Rof, Il barbiere di Siviglia firmato da Pizzi è un capolavoro

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14 agosto 2018

I magnifici protagonisti del Barbiere di Siviglia (Foto Amati Bacciardi)

I magnifici protagonisti del Barbiere di Siviglia (Foto Amati Bacciardi)

PESARO – Che musica, maestro Rossini. E che regia, maestro Pizzi. Il barbiere di Siviglia è un incanto, una meraviglia, un capolavoro. Nell’Adriatic Arena gremita si respira un clima di grande attesa, con la felice notizia che Michele Pertusi sarà al suo posto, dopo avere saltato la prova generale.

Pizzi e Abel hanno trascinato al successo l'opera molto attesa (Amati Bacciardi)

Pizzi e Abel hanno trascinato al successo l’opera molto attesa (Amati Bacciardi)

I primi brividi dopo la sinfonia che scatena la prima ovazione e quando s’alza il sipario Pizzi regala il primo quadro: sfumature di bianco e di grigio immergono in un’atmosfera di meraviglia e stupore che accompagna fino all’ultima parola – Si vegga in voi regnar -, all’ultima nota di una serata indimenticabile. L’ennesima firmata da Pier Luigi Pizzi nella storia del Festival, dal primo Tancredi (1982), a quello del 1991, nel PalaFestival, con Lucia Valentini Terrani in sella a un vero cavallo, al Maometto II esaltato da Samuel Ramey (1985). Capolavori inimitabili, un marchio doc. Come quello che Pizzi ha fatto vivere poche ore fa. In un’arena che è abituale casa dello sport pesarese per eccellenza, il Rof ha confermato d’essere l’eccellenza assoluta di Pesaro.

Mironov e Wakizono, impeccabili Conte d'Almaviva e Rosina (Amati Bacciardi)

Mironov e Wakizono, impeccabili Conte d’Almaviva e Rosina (Amati Bacciardi)

Avevano ragione i protagonisti ad anticipare che gli spettatori erano attesi da una serata magica. Tutto ha funzionato alla perfezione. Semmai una nota negativa la merita quella parte di pubblico che ha riservato una tiepida accoglienza ad Aya Wakizono, Rosina impeccabile, come la voleva il regista. Ha cantato con il cuore e con l’anima, unendo una straripante, ma allo stesso tempo aggraziata, presenza fisica. Eppure è stata superata nei decibel finali dagli applausi a Berta (Elena Zilio). Con tutto il rispetto per la bravissima Elena, il confronto di parte ed impegno è improponibile.

Se l’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai è stata una presenza imprescindibile, assecondando la passione e la classe del direttore Yves Abel, il Coro del Teatro Ventidio Basso di Ascoli Piceno, maestro del coro Giovanni Farina, si conferma, al secondo anno al Rof, una scelta più che azzeccata, vincente.

Pietro Spagnoli e Michele Pertusi, classe ed esperienza (Foto Amati Bacciardi)

Pietro Spagnoli e Michele Pertusi, classe ed esperienza (Foto Amati Bacciardi)

Le voci sono state da ovazione in piedi, visto che siamo nel regno del basket, a incominciare da Michele Pertusi. Dopo la mancata partecipazione alla generale, sostituito da un allievo dell’Accademia Rossiniana, c’era il timore di un bis. Altro che bis, arriverà il poker con le repliche dl 16, 19 e 22 agosto, perché Pertusi ha mostrato tutta la sua eleganza, assecondata dall’esperienza che l’ha portato a non strafare, pure garantendo una prestazione stellare. Il suo Basilio entra nella storia del Rof.

E che dire di Pietro Spagnoli, che ha dato un’impronta ineguagliabile a Bartolo, arrotando la erre, come il famoso Avvocato. Cantare tutta l’opera con questa erre poteva essere un rischio, ma Spagnoli non è caduto, scavalcando ogni ostacolo, offrendo una caratterizzazione ripagata, giustamente, dagli applausi. Se William Corrò è stato un ineccepibile Fiorello, Davide Luciano, Figaro, e Maxim Mironov, Conte d’Almaviva, sono stati i trionfatori della prima rappresentazione. Già dall’Ecco ridente in cielo si è avuta la conferma che il tenore russo è una stella del firmamento del Belcanto. Applaudito anche da Juan Diego Florez, Mironov ha offerto una recitazione di valore assoluto e una vocalità che ha scatenato l’entusiasmo.

Davide Luciano

Davide Luciano

Davide Luciano (foto) è stato il Figaro che Pizzi sognava, che gli spettatori desideravano ascoltare: un mattatore, fin dalla La ran la lera, dal Largo al factotum della città.

La città non è Siviglia, è Pesaro, che stasera, per restare in rima, ha vissuto l’ennesima meraviglia, salutata da 8 minuti e 27 secondi di ovazioni.

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