A Grandas de Salime dopo una discesa pazzesca: più di 800 metri di dislivello: il diario del Cammino di Santiago di Luciano Murgia

Ecco il settimo capitolo del diario di Luciano Murgia a cui abbiamo chiesto di raccontare il Cammino di Santiago (rileggi la presentazioneprima tappaseconda tappaterza tappaquarta tappaquinta tappa e sesta tappa).
GRANDAS DE SALIME (Asturie – Spagna) – Dopo la grande fatica di ieri al termine della Ruta por Hospitales, che è già impressa nella mente e nel cuore, e il notevole impegno quotidiano successivo, avevo messo la sveglia alle ore 7,45 per essere pronto a partire, con Michael e Khin, alle 8,15. Una tappa non lunga, intorno ai 20 km, contrassegnata da due importanti ascese all’inizio e alla fine, con l’Intermezzo di una discesa lunghissima, spesso ripida, con un dislivello mozzafiato.
Purtroppo i miei piani sono stati scompaginati prima da alcuni “roncadores”, russatori incredibili, che hanno agitato il mio sonno, spesso interrompendolo. Poi ci hanno pensato tre signore che hanno iniziato a preparare lo zaino alle 6,30. Ho cercato disperatamente, ma inutilmente, di proteggermi con il sacco a pelo, riuscendo solo a dormicchiare fino alle 7,30. A colazione, con la tappa di ieri – votata all’unanimità la numero 1 di tutti i Cammini – si è parlato molto della discesa odierna, non senza qualche preoccupazione da chi doveva fare i conti con i postumi del giorno prima. Sia in camerata sia al bar era in continuo utilizzo di creme e cerotti.
Siamo partiti alle ore 8,30, io e i due compagni di tappa. Dopo pochi metri, superata la chiesetta di Santa Maria, realizzata nel XIV secolo con le pietre tipiche di questi luoghi, incontriamo Jesper, il danese che ieri ci ha salvati da un grave errore. Ci racconta di avere visto Natalyia a colazione. Sta meglio e conta d’arrivare a Grandas de Salime.
Si sale subito, e cos’altro in Cammino? Una salita lunga e difficile, tipo quella, per intenderci meglio, che porta al Ledimar, ma con meno tornanti. Salendo da Berducedo, quota 900, possiamo ammirare lo spettacolo del “mare di nebbia” che grava sulla valle. Sembra la panna montata. Uno spettacolo che ci accompagna a lungo.
Ci saluta Giulia Giusti, la dottoressa fiorentina che confida di andare a Castro. Osserviamo, ammirati, un greppo: sembra un giardino botanico, ha fiori di colori che rapiscono lo sguardo.
Arriviamo a La Mesa e sentiamo urlare una signora. Che qualche pellegrino l’abbia infastidita? Urla ai suoi gatti: “Basta di stare qui, andate a dare la caccia ai topi!”. Scattano all’istante, ma uno di ferma in strada.
Ci fermiamo anche noi al bar dell’albergue e ci preparano un ottimo panino vegetariano (pomodori, lattuga e formaggio asturiano). Lo ordina anche Giulia che poi riparte e la rivediamo sono lo a Grandas de Salime.
Dopo quasi 7 km mi sorpassa David, che ha un passo incredibile, eppure si ferma a fotografare la “panna montata”.
Saliamo fino a quota 1.058, dove mi raggiunge Michael che è in compagnia di Cristina, una messicana.
Siamo a quota 1.058 e si scende verso la valle. C’è un sentiero provvisorio dopo un incendio occorso nell’aprile 2017. Una deviazione per motivi di sicurezza.
Una breve sosta in una chiesetta, la Capilla di Santa Marina de Buspol, dove con un cartello non mancano di chiedere l’elemosina. Imbocchiamo un sentiero e incomincia la discesa. Procedo a zigzag, quando mi sorpassano due ciclisti. Li ritrovo più tardi, fermi per un guasto meccanico.
Devo stare attento, la discesa è dura e pure pericolosa, ma il paesaggio verso il lago artificiale formato dalla diga di Grandas. Una discesa pirenaica, viene definita dalle guide. Alcuni pellegrini sono in difficoltà e si fermano a prendere il fiato. Dopo almeno 4 km di fatica e preoccupazione, si riprende a salire, ma è questione di poco. Una lunga discesa tra pietre e sterrato che termina sull’asfalto poco lontano dalla diga e da un “Mirador” realizzato appositamente. Sono solo e mi prendo tutto il tempo necessario per ammirare il paesaggio in una giornata di sole caldo. Il dislivello alla diga – registra l’altimetro – supera gli 800 metri.
Mi fermo all’albergue di Vistalegre che ha una bella terrazza. Mi raggiunge Michael che ha salutato Cristina, che vuole andare piano, ed è in compagnia di Antonia, giovane di Amburgo che ama la musica e l’arte, ma non è stata ancora in Italia.
Una sosta piacevole in compagnia di altri amici del Camino Primitivo. Ma restano da percorrere altri 6 km, almeno 4 sull’asfalto. Salutiamo Antonia e partiamo di buon passo ritrovando finalmente il sentiero in salita, dove ci attende l’incontro con un pettirosso. E siamo finalmente a Grandas de Salime, albergue Casa Sánchez, che ha buoni servizi, un bel giardino e un gatto affettuoso e i gestori tifano F.C. Barcelona.

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