Vuelle, il dente duole soprattutto in fase difensiva. L’analisi della sconfitta di Brindisi

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15 ottobre 2018

Coach Galli

Coach Galli

PESARO – Quella di Brindisi, per la Vuelle, era una partita appartenente alla seconda fascia, ovvero a quella decina di partite dove non parti battuto in partenza, ma che non devi neanche vincere per forza, quelle che comunque fanno la differenza tra una stagione tranquilla – in caso di vittoria – o una di sofferenze e forse avete già capito che stagione ci aspetta per il settimo anno consecutivo.

Il match di ieri sera doveva servire per valutare l’impatto di un gruppo comunque giovane, con la realtà italiana, quella dei campi col pubblico di casa che ti urla contro per 40 minuti e dove bisogna avere gli attributi per uscire vincenti, il primo impatto è stato negativo, non completamente magari, ma che in ogni caso, deve far riflettere sul tipo di campionato che si vorrà giocare nelle prossime 28 partite: per giocarne uno tranquillo, dovrebbero succedere parecchie cose, soprattutto a livello tecnico, perché individualmente non siamo malaccio, o meglio, non sono emerse pecche insormontabili, quello che preoccupa è l’insieme, quella sensazione che ancora ognuno giochi per conto suo, preferendo la soluzione individuale a quella di squadra, soprattutto sembra mancare un vero regista, dato che Artis non possiede i crismi del playmaker dei vostri sogni e Monaldi, continua ad essere quello visto nella prima parte del 2018, quello che ne fa una giusta e tre sbagliate e se Artis comunque può rendersi utile in fase realizzativa, il buon Diego non si concede neanche questo lusso e continua ad essere il giocatore biancorosso, con la peggiore media tra minuti giocati e punti segnati.

Poi ci sono squadre che giocano anche senza un vero playmaker, ma dipende anche dal contesto e dalle caratteristiche dei tuoi centri e i nostri, per segnare, hanno bisogno di essere serviti coi tempi giusti, altrimenti si prenderanno sempre solamente 7 tiri come contro Brindisi, un regista vero poi, non è solo quello che distribuisce i palloni ai compagni, ma anche quello che sa sempre cosa faranno i compagni, mezzo secondo prima che succeda, qualità rara, ma che negli ultimi anni, qualcuno che rivestiva questo ruolo, possedeva e faceva spesso la differenza.

Ma naturalmente, la colpa della brutta partita giocata dalla Vuelle a Brindisi, non può essere attribuita solo a Artis e Monaldi, ma anche a Blackmon, che al di là di un paio di entrate sul meno 15, non è mai stato all’altezza della sua classe, a Murray, che probabilmente non ha le caratteristiche per essere un leader, e, in parte minore anche a McCree e Mockevicius, nonostante le cifre siano dalla loro parte, perché il mancino americano, più passa il tempo, più sembra uno splendido solista, e il lungo lituano, oltre che a rimbalzo, deve rendersi utile anche in fase realizzativa.

In ogni caso, dove si deve assolutamente migliorare è in fase difensiva, perché la zona due-tre vista ieri sera è stata semplicemente dannosa e nel 10 su 28 dell’Happy Casa da tre, c’è molto demerito dei tiratori brindisini e poco merito della difesa pesarese, che è sempre arrivata con un secondo di ritardo, specialmente negli angoli, poi ci racconteranno che siamo ancora all’inizio della stagione e che tutti questi meccanismi avranno bisogno di essere ben oliati per girare al meglio, ma siamo proprio sicuri che sia solo un problema d’olio e non di chi deve far girare a dovere il motore?

 

I PIU’…….

Erik McCree: L’ 1 su 9 contro Pistoia non ci preoccupava, perché, come a tutti i tiratori, può capitare una serataccia, così come sappiamo che per Erik, prendersi meno di 15 tiri ogni domenica, risulta molto difficile, visto il suo tipo di gioco, quello che magari ci impensierisce è proprio il suo stile di gioco, anche se in questa Vuelle, uno che si assuma l’onere di segnare è necessario.

Egidijus Mockevicius:

Dopo due giornate è in testa alla classifica dei rimbalzi, con una media di 13 ogni domenica, poi servirebbero anche qualche punticino in più e qualche fallo commesso in meno, ma per adesso possiamo accontentarci.

Rimbalzi: 42 a 39 per Pesaro, aiutata certamente dai tanti errori commessi da Brindisi contro la zona, peccato che poi questi rimbalzi non abbiano portato punti facili in contropiede, con la Vuelle che ha gettato al vento sei-sette palloni per pura ingenuità.

 

…. E I MENO DELLA SFIDA BRINDISI – PESARO

Tiri liberi: 12 su 22, contro Pistoia ci eravamo illusi di non avere un problema da risolvere, contro Brindisi sono ritornate a galla le pecche individuali viste in precampionato.

