Vuelle bifronte: a Brescia venti minuti gagliardi e altrettanti rivedibili

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5 novembre 2018

Vuelle a Brescia con tifosi pesaresi al seguito

Vuelle a Brescia con tifosi pesaresi al seguito

PESARO – Quella contro Brescia era la classica partita che, se vinta, avrebbe potuto cambiare l’inerzia di un’intera stagione, perché siamo convinti che la Germani sia più forte di quella vista ieri sera e che questa vittoria le servirà per uscire dallo stato di crisi, ma proprio per questo, strappare i due punti, sarebbe valso come un jolly da giocarsi al tavolo della salvezza e sappiamo che Pesaro non ne ha molti da pescare dal mazzo.

Il bicchiere mezzo pieno ti fa raccontare che per una ventina di minuti, abbiamo visto la migliore Vuelle della stagione, perché quella del primo quarto è stata quasi impeccabile, con l’attacco che si è appoggiato su Blackmon e McCree, ovvero i due giocatori più talentuosi, quelli a cui logicamente ti devi rivolgere quando hai bisogno di punti, ha difeso in maniera decente, subendo soli 17 punti, recuperando palloni importanti, catturando quei rimbalzi difensivi indispensabili per far partire il contropiede.

Ma anche la Vuelle vista dal 25esimo al 35esimo ci è piaciuta, capace di rimontare 11 punti di svantaggio fuori casa, cercando con maggiore insistenza Mockevicius, che ha vinto nettamente il duello con Beverly e Mika, affidandosi ad un quintetto atipico ma efficace, con Zanotti da numero quattro e Monaldi in cabina di regia, lascando nelle mani di Blackmon il compito di punta offensiva, difendendo in maniera decorosa, cercando di togliere a Brescia, la sua arma principale, quel pick and roll, che gli è riuscito meno del solito.

Ma se per venti minuti, la Vuelle ci è piaciuta, negli altri venti abbiamo rivisto la sua versione peggiore, quella che appena ti pressano, perdi palloni da minibasket, quella che si dimentica di fare il tagliafuori e concede troppi secondi tiri, quella che difende alla “prego si accomodi”, quella che in attacco si dimentica di far girare il pallone e forza le conclusioni, quella che “tanto ci pensa Blackmon” e gli altri quattro sul parquet partecipano alla manovra in modo soft.

Probabilmente, se si fosse giocato all’Adriatic Arena, Pesaro sarebbe riuscita ad uscire vincente dal finale punto a punto, che come ripetiamo da sei anni, rimane l’unica possibilità per la Vuelle di conquistare i due punti in palio, ma sono le vittorie in trasferta a fare la differenza, e prima o poi, deve arrivare uno squillo, altrimenti le poche vittorie che si racimoleranno in casa, non saranno sufficienti per raggiungere la salvezza, concetto che magari ancora non è stato assimilato dal nucleo straniero, quello che rimane la spina dorsale della squadra, basta vedere il minutaggio concesso allo starting five, con la speranza che prima o poi, lo vedremo remare tutto dalla stessa parte, di vedere una partita, dove Blackmon e McCree portano a casa il ventello, Mockevicius viaggi in doppia doppia, Artis chiuda con un ventello in valutazione e Murray si faccia ricordare per tutte lo cose positive fatte sul parquet, chiediamo troppo? Probabilmente sì, ma altrimenti si dovrebbe sperare nella panchina biancorossa, quella che complessivamente non raggiunge i 10 punti di media, e che non ha tanti margini di miglioramento, la palla, come sempre, passa a coach Galli e a tutto il suo staff, che dalla sconfitta contro Brescia ha sicuramente raccolto cose positive, ma 20 minuti di buon basket non sono bastati, bisogna trovare maggior continuità, limitando al massimo i passaggi a vuoto, almeno in quelle partite che puoi provare a portare a casa, come saranno le prossime tre, quelle casalinghe con Trieste e Bologna e la trasferta di Cantù, non essere all’ultimo posto, aiuta a rimanere relativamente tranquilli, ma vincere è sempre la panacea di tutti i mali.

