Rof, Il barbiere di Siviglia di Pizzi e Abel: “Niente caccole nel capolavoro di Rossini”

Un momento del Barbiere con (da sinistra) Corrò, Wakizono, Spagnoli e Luciano (Foto Amati Bacciardi)

Un momento del Barbiere con (da sinistra) Corrò, Wakizono, Spagnoli e Luciano (Foto Amati Bacciardi)

PESARO – Sala della Repubblica gremita. Pizzi è sempre Pizzi ed è notevole la presenza dei “tifosi” del regista, che si è fatto prendere la mano, diventando il protagonista assoluto dell’incontro organizzato dalla Fondazione Rossini per l’ascolto de Il barbiere di Siviglia. Ilaria Narici e Yves Abel sono diventati comprimari, travolti al ciclone Pizzi, che nel presentare la sua prima regia del titolo nel Rossini Opera Festival ha ribadito un concetto anticipato nel corso della presentazione cittadina del 39° appuntamento.

“Il barbiere di Siviglia – ha sottolineato Ilaria Narici, direttrice dell’Edizione critica della Fondazione Rossini – è una delle poche opere che ha costituito da subito repertorio, mai uscita dal circuito delle rappresentazioni. Nel corso del tempo, sono stati inseriti testi, appesantite le orchestrazioni con tromboni, percussioni e timpani, e non sono mancati i cambi di interpretazioni vocali. Vizi e gag che hanno fatto sì che deliziosa commedia per musica venisse trasformata in una sorta di insieme di caricature inopportune e distanti dalla configurazione originale”.

Da lì – nel rigoroso impegno della Fondazione Rossini – è nato il mai troppo apprezzato “processo di riutilizzazione”.

“Partito con l’edizione critica, che è in questi due volumi davanti a voi – h aggiunto Narici –. Alberto Zedda ha raccontato che rinacque mettendo mano all’autografo, eliminando incrostazioni e modifiche, nate anche per ragioni oggettive: l’adeguamento alle epoche diverse e agli spazi dei teatri. Resta che, lo sottolinea Gianfranco Mariotti nei programmi di sala, si trattava di una cattiva tradizione”.

Il Rof ha affidato questo importante impegno al regista Pier Luigi Pizzi e al direttore Yves Abel.

“Niente caccole nel Barbiere, questo è Rossini”. Potrebbe essere il titolo del lavoro di Pizzi.

“Ho avuto molto tempo per pensare a quest’opera, a un appuntamento tante volte rimandato e arrivato, spero, al momento giusto. Grazie al Rof, che mi chiamò nel 1982 per il Tancredi, ho frequentato molto Rossini, facendo tante scoperte e riflessioni su Rossini serio, semiserio buffo. A inizio carriera, da scenografo, disegnai scene e costumi come si faceva allora: per una commedia. Studiando e riflettendo, ho capito che era indispensabile rappresentarla nella sua integrità, con lunghissimi recitativi, una narrazione diretta senza perdere alcuna qualità. Ciò comporta la presenza di cantanti adatti e disposti a dimenticare esperienze precedenti, a ripartire da zero. Dovendo condividere con Ricciardo e Zoraide le prove sul palcoscenico, abbiamo fatto ricorso, come nel teatro di prosa, alle prove in sala, che sono risultate utilissime. Per costruire ognuno de personaggi, gli interpreti sono stati scelti accuratamente, anche tenendo conto della loro fisicità. Si è lavorato molto anche sulla dizione, perché neppure una sillaba sia persa, a vantaggio del pubblico. Mi piace sottolineare che è grande l’affiatamento con tutto il cast. Ho lavorato con Yves Abel in un allestimento de Il Turco in Italia, a Montecarlo. Il direttore è stato presente fin dalle prime letture. Musica e testo hanno fatto un identico percorso e l’intesa è grande, fino al minimo dettaglio”.

Pizzi si ricollega alle parole di Narici e Mariotti.

Il barbiere di Siviglia è una commedia di intrigo: nessuno sconfinamento nella farsa accumulata in tanti anni. Abbiamo eliminato quelle che in gergo chiamiamo caccole”.

Il regista Pier Luigi Pizzi durante la preparazione dell'opera (Foto Amati Bacciardi)

Il regista Pier Luigi Pizzi durante la preparazione dell’opera (Foto Amati Bacciardi)

Pizzi ha illustrato ogni personaggio, da Rosina ad Almaviva, da Bartolo a Figaro, da Basilio a Beta, da Fiorello ad Ambrogio. E raccontato che l’accoglienza nella generale è stata molto positiva, con il pubblico presente scatenato al bacio di Rosina (Aya Wakizono) e Almaviva (Maxim Mironov) dopo il rondò.

