estere e Ancellotti, dopo aver dimostrato di poter dire la sua in serie A, potrebbe finire a Brindisi o Trieste, che in caso di promozione, vorrebbe costruire una squadra da metà classifica,

La quarta fase inizierà verso fine giugno e avrà il suo apice a metà luglio, quando cominceranno a circolare nomi e arriveranno le prime firme, ma prima si dovrà svolgere la fase intermedia tra la terza e la quarta, ovvero si dovrà decidere la formula da adottare, dato che per il 2018, il regolamento è cambiato, e si dovrà scegliere tra il 5+5 o il 6+6, con la novità che i sei stranieri potranno essere di qualsiasi nazionalità, senza distinzione tra comunitari ed extra, le squadre più abbienti, e soprattutto quelle che parteciperanno alle Coppe, opteranno per il 6+6, le altre per il 5+5, che tra l’altro darà diritto a dividersi il premio previsto per chi utilizzerà più italiani, con parecchie novità in arrivo a tale proposito, legate anche al settore giovanile, per la cronaca, la Vuelle quest’anno è arrivata settima, su sette, tra coloro che hanno optato per il 5+5, incassando 13.500 euro.

La quinta e ultima fase, partirà intorno a Ferragosto, quando la nuova Vuelle si presenterà al suo pubblico, e come al solito sarà nuova veramente, perché di facce conosciute ce ne saranno pochine, con il consueto carico di speranze e aspettative, che hanno accompagnato questi ultimi anni, le speranze sono principalmente due; non doverla chiamare più solo Vuelle, ma con il nome del nuovo sponsor e che ci siano al comando persone, che non si lamentano ogni volta che ne hanno la possibilità. Le aspettative non sono altissime, perché siamo sempre stati realisti, ma la permanenza in serie A, deve essere presa come un beneficio e non come una condanna, una possibilità di creare qualcosa di nuovo e duraturo, come sta accadendo in altre realtà storiche come Varese e Bologna, senza lamentarsi di quello che non va, ma cercando con tutte le forze, di far funzionare tutto a dovere.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

2 Commenti to “Iniziano le “cinque stagioni” dentro l’estate della Vuelle. L’analisi di Pu24 tra prospettive e errori da non ripetere”

  1. Filippo scrive:

    Amen!

  2. Hannibal Smith scrive:

    A questo punto, viene da pensare per quale motivo continuare ad annaspare con squadre penose e che non regalano spettacolo. Dall’altra, come possibile che Pesaro sia l’unica cittá che non riesca a trovare uno straccio di sponsor, come trovano qualunque squadra di serie A o A2.

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