Difesa: La zona ha fatto acqua da tutte le parti, quella individuale è stata battuta troppo agevolmente, contro una squadra più forte dell’Happy Casa, Pesaro avrebbe subito più di 100 punti, urge lavorarci durante la settimana.

Panchina: Contro Pistoia, 36 minuti e 6 punti, contro Brindisi, 39 minuti e 4 punti, poi dall’altra parte, Moraschini, inseguito invano dalla Vuelle quest’estate, fa un partitona, segnando 16 punti, basterà l’arrivo del russo per risolvere un problema che sembra irrisolvibile?

 

IL MOMENTO DELLA SQUADRA

Può essere veramente un ragazzino russo appena maggiorenne, alla sua prima esperienza vera da professionista, il salvatore della patria per Pesaro? Difficile rispondere a questa domanda, perché oltretutto ieri sera Shashkov non ha messo piede in campo per un problemino accusato durante il riscaldamento, quello che sappiamo è che la Vuelle, sotto la guida di Milano, crede nel ragazzo, visto che per ingaggiarlo ha speso almeno 150.000 euro, avendo dovuto pagare 40.000 euro di luxury tax per il passaggio al 6+6, ne ha dovuto spendere altrettanti per mettere sotto contratto due nuovi giocatori con lo status da professionista – l’altro è il giovane Simone Giunta, play del Bramante – ha rinunciato al premio degli italiani, a cui partecipano solamente le squadre che fanno il 5+5, e anche se non lo avrebbe mai vinto, si sarebbe portata a casa una cifra vicino ai 30.000 euro e, anche se poco, questi due nuovi giocatori deve comunque pagarli, visto che per contratto, un giocatore di serie A ha diritto ad una salario minimo di ventimila euro annui.

Shashkov giocherà, almeno all’inizio, come cambio di McCree, anche se il mancino americano ieri ha giocato la sua gara ideale, rimanendo sul parquet per tutti i 40 minuti, facendo essenzialmente i cavoli suoi, visto che in difesa si è impegnato giusto il tempo per capire quale fosse il suo avversario diretto ed in attacco ha preso il consueto, ampio numero di tiri (17), con percentuali stavolta migliori della settimana scorsa, aiutato magari anche da una tripla di tabella, ma alcune sono state di pregevole fattura, perché non è il talento che manca a McCree, quello che manca è un coach che gli dica cosa fare o non fare in campo, uno che gli faccia capire che, se vuole salire di grado e di latitudine l’anno prossimo, dovrà fare molto di più, perché in Eurolega se non difendi ti mangiano in testa, il problema è che alla nostra coppia di lunghi titolare, non piace troppo prendere le “bastonate” sotto canestro e fatica a darle senza farsi vedere dalla terna arbitrale, due difetti che non ti fanno andare troppo lontano nel campionato italiano, dove il fioretto bisogna lasciarlo a casa e si deve tirare fuori la clava per essere dominante dentro l’area colorata. Il problema infatti riguarda anche Mockevicius, che i suoi rimbalzi li prende di posizione, perché sa dove finirà il pallone, ma se c’è da lottare contro i lunghi avversari, finisce spesso per uscirne con le ossa rotte, non riuscendo ad imporsi dal punto di vista fisico.

Sommati tutti questi difetti e volendo risolverli con l’arrivo di Shashkov, il russo dovrebbe essere un buon difensore, un discreto rimbalzista e un “fighter”, uno di quelli che ama i contatti fisici, invece i punti di forza del ragazzo sono: un ottimo tiro da fuori, un discreto gioco spalle a canestro e una visione di gioco non comune a quell’età, tutti pregi che gli faranno avere una carriera più che rosea, almeno glielo auguriamo, ma che forse non giustificano, la spesa di 150.000 euro effettuata dalla Vuelle in questo preciso momento, poi magari Shashkov sarà subito determinante, perché, se la nazionale italiana avesse tra le proprie fila un 18enne di 210 cm con le sue caratteristiche, avrebbe risolto il problema lunghi per il prossimo decennio, ma un buon dottore, se conosce la causa dell’infezione, non dà al paziente un antibiotico a largo spettro, ma quello specifico per la malattia, in casa Vuelle invece si spera che l’antibiotico faccia comunque effetto, altrimenti non rimarrebbe altro che cambiare il medico di fiducia.

DAGLI ALTRI PARQUET

Tre squadre a punteggio pieno dopo 2 giornate, con “l’intrusa” Cremona, che affianca le predestinate Milano e Venezia, la Vanoli compie l’impresa di giornata, superando con merito Avellino, mentre l’Armani, con qualche patema, espugna il PalaDozza di Bologna, con Venezia invece che passa agevolmente a Pistoia, con 29 punti di scarto. L’anticipo del sabato aveva visto Torino superare solo nel finale una Trieste alle prese con una marea di infortuni, mentre a mezzogiorno, Sassari aveva superato Varese, prima vittoria anche per Brescia, che comunque non ha avuto vita facile con Reggio Emilia e per Cantù, che trascinata dagli americani, supera una Trento ancora ferma a quota zero punti.

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