Rof, Xabier Anduaga ringrazia il maestro Zedda: “Mi ha aperto le porte del mondo dell’opera”. Pavarotti è l’idolo del tenore basco

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18 agosto 2018

Xabier Anduaga, il giovane tenore protagonista nel 39° Rof (Foto Amati Bacciardi)

Xabier Anduaga, il giovane tenore protagonista nel 39° Rof (Foto Amati Bacciardi)

PESARO – Elena e Xabier, Ongi etorri a Pesaro. Benvenuti, anzi ben tornati, e soprattutto l’augurio di rivedervi presto.

Elena è professoressa e compagna di vita di Xabier Anduaga, il giovane tenore basco che ha conquistato il pubblico. Protagonista prima all’Accademia Rossiniana 2016, poi ne Il viaggio a Reims, dove fu il Cavalier Belfiore, Anduaga è a Pesaro per la terza estate consecutiva, voluto prima da Alberto Zedda per il ruolo di Adraste ne Le siège de Corinthe del 38° Rof, poi dal sovrintendente Palacio per dare voce a Ernesto del Ricciardo e Zoraide di quest’anno.

Lunedì scorso, nel cimitero centrale, in occasione dell’inaugurazione di “un pensiero per Alberto Zedda”, il sovrintendente del Rof ha speso parole molto belle per il tenore nato a Donostia, San Sebastián, che di lì a poco avrebbe cantato per rendere omaggio al maestro scomparso: “Alberto mi disse di prestare grande attenzione a questo tenore perché è molto bravo”.

“ll momento era già di per sé emozionante. Ma dopo le parole di Palacio è stato ancora più difficile cantare l’Aria che avevamo preparato. Alberto Zedda è stata la persona che ha aperto le porte per farmi entrare in questo mondo. Io studio con la mia professoressa e mi impegno ogni giorno, ma se non avessi conosciuto Zedda e lui non mi avesse portato a Pesaro, forse le porte del mondo dell’opera non si sarebbero aperte per me…”.

Le sue qualità sono evidenti. Ci sembra impossibile pensare a porte chiuse per lei…

“Sono certo che avrei dovuto attendere più a lungo per entrare in questo mondo, e non passando da Pesaro, non dal Rossini Opera Festival. E soprattutto non avrei avuto la fortuna di lavorare con lui. Poco tempo, purtroppo, visto che il maestro non c’è più”.

Come è nato l’incontro con Alberto Zedda?
“Lui ha lavorato tante volte in Spagna sua moglie Cristina è spagnola. L’ho conosciuto a Donostia, quando lui dirigeva lo Stabat Mater di Rossini. Elena, la mia professoressa, che aveva cantato e studiato con lui, mi ha detto che bisognava fare un’audizione con il maestro, magari solo per chiedergli un consiglio sulla mia voce, sulla mia carriera. Durante la prova per lo Stabat, Zedda aveva a disposizione solo 30 minuti liberi. Poteva utilizzarli per una pausa, ma non ha esitato a incontrarmi e ad ascoltarmi. Mi è sembrato contento d’averlo fatto, tanto che ha detto di volere lavorare con me. Avevo 19 anni, potete immaginare la mia gioia. Sono andato a frequentare la sua Master Class a Madrid. Quindi l’audizione per partecipare all’Accademia Rossiniana, a cui ho preso parte”,

Che esperienza è stata?
“Bella, ma anche molto impegnativa. Ogni giorno, Zedda mi diceva qualcosa per crescere e migliorare, per farmi diventare il cantante che sono oggi. Ogni giorno, mentre studio, penso ai suoi insegnamenti. Non mi sono fermato a quel mese di due anni fa trascorso con lui”.

L’altra mattina si è sentito che non era una semplice dedica al maestro scomparso, che nella sua voce c’era molto di più.
“Era l’Aria su cui ho lavorato con lui: non potevo che cantare con il cuore. Ogni nota era dedicata ad Alberto Zedda, il mio grazie per tutto ciò che ha rappresentato per me”.