“Qualcuno ha pensato si fossero fidanzati durante le prove…”, ha scherzato il regista, ribadendo il grande affiatamento.

“Un mese di lavoro straordinario, forse irripetibile, in un clima perfetto, costruttivo, dialettico. Come vedrete non ci sono costumi, ma abiti dell’epoca di rossini. Niente trucco e parrucche. Con personaggi così, manifestiamo la volontà di attualizzare il teatro lirico, levandogli la polvere”.

“Rossini, benefattore dell’umanità”

Il messaggio finale è un ringraziamento a 360 gradi.

“Ringrazio tutti, dall’organizzazione del Rof alla parte tecnica. Grazie soprattutto a Rossini, benefattore dell’umanità. Mi ha dato tante occasioni, mi ha fatto divertire e io gli sono eternamente grato”.

Yves Abel è rimasto colpito dall’edizione critica.

“Pensavo di conoscere tanto, avendo in mente l’edizione curata da Alberto Zedda nel 1969. Questa nuova ha aiutato ancora di più a scoprire tanti piccoli dettagli e a capire meglio i personaggi. Si è fatto un grande lavoro: dodici prove musicali, quasi nessuno le fa più, ma dovevamo adattare le voci a orchestra e acustica e conoscevo Pertusi e Spagnoli, ma non gli altri. Notevole anche il lavoro con il coro: l’acustica è difficile, se il suono è morbido, non passa. Si è scelto di avere molto ritmo. Come con l’orchestra…”.

Pizzi interviene ancora per esprimere apprezzamento per il lavoro del direttore canadese, presente a tutte le prove di regia.

“Tanti direttori vengono al primo giorno, poi vanno via. Non è serio”, commenta Abel, che ringrazia Richard Barker, il pianista che prepara e accompagna il lavoro dei cantanti.

Il maestro canadese Yves Abel dirige per la seconda volta - la prima nel 1997 - Il Barbiere di Siviglia nel Rossini Opera Festival (Foto Amati Bacciardi)

Il maestro canadese Yves Abel dirige per la seconda volta – la prima nel 1997 – Il Barbiere di Siviglia nel Rossini Opera Festival (Foto Amati Bacciardi)

“Notevole il suo lavoro al fortepiano. Richard conosce lo stile rossiniano. Per la sua insistenza su stile e fraseggio, l’ho definito l’ispettore Javert (il personaggio creato da Victor Hugo per I miserabili; ndr). Abbiamo fatto un grande lavoro di squadra, che è la chiave per il successo di un’opera: non la presenza di un divo o del direttore che arriva all’ultimo momento e cambia tutto. È stato bello, venerdì sera, vedere che il pubblico presente alla generale ha apprezzato questo impegno”.

Grande attesa per la prima di lunedì anche in diretta su Rai-Radio 3

La sensazione della vigilia è di una grandissima attesa per Il barbiere di Siviglia di Pier Luigi Pizzi (non solo regia, anche scene e costumi), che pure, dal 1982 a oggi, è alla 17esima stagione al Rof.

Yves Abel dirige l’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai e il Coro del Teatro Ventidio Basso (maestro Giovanni Farina).

Personaggi e interpreti: Conte d’Almaviva: Maxim Mironov; Bartolo: Pietro Spagnoli, al suo 10° Rof (esordio nel 1989 in Bianca e Falliero); Rosina: Aya Wakizono; Figaro: Davide Luciano; Basilio: Michele Pertusi, che esordì nel 1992 (Assur in Semiramide) e torna al Rof dieci anni dopo l’ultima presenza (fu Maometto II nel 2008 ); Berta, Elena Zilio; Fiorello/Ufficiale William Corrò; Ambrogio: Armando De Ceccon.

Il barbiere di Siviglia è in programma lunedì 13 agosto, alle ore 20, nell’Adriatic Arena, anche in diretta su Rai-Radio 3; repliche il 16 – 19 e 22.

Nel giorno della prima, un omaggio ad Alberto Zedda

Nel giorno de Il barbiere di Siviglia, per l’ennesima volta rendiamo omaggio ad Alberto Zedda, il cui lavoro ha consentito di “recuperare a questo smagliante capolavoro la sua complessità originale”. Alle parole di Gianfranco Mariotti (da pagina 33 a pagina 37 del programma di sala), aggiungiamo che lunedì mattina, alle ore 11, nel cimitero centrale di Pesaro, sarà inaugurato Un pensiero per Alberto Zedda, una scultura in vetro firmata dall’architetto Simonetta Fabbri. Non mancherà l’omaggio in musica, protagonisti Nicola Alaimo, Xabier Anduaga e Viktoria Yarovaya accompagnati al pianoforte da Rubén Sánchez-Vieco.

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