Da Tineo a Campiello, una salita infinita nel giorno della transumanza… altra puntata del Cammino di Santiago di Luciano Murgia

Ecco il quarto capitolo del diario di Luciano Murgia a cui abbiamo chiesto di raccontare il Cammino di Santiago (rileggi quaquaquaqua e qua).

 

CAMPIELLO (Spagna) – Da Tineo a Campiello, in attesa della Ruta por Hospitakes, una salita infinita nel giorno della transumanza.

Che le Asturie fossero terra di miniere di carbone, per uno che è nato a Carbonia, non era una novità. Uno dei ricordi più belli da socio del F.C. Barcelona me lo ha regalato David Villa, ex centravanti blaugrana, che anni fa, quando un gruppo di minatori cileni rimase imprigionato a lungo nelle viscere della terra, sotto la camiseta del Barça esibì una maglietta con la scritta Fuerza Mineiros. Figlio e fratello di minatori, dimenticava i privilegi dei calciatori per pensare a chi stava lottando per la vita, una vita segnata ogni giorno dai rischi di chi estrae il carbone per sopravvivere.

In questi primi quattro giorni nel Camino Primitivo ho imparato che per le Asturias è importante la zootecnia. Da Oviedo a Campiello, mia tappa odierna, passando da Grado, Salas e Tineo, ho visto tanti allevamenti di bovini, molti in quota. Oggi anche di ovini.

Così non mi ha stupito che in questo fine settimana Tineo ospiti il Día Grande della Trashumancia.
Soprattutto tra venerdì e stamattina ho visto il trasferimento delle mandrie dagli alpeggi in quota alle stalle più a valle.

Oggi ho raggiunto i 910 metri, un altro passo verso Santiago de Compostela, iniziato con calma, dopo una notte prima riposante, poi insonne causa gli schiamazzi di giovani che andavano in giro urlando alle 4,30 del mattino. Che fosse la transumanza degli imbecilli?

Ho lasciato Tineo passando nel centro del paese, dove tutto è chiuso e non s’incontra alcuno. Massimo silenzio domenicale accentuato dalla nebbia, assai fitta sui monti.

Improvvisamente una conchiglia – con le frecce gialle segnaletica del Cammino – indica che m’attende quella che i ciclisti impegnati nella Vuelta d’España definiscono “Rampa da garage”. Una salita violenta quando le gambe non sono ancora calde e devo rompere il fiato.

Mentre prendo nota faccio il primo incontro della giornata. È un giovane spagnolo, di Madrid, che ritroverò più avanti. Buenos días y Buen Camino, ci salutiamo. Poi tanti chilometri in perfetta solitudine, affannando.

Il primo momento di respiro, dopo circa 2 km, è alla Fuente de San Juan, una bella fonte. Sotto, due cavalli al pascolo e tanta nebbia.

Per fortuna, a ogni rampa s’alterna un falsopiano. Nel campo vicino pascolano centinaia di pecore, sia bianche sia nere.

Passa, veloce, un runner che va in discesa, è impegnatissimo ma trova il fiato per augurarmi Buen Camino. Lo ringrazio urlando, si volta sorridendo. Che fatica la sua. Ma anch’io non scherzo. Pensate che dopo 3 km la mia App su salute e attività fisica registra che ho consumato la metà delle calorie che ogni giorno, camminando sulla ciclabile del mare, tra il porto di Pesaro Fosso Sejore, completo in almeno 12,5 km.

Dopo 4 km raggiungo quota 768 metri, certifica l’altimetro. Un bivio mi porta a sinistra. Per qualche istante temo mi mandi a destra, dove incomincia una rampa da… grattacielo, altro che da garage.
Bella notizia al quinto km: filtra un timido raggio di sole e in lontananza si vedono le pale eoliche che in Spagna abbondano ovunque. La nebbia sembra svanire.

