Caporalato, arrestata imprenditrice cinese a Cagli: sfruttava lavoratori stranieri fornendo alloggi in degrado

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18 settembre 2018

Carabinieri

Carabinieri in azione

CAGLI – Arrestata imprenditrice cinese: i lavoratori reclutati venivano impiegati in nero con promesse di pagamento mai mantenute, sfruttati e con sistemazioni alloggiative degradanti.

Continua l’impegno del comando Carabinieri per la tutela del lavoro nel contrasto al fenomeno del caporalato e dello sfruttamento lavorativo anche in settori diversi dall’agricoltura. In particolare nella provincia di Pesaro e Urbino, dopo l’arresto di qualche mese fa di un imprenditore italiano nel settore degli infissi, oggi i militari del nucleo carabinieri Ispettorato del Lavoro di Pesaro e Urbino hanno concluso un’articolata attività investigativa, coadiuvati nella fase dell’arresto dal reparto Operativo del Comando carabinieri Tutela Lavoro e nucleo Operativo del gruppo carabinieri Tutela Lavoro di Roma (tutte strutture dell’Arma operanti all’interno dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro) nonché da militari della compagnia carabinieri Aeroporti di Roma Fiumicino, traendo in arresto un’imprenditrice cinese, in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Gip presso il Tribunale di Urbino, per il reato di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro (cosiddetto “caporalato”).

L’imprenditrice, titolare di una ditta tessile con sede a Cagli, è stata arrestata a Fiumicino in quanto di rientro in Italia dopo essere tornata per qualche giorno nel suo Paese di origine: i militari dell’Arma “non l’hanno persa d’occhio” neanche durante il suo allontanamento dall’Italia ed hanno ricostruito i suoi movimenti non appena l’autorità giudiziaria, concordando appieno con le risultanze investigative dei carabinieri ispettori del lavoro, ha emesso l’ordinanza di custodia cautelare in carcere.

L’arrestata approfittava infatti dello stato di bisogno dei lavoratori, tutti cittadini immigrati richiedenti asilo e protezione internazionale, in cerca di lavoro ed in condizioni d’indigenza, vulnerabilità e di estremo bisogno di lavorare e guadagnare per la sopravvivenza propria e dei rispettivi familiari rimasti nei Paesi di origine, sottoponendoli a condizioni di sfruttamento lavorativo e fornendo loro sistemazioni alloggiative di assoluto degrado.

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