Rof, oltre 9 minuti di applausi e qualche dubbio per Il barbiere di… Pesaro che saluta con un trionfo

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23 agosto 2018

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PESARO – Nove minuti e 22 secondi di applausi, il record per il 39° Rof. Che trionfo per Il barbiere di… Pesaro!

Recensendo la prima andata in scena la sera del 13 agosto, avevamo scritto: “La città non è Siviglia, è Pesaro, che ieri sera, per restare in rima, ha vissuto l’ennesima meraviglia!”.

Sì, più che Il barbiere di Siviglia, è stato Il barbiere di Pesaro, visto che Pier Luigi Pizzi l’ha ambientato in alcuni fra gli scorci più suggestivi della città: la fontana della vecchia pescheria, oggi Centro Arti Visive, le finestre dell’Auditorium Pedrotti, in un omaggio a Pesaro che l’accoglie dal 1982, anno del primo Tancredi, e l’ha reso celebre nel mondo.

Rivista la quarta e ultima rappresentazione, confermiamo il giudizio, entusiasta, registrato dopo la prima. L’allestimento ci sembra eccellente ed è – a furor di popolo del Rof – già nella storia del Festival. Quando, terminata la sinfonia, s’apre la scena, le sfumature di bianco e di grigio sono un affresco delicato di una bellezza che emoziona. È il primo omaggio a Pesaro, da applausi in piedi, se non fosse che lo spettacolo va avanti, incalzante, con il ritmo che ha reso Il barbiere di Siviglia un’opera immortale.

Detto questo, c’è un però… Ricordiamo le parole di Pizzi, ribadite – ci è stato raccontato da chi ha ascoltato la diretta radiofonica – durante l’intervallo della prima: “Il barbiere di Siviglia è una commedia di intrigo: nessuno sconfinamento nella farsa accumulata in tanti anni. Abbiamo eliminato quelle che in gergo chiamiamo caccole“.

Ecco, appunto: perché Don Basilio entra in scena tartagliando… Eh voi dite benissimo..?

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E perché Bartolo – da dentro casa – esordisce con Ebben, rrrragazza... e canta tutta l’opera arrotando la erre?

E perché il Conte d’Almaviva diventa nano camminando sulla ginocchia?

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Il maestro dirà che queste non sono caccole, ma onestamente ci sono sembrate almenoeloccac. O no?

A onore del vero, le risate del pubblico che avevamo attorno, ma anche nel resto dell’Adriatic Arena, sono arrivate proprio durante queste scelte. Che al pubblico piacciano le caccole, a dispetto delle convinzioni di Pizzi? La risposta ci sembra un indiscutibile “sì!”.

Pizzi ha sconfitto la superstizione scegliendo abiti color viola

Al netto di queste perplessità. Minutaglie rispetto alla grandezza dell’opera e dell’allestimento, è un Barbiere da favola, grazie a voci che, dalla prima all’ultima rappresentazione, si sono confermate di straordinario valore.

E Pizzi si è fatto beffa del colore viola, osteggiato dagli artisti fin dal Medioevo.

Bartolo, Berta e Fiorello indossano abiti viola, il colore della Quaresima, periodo in cui era proibito ogni genere di spettacolo. Così, gli artisti e le altre maestranze non lavoravano e non guadagnavano. Pizzi ha sconfitto la superstizione e quando, a fine rappresentazione, è salito sul palcoscenico l’ha salutato il boato degli appassionati.

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Ovazioni alle voci, al coro e all’orchestra

A Davide Luciano, che si è dimostrato un Figaro inimitabile. Ci fosse il controllo dei decibel, sarebbe il più votato dal pubblico. Un’interpretazione, la sua, che, se vorrà, le renderà fra i più cercati nel ruolo. Bravissimo, dalla prima all’ultima nota.

A Maxim Mironov, che con il baritono campano è stato il trionfatore del Barbiere. Il tenore russo ha dato voce a un abbacinante Conte d’Almaviva. La sua voce – lo abbiamo scritto dopo la prima, lo ripetiamo oggi – è una stella del firmamento del Belcanto.

Ad Aya Wakizono, che sarà Rosina anche nel Teatro Lirico di Cagliari (dal 28 settembre al 7 ottobre), alternandosi nel ruolo con Na’ama Goldman, ex allieva dell’Accademia Rossiniana, come Vassilis Kavayas, che sarà Conte di Almaviva. Ne Il viaggio a Reims del 2014, i due furono Marchesa Melibea e Conte di Libenskof. Pizzi l’ha voluta fortemente e lei l’ha ripagato, anche con l’abbraccio finale, con un’interpretazione teatrale che va al di là della voce.

A Michele Pertusi che ha ribadito la sua eleganza e la sua sua ironia, fino alla sfilata finale. Unite all’esperienza, gli hanno consentito di offrire una prestazione stellare nel ruolo di Basilio. Pertusi, ovvero la classe e la raffinatezza.

A Pietro Spagnoli, che anche ieri sera ha dato un’impronta ineguagliabile a Bartolo, esprimendo con la sua voce e la sua teatralità tutto ciò che di peggio siamo noi. Bravissimo!

A Elena Zilio, impareggiabile Berta. L’esperta cantante che sta nel cuore di Pizzi ha offerto un’interpretazione di grande spessore, ricavando il massimo dalla sua breve ariaIl vecchiotto cerca moglie.

A William Corrò, perfetto Fiorello/Ufficiale.

Ad Armando De Ceccon, un Ambrogio di poche parole e tanti starnuti.

All’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai. Quella che sembrava una pericolosa “inconvenienza teatrale” – l’addio dell’Orchestra del Teatro Comunale di Bologna al Rof – si è dimostrata alla fine una interessante opportunità.

Al Coro del Teatro Ventidio Basso (maestro Giovanni Farina), congedatosi con l’ennesima superba prestazione: ormai è una certezza assoluta nel festival dedicato a Rossini.

A guidarla con passione e meticolosità, con rigore e rispetto, è stato il maestro canadese Yves Abel, che ha un’agenda assai fitta, tra Europa e Stati Uniti, che comprende Bartok, Brahms e Beethoven, ma anche Donizetti e Puccini, ma ritroverà Il barbiere di Siviglia tra luglio e agosto 2019 alle Terme di Caracalla.

I bricconi hanno fortuna: l’attualità dell’opera 202 anni dopo

Un’ultima considerazione: nel finale, Figaro, rivolto a Bartolo, che non sposa Rosina, ma – regalo di Almaviva – si tiene la di lei eredità, gli urla in faccia: Eh! i bricconi hanno fortuna in questo mondo.

Il barbiere di Siviglia andò in scena la prima volta il 20 febbraio 1816. Duecentodue anni dopo, visti gli accadimenti dei giorni nostri, è più attuale che mai.

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