A confermare le difficoltà della tappa un cartello inchiodato a un albero (ma era necessario usare i chiodi?) pubblicizza un servizio taxi: basta chiamare il numero 671156130 e Dani accorre in soccorso dei pellegrini in difficoltà. Anche le mie gambe e i miei piedi fanno gli scongiuri.

La salita è lunga, ma adesso la pendenza non è impossibile. Però è oggettivamente difficile: sono arrivato a quota 864. Dovrei essere vicino alla vetta di questa tappa, superando le difficoltà maggiori tra Tineo e Campiello.

In verità si deve salire ancora, passando per una strada asfaltata. Dopo poche centinaia di metri si torna nel sentiero sull’erba. Prima però lo sguardo finisce in un mucchio di rifiuti. C’è anche una tanica di plastica. Impossibile sia stata lasciata da un “caminante”. È la firma degli incivili, presenti ovunque, purtroppo.

Quota 910, il massimo di oggi, è raggiunta dopo 6 km. Purtroppo la nebbia persiste ancora e ci toglie la bellezza della vista sulle valli circostanti. E di mostrarla a voi con le fotografie.

Inizia la lunga discesa verso valle. Si cammina al lato di una strada asfaltata. C’è traffico, ma chi cammina ha a disposizione un sentiero laterale. Se salendo soffro un po’, in discesa di più. È vero: respiri meglio, ma le ginocchia accusano ogni passo e il peso dello zaino accentua le difficoltà. Questa discesa è la classica “rompepiernas”, spezza gambe.
Dopo due ore di cammino solitario,raggiungo tre spagnoli: due donne e un uomo. Lui è stato mio vicino di disavventura ieri, nel sentiero fangoso. I tre stanno parlando dei loro Cammini precedenti e sottolineano che il Primitivo è davvero speciale. Qualche centinaio di metri ascoltando i loro racconti, poi li saluto e allungo il passo.
Finisce la discesa, ricomincia la salita, con lievi pendenze, e ritrovo il fango, ma rispetto a quello di ieri, quello di oggi mi sembra panna montata. Rivedo anche alcune amiche dei miei tre precedenti Cammini di Santiago: le lumache nere senza guscio. Curiosa coincidenza: subito dopo è pubblicizzato un altro servizio di taxi. ServiTaxi Rural, aquí y ahora, qui e subito.

Al 12esimo chilometri entro a Villaluz, poche case che denotano agiatezza. Le autorità hanno pensato anche a chi cammina realizzando una piccola area di “descanso”, di riposo: un tavolo e due panchine in legno all’ombra di alcuni alberi. Una sosta sicuramente gradita da chi cammina nei mesi più caldi. Oggi l’orologio indica 16 gradi.

Si torna sull’asfalto, occorre prestare attenzione, qualche automobilista corre troppo.Io cammino a sinistra. Sono più tranquille alcune vacche in un campo vicino alla strada. È domenica, non si lavora, non nei campi, dove si fatica sempre. Un uomo su un trattore blocca il motore per salutare. Un altro agricoltore è all’opera in un grande campo di granturco. Saluta anche lui. Grazie di cuore.

Dopo circa 17 km – indica l’orologio con la mela, sperando non sia bacata – sono a Campiello, all’albergue Casa Ricardo, dove – una sorpresa dietro l’altra – ritrovo la signora scozzese della cena a Salas. Si chiama Krysia, non Susan, ma cosa avevo capito? Fatta colazione, prosegue per Pola de Allande. Non farà la Ruta por Hospitales, secondo diversi Pellegrini forse la più bella di tutti i Cammini. Per questo motivo ho scelto di accorciare la tappa di oggi, in vista dei 29 km di domani, da qui a Berducedo, 4 stelle rosse su 5 per difficoltà. Gronze.com scrive che è dura e non ha servizi e bisogna andare solo se non c’è nebbia o neve, ma è una delle tappe più belle dal punto di vista paesaggistico che si snoda tra zone disabitate per circa 7,5 km a quota 1.200 metri. In questo momento a Campiello sono a 600.

Ve la racconterò domani, incrociate le dita anche per me. Buona notte.

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