Rof, 7 minuti di applausi anche per Adina

I protagonisti applauditi davanti alla torta nuziale trasformata in albergo 

I protagonisti applauditi davanti alla torta nuziale trasformata in albergo

PESARO – Anche per Adina, seconda opera nel cartellone del 39° Rossini Opera Festival, superati i 7 minuti d’applausi: 7’18” per la precisione, qualche spicciolo in più che per Ricciardo e Zoraide della sera prima. Con tutto il rispetto, due spessori differenti, ma così è.

Adina, che in verità, nella fase iniziale dell’unico atto, meno di 90 minuti di musica e voci, è sembrata più Adona, con tante, troppe situazioni in un continuo miscuglio di ospiti in albergo, pardon in palcoscenico, che hanno fatto sembrare la regia della pesarese Rosetta Cucchi un’eredità di Dario Fo, che amava saltimbanchi, frizzi e lazzi. Poi, fino ai momenti finali, quando – Adina finta moribonda – si è creato un suggestivo quadro, le presenze sono state meno consistenti, lasciando più attenzione allo sviluppo della farsa in un atto di Gherardo Bevilacqua Aldobrandini, e quindi alle voci, tutte apprezzabili, tutte piacevoli, tutte applaudite, con Lisette Oropesa che dall’atletica fisicità (salutista, vegana, s’allena tutti i giorni, o quasi, e in cinque anni ha perso 40 chilogrammi) ha tratto una presenza sexy, accentuata dalle scelte della regista, brava a giocare con le parole del libretto sulla misoginia del personaggio Alì (eccellente Matteo Macchioni), che poi è quello che ha strappato più consensi in scena, perché a ha ragione Pizzi a sostenere ben altro, ma alla resa dei conti al pubblico continuano a piacere le caratterizzazioni forti.

Applausi anche per l’Aria di Selimo “S’alza la notte”, ben eseguita da Levy Sekgapane, staffetta sudafricana perfetta con Pretty Yende. A proposito, il momento di vuoto accusato nella prima di Ricciardo e Zoraide era dovuto a un’improvvisa amnesia. Insomma, aveva dimenticato alcune parole del testo.

Alla fine, meritati riconoscimenti a Vito Priante, che ha caratterizzato bene, con il canto e con la presenza in scena, il personaggio Califo, e a Lisette Oropesa, poco convincente all’inizio nel timbro, un po’ aspro, ma poi autoritaria e bella da vedere e da ascoltare, a conferma delle critiche positive che raccoglie ovunque. Bravo anche Davide Giangregorio, puntuale Mustafà.

Applausi a Diego Matheuz e all’Orchestra Sinfonica G. Rossini, che ha dato un marchio d’ulteriore pesaresità all’opera.

Un bel lavoro di gruppo, con Rosetta Cucchi che ha potuto contare sulle scene di Tiziano Santi, i costumi di Claudia Pernigotti e le luci di Davide Naldi. A Wexford avranno ulteriore occasione d’applaudire. A Pesaro ancora tre volte: il 15-18 e 21 agosto.

Infine, un riconoscimento per il Coro del Teatro della Fortuna “M. Agostini”, diretto da Mirca Rosciani. Nella domenica del derby calcistico, sono stati gli unici fanesi applauditi dai pesaresi.

E complimenti ai mimi che hanno interpretato magistralmente gli sposini sulla torta: sembravano finti, erano veri, verissimi.

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