La vittoria della potenza di fuoco dell’Armani. Il 28esimo scudetto di Milano sotto la lente di Pu24

di 

16 giugno 2018

scudetto28Ci sarebbe piaciuto, poter vedere domani gara sette, un match che sarebbe andato in diretta anche su Rai2, per la gioia di qualche dirigente della Vuelle, ma Trento non ne aveva più, colpita quasi mortalmente dalla stoppata di Goudelock in gara 5, azione simbolo della serie, quella che ha girato completamente l’inerzia dalla parte degli uomini di coach Pianigiani, quella che di fatto, ha trasformato gara sei in una passerella per l’Armani, che quando gioca tranquilla, può scatenare tutta la sua potenza di fuoco, basta vedere il 18 su 35 da tre, con cui ha spento ogni residua energia della Dolomiti, che il meglio di sé l’aveva dato nelle cinque gare precedenti, quando per un paio di volte aveva avuto la possibilità di espugnare il Mediolanum Forum, col grosso rammarico di non esserci riuscita e di non sapere come sarebbero andate le cose in caso contrario.

Alla fine ha vinto la squadra che ha speso di più, almeno il doppio di tutte le altre avversarie in campo nazionale, quasi il triplo di Trento, perché ogni tanto è giusto che chi spende di più, porti a casa qualche trofeo, anche se il bello della pallacanestro è anche questo, la possibilità che nei playoff tutto si ribalti e che anche le corazzate, possano venire colpite ai fianchi un paio di volte, con il serio rischio di affondare, se la falla fosse più grossa del previsto, però se Milano è la più ricca di tutte, non vuol dire che giochi la migliore pallacanestro, anzi, in giro si sono visti allenatori che tentano strade nuove e sfruttano al meglio quello che hanno a propria disposizione, mentre coach Pianigiani sembra solo un traghettatore, uno col compito di far arrivare la barca in porto senza troppi scossoni, sfruttando la maggior potenza di cavalli rispetto al resto della flotta e quando la concorrenza si alza, l’Armani non sembra ancora pronta a battagliare, basta vedere il suo rendimento nelle ultime due Eurolega, chiuse mestamente agli ultimissimi posti.

L’mvp di queste Finals è stato Andrew Goudelock, non solo per la stoppata a fil di sirena in gara cinque, ma per tutto il campionario offensivo fatto vedere nella serie, ma questa è una non notizia, dato che Goudelock è il giocatore più pagato del nostro campionato, con il suo stipendio netto di un milione e duecentomila euro, e a far notizia casomai dovrebbe essere quando non gioca ai suoi livelli, come è capitato spesso in regular season, anche se poi i giocatori del suo calibro, vengono presi proprio per fare la differenza quando conta veramente. Un buon contributo l’hanno dato anche i lunghi milanesi, da Gudaitis a Tarczewski, aiutati magari dalla scarsa concorrenza da parte dei trentini, dove i sue metri di Hogue, spesso hanno faticato a contrastarli, con il solito Vlade Micov a coordinare il tutto dall’alto della sua esperienza e Jarrells a colpire dall’arco con buona continuità, ma questa non è stata certo la finale degli italiani, dato che il solo Andrea Cinciarini è rimasto in campo con continuità, mentre dei vari Cusin, Abass e Pascolo si sono perse le tracce e anche Trento, una volta perso Flaccadori, ha relegato il suo nucleo italiano al ruolo di non protagonista, con buona pace di tutti i tentativi fatti dalla Legabasket, di aumentare il minutaggio dei giocatori nostrani, che quando il livello si alza, vengono dimenticati in panchina dal loro allenatori, salvo rare eccezioni.

Trento ha perso la sua seconda finale consecutiva, dovendo a fare meno l’anno scorso di Sutton e quest’anno di Flaccadori, col serio rischio che il treno non passi più da quelle parti nei prossimi anni, ma esserci salita a bordo, deve riempire la società trentina di un grande orgoglio, dato che non è mai partita col favore del pronostico dalla sua, riuscendo, col duro lavoro di coach Buscaglia e del suo staff, ad arrivare al meglio nel momento topico della stagione,sfruttando tutta la fisicità dei suoi giocatori, accusati magari di giocare più con la clava che col fioretto, ma il basket non è uno sport per signorine e sfruttare i tuoi punti di forza è certamente un merito e non un demerito, per una Dolomiti che adesso faticherà a trattenere tutti i suoi uomini, con i vari Shields, Sutton e Hogue già nel mirino di molte squadre d’Eurolega, pronte a riempire le loro tasche di euro, rischiando così di rovinare un giocattolo che per due volte è arrivato vicinissimo al tricolore, fermato 12 mesi fa dalla tripla di Bramos e quest’anno dalla stoppata di Goudelock, due azioni che rimarranno impresse nella mente dei tifosi trentini per tanto tempo, tifosi che devono comunque essere orgogliosi del lavoro fatto dai loro dirigenti, visto che nel 2014 Trento era ancora in Legadue e che in soli quattro anni, hanno portato la Dolomiti Energia ai vertici del nostro basket, pronti a dire la loro anche in campo europeo, dimostrando che un progetto serio dà sempre buoni frutti, mentre se vivi alla giornata e non trasmetti  positività all’ambiente intorno a te, difficilmente lascerai il penultimo posto della classifica.

Va in archivio così la stagione 2017-18 del nostro campionato, quella che ha visto l’exploit di Torino in Coppa Italia, la retrocessione di Capo d’Orlando in serie A2, il consolidamento di realtà come Venezia e Trento, la mancata conferma della Virtus Bologna, la progressiva discesa verso il basso di Reggio Emilia e la grande sorpresa di Brescia, pronta a dire la sua anche nella prossima stagione, quella che inizierà il sette ottobre, e in questi 113 giorni che ci separano da quella data, tutte le squadre cercheranno di rinforzarsi, compresa la povera Vuelle, ancora alla ricerca del main sponsor, che si appresta la prossima settimana a firmare Rotnei Clarke e Andrea Ancelotti, a privarsi di Marco Ceron, che scenderà in serie A2, come Serpilli, a cercare di convincere Taylor Braun a ridursi di un terzo lo stipendio – la vediamo dura – e a cercare un sostituto di Monaldi, anche lui pronto a scendere di categoria, col nuovo play biancorosso che invece dovrebbe fare il percorso inverso, tutto questo, senza sapere quanti soldi potrà spendere Stefano Cioppi nel suo solito viaggio a Las Vegas di inizio luglio. Buone vacanze.

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>