Rof, il concerto di Lepore e del Nonetto di Fiati riserva fuochi artificiali e una cascata d’applausi

FAFAPESARO – Se il Concerto di Belcanto di Michele Pertusi è stato il trionfo della bellezza e dell’eleganza, l’appuntamento con Carlo Lepore e il Nonetto di Fiati del Teatro Comunale di Bologna ha rappresentato l’esplosività dei fuochi artificiali che hanno entusiasmato il pubblico accorso all’Auditorium Pedrotti.

Il basso napoletano è tornato al Rof dopo le peripezie del 2017, quando fu obbligato a cantare con un tutore al braccio sinistro, infortunato, eppure dando un’interpretazione efficace di Giorgio in Torvaldo e Dorliska. Lo ha fatto accompagnato dall’eccellente Nonetto di Fiati (flauto: Devis Mariotti; oboi: Paolo Grazia e Gianluca Pellegrino; Clarinetti: Simone Nicoletta e Adriana Boschi; Corni: Stefano Pignatelli e Sergio Boni; fagotti: Massimo Ferretti Incerti e guido Giannuzzi) che hanno dato vita con il basso napoletano a un concerto che, come nelle previsioni, è stato intrigante fin dall’esecuzione dell’ouverture del Die Zauberflöte di Mozart. Molto solenne l’aria di von Sarastro “O Isis und Osiris”, semplicemente superba l’aria “Madamina! Il catalogo è questo” dal Don Giovanni. Ma qui Lepore, interpretando… Leporello, giocava in casa.

Davvero suggestive le sinfonie rossiniane della La scala di seta e della Cenerentola, come pure quella del Don Pasquale di Donizetti. I nove fiati felsinei hanno conquistato i favori degli appassionati in sala, ancora una volta soprattutto stranieri.

Lepore ha cantato, da basso, una delle pagine più memorabili de Il viaggio a Reims: l’aria di Don Profondo “Io!| Medaglie incomparabili”, scatenandosi nella cavatina di Don Magnifico, “Miei rampolli femminini”, La Cenerentola, aggiungendo alla superba voce una magistrale interpretazione teatrale, con smorfie degne del mitico Totò.

Dopo le arie di Mustafà “Già d’insolito ardore” da L’Italiana in Algeri” e Don Pasquale “Un foco insolito mi sento addosso”, si è scatenato nella cavatina di Don Pomponio “Co sta grazia” da La gazzetta di Rossini, giocando come sul prato del San Paolo: partenopeo verace, è stato entusiasmante, con il cammeo degli interventi di Simone Nicoletta.

Poi il bis, un unico bis, ma che bis!, quando ai nove fiati s’è aggiunta una grancassa che è servita a Lepore per suonare il “colpo di cannone”. Sì, per il bis ha cantato l’aria di Don Basilio “La calunnia è un venticello” da Il barbiere di Siviglia. Un pomeriggio di fuochi artificiali, con una cascata finale di applausi.

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