Alberto Zedda l’ha voluta all’Accademia, Ernesto Palacio l’ha riproposta e il Rof sta diventando casa sua.
“Se non fossi piaciuto anche al maestro Palacio, sarebbe stato impossibile tornare a Pesaro. Ne sono felice”.

Nel suo futuro c’è ancora il Rof?
Xabier Anduaga preferisce attendere gli eventi.

La sera della prima di Ricciardo e Zoraide, lei ha ricevuto una vera ovazione. Un riconoscimento molto importante quello che le ha tributato il popolo del Rof.
“E’ stato un applauso speciale. Riceverlo dopo avere interpretato un ruolo piccolo significa che il pubblico ha capito che io ho dato tutto, come faccio sempre. L’applauso finale mi ha emozionato”.

Lei si sente rossiniano o anche rossiniano?
“Mi sento un tenore di Belcanto al quale piace moltissimo cantare Rossini. Inoltre fa bene alla mia voce e mi aiuta a cantare altri compositori”.

Quali i ruoli preferiti?
“Il Conte Almaviva, nel Barbiere; Lindoro, ne L’italiana in Algeri; Ramiro ne La Cenerentola. Sono ruoli di principi che mi divertono tanto. Rossini mi fa sentire nobile, ah ah…”.

Lei viene dalla splendida Donostia, città di mare: come si trova a Pesaro?
“Accaldato. Ci sono molti gradi in più. Mi trovo bene perché la gente è accogliente. Qui si vive e si mangia bene e poi c’è il mare, che è sempre un bel piacere…”.

Curioso lo dica chi vive nel Paese Basco, nella provincia di Gipuzkoa, dove si mangia benissimo. Non è un caso che sia a Barcelona sia a Madrid, i migliori ristoranti propongano la cucina basca.
“Fa parte della nostra cultura. Fin da bambini viviamo la cucina come una forma di vita. Si dice che le cucine spagnole e italiane siano simili, perché tipicamente mediterranee. Non la penso così. La cucina di noi baschi è un altro mondo. Però mi trovo bene a Pesaro…”.

Dove non trova i pinchos (pintxos).
“Mancano, come altre cose, a me e ad Elena. Mi manca la carne e sento la mancanza della cucina di mia nonna e di quelle di mia mamma e di mia suocera. Mangiare in famiglia è la cosa più bella, ma nel lavoro che facciamo esser spesso a casa è quasi impossibile “.

Il Rof, cosa significa per lei?
“Che a Pesaro trovi i migliori cantanti rossiniani, che chi lo canta si ritrova qui, dove si lavora bene. L’atmosfera che ha lasciato il maestro Alberto Zedda è molto bella. Si va avanti su questa strada e penso che sarà così per molto tempo”.

Negli ultimi anni, il Rof propone sempre più protagonisti che arrivano dall’Iberia (per dirla con Don Alvaro ne Il viaggio a Reims). C’è una spiegazione?
“Penso che le grandi voci del passato abbiano lasciato un’importante eredità che dobbiamo portare avanti. In Spagna ci sono tante bellissime voci, tenori spettacolari, a incominciare da Placido Domingo e José Carreras. Adesso ci sono Jorge de León e Celso Albelo. Noi giovani cresciamo nel loro mito, seguendone l’esempio”.

A proposito di Carreras e Domingo. Purtroppo, non c’è più il terzo tenore, che aveva casa a Pesaro. Lo sapeva che Luciano Pavarotti era cittadino onorario della città di Rossini?
Era il mio idolo! È sua la voce che più ascolto, anche prima di cantare. Il suo suono mi aiuta a cantare meglio. La sua voce è la più bella, la più naturale nella storia dell’opera”.

Xabier Anduaga è Ernesto in Ricciardo e Zoraide che lunedì 20 agosto (Adriatic Arena, ore 20) ha in programma la quarta e ultima replica.

 

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