Rof, Il viaggio a Reims inizia nelle lontane stazioni dell’Est europeo con tante splendide voci

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17 agosto 2018

Il viaggio a Reims andato in scena a Ferragosto (Foto Amati Bacciardi)

Il viaggio a Reims andato in scena a Ferragosto (Foto Amati Bacciardi)

PESARO – Le voci dell’Est protagoniste de Il viaggio a Reims anche nella seconda, e purtroppo ultima, rappresentazione che ha fatto registrare un grande successo. Fra il pubblico che ha gremito il tempio della musica, l’assessore Daniele Vimini, che è pure presidente del Rossini Opera Festival. L’abbiamo sottolineato in altre occasioni: Vimini smentisce la cattiva nomea degli amministratori presenti per fare passerella, alle prime delle opere e alle cene di gala. Da quando ha avuto l’incarico di amministratore comunale, l’assessore, che si occupa delle attività culturali, assiste alla cantata scenica. Ciò gli fa onore e merita un elogio. Di più se riuscirà a scuotere, finalmente, una città che non brilla per particolare attenzione nei confronti dell’Accademia Rossiniana.

Ne parlavamo proprio ieri in un’intervista a Xabier Anduaga, il bravo tenore basco protagonista nel Ricciardo e Zoraide, ex allievo – prediletto – del maestro Alberto Zedda.

Il richiamo a un personaggio che ha fatto tanto per Pesaro e per il Rof, ci consente due considerazioni: la prima è che proprio Zedda, amareggiato, anzi indignato per la scarsa attenzione mostrata dalla città che snobbava il concerto finale dell’Accademia, aveva minacciato di trasferire altrove il prestigioso seminario di studi. La seconda è che Mariotti e Zedda non potevano avere un erede migliore di Ernesto Palacio. La voci che il sovrintendente del Rof e direttore artistico dell’Accademia Rossiniana ha portato a Pesaro sono fra le più belle ascoltate in trent’anni.

La seconda rappresentazione de Il viaggio a Reims ha confermato che l’edizione 2018 è fra le più apprezzate di sempre. Grande merito va attribuito, appunto, ad Ernesto Palacio. Il livello vocale degli ultimi due Rof è altissimo. Non ci riferiamo alle prime voci, che sono il meglio in circolazione, ma alle seconde e alle terze, tutte di grandi qualità.

Pier Luigi Pizzi, sempre presente, ha colto l’occasione per intrattenersi con Maria Barakova, mezzosoprano, che oggi non ha cantato, ma nei due matinée è stata fra le più applaudite. Una voce meravigliosa quella della cantante russa, giunta all’Accademia nell’ambito del programma di borse di studio organizzato dall’Ambasciata d’Italia a Mosca.

Con lei, altre voci dell’Est. La scuola russa è rigorosa e sembrano essere trascorsi secoli da quando Rossini era ignorato in quel Paese. Non è un caso che, oggi, una delle più applaudite sia stata Aleksandra Sennikova, soprano russo, che, in staffetta con Maria Laura Iacobellis, protagonista il giorno di Ferragosto, ha dato grande spessore al ruolo di Corinna.

Milla Mihova, soprano bulgaro, è stata una Madama Cortese molto attraente e Anatoliy Pogrebnyy, tenore ucraino, un adeguato Cavalier Belfiore. E se Igor Onishchenko, baritono ucraino, si è confermato eccellente Barone di Trombonok, Petr Sokolov, baritono russo, dotato di una voce che sale fino alla luna, ha offerto una interpretazione migliore rispetto a due giorni addietro, rallentando quella che era sembrata una velocità eccessiva che rischiava di portarlo fuori strada.

L’ottimo tenore australiano Shanul Sharma, Conte di Libenskof, è fra i pochi allievi che hanno avuto il privilegio di interpretare lo stesso ruolo in entrambe le recite.

Larisa Stefan, soprano romeno, si è mostrata a suo agio nei panni della Contessa di Folleville, come Laura Verrecchia in quelli di Marchesa Melibea.

Una bella voce italiana è quella di Nicolò Donini, basso, che ha reso omaggio alla figura di Lord Sidney, già di assoluto valore cantata dal catalano Carles Pachón.

A tutti, l’augurio di rivederli a Pesaro, ai prossimi Rof, raccogliendo l’eredità di altri allievi dell’Accademia Rossiniana, protagonisti del Festival 2018.

Infine, un elogio particolare alla Filarmonica Gioachino Rossini, ben diretta da Hugo Carro.

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