 

I PIU’ …..

James Blackmon: Finalmente abbiamo visto la sua versione migliore, quello del bomber designato, quello che segna i tiri comodi, ma che lo diventano grazie alla sua bravura tecnica, quello che si prende 17 tiri, perché sembra la cosa più logica da fare e non perché nessuno sa cosa fare, quello che potrebbe portare Pesaro al penultimo posto il prossimo maggio.

Egidijus Mockevicius: Partita di sostanza per il lituano, che non sarà il pivot dei vostri sogni, ma che dentro l’area può sempre dire la sua, a patto che i compagni si ricordino di servirlo coi tempi giusti, non è casuale che il suo momento migliore sia conciso con la presenza di Zanotti al suo fianco.

Dominic Artis: Non è un tiratore affidabile, non è un playmaker puro, ma sa giocare a pallacanestro, ha una buona velocità di base e non ha paura dei contatti, in giro c’è di meglio, ma ci sembra in crescita rispetto a qualche settimana fa.

 

…. E I MENO DELLA SFIDA BRESCIA – PESARO

Tiri Liberi: Ne hanno sbagliati due a testa Monaldi, Artis e McCree, uno Mockevicius e Murray, senza il 9 su 10 di Blackmon, che ha fallito però quello più importante, Pesaro non avrebbe raggiunto neanche il 50%.

Lamond Murray: Un conto non essere un giocatore spettacolare, un conto giocare una partita in cui sei stato dannoso per la squadra, Murray non è un fenomeno, ma deve in ogni caso trovare il modo di rendersi utile, altrimenti il suo minutaggio scenderà vertiginosamente, fino al rischio di essere tagliato nel prossimo futuro.

Erik McCree: Era partito bene, giocando da numero quattro, poi Galli lo sposta in ala piccola, dato che dentro l’area non ci andava mai e in difesa non chiudeva mai sull’avversario, e McCree sparisce dal campo, facendosi notare solo per dei tiracci forzati e per due liberi sbagliati, deve decidere in che ruolo vuole giocare, o meglio decidersi a giocare a pallacanestro, perché finora lo ha fatto solo a sprazzi.

 

IL MOMENTO DELLA SQUADRA

La classifica non mente mai e dopo cinque giornate ha già espresso due indicazioni importanti, entrambe abbastanza prevedibili fin dall’estate: la prima è che saranno Milano e Venezia le due finaliste per lo scudetto, a meno di cataclismi non prevedibili o di un ritorno di fiamma della Sidigas Avellino, la seconda è che saranno Pesaro e Pistoia a giocarsi la retrocessione, anche se in questo momento c’è una ”intrusa” di lusso a quota zero, quella Trento, finalista scudetto nelle ultime due stagioni, che tra l’altro, quando perde, lo fa anche in maniera rumorosa, come è accaduto sabato sera ad Avellino. Cosa fanno le squadre per uscire dallo stato di crisi? La prima mossa solitamente è quella di cambiare la guida tecnica e, da questo punto di vista, Pistoia sembra la più vicina al cambio d’allenatore, con Pillastrini pronto a prendere il posto di Ramagli, in caso l’OriOra perda in casa domenica prossima contro Cremona, mentre a Trento la situazione è più fluida, con Buscaglia, che in casa Dolomiti è un’istituzione, e prima di pensare a sostituirlo, i dirigenti trentini metteranno in pratica la seconda mossa, quella di cambiare uno o due americani, con Aaron Craft che dovrebbe ritornare ad indossare la maglia dell’Aquila, ma dovrebbe arrivare anche un lungo, a dare una mano sotto canestro. Anche Pistoia si sta guardando intorno, con Patrick Auda sul banco degli imputati, insieme a L.J.Peak, ma in Toscana non hanno le risorse economiche di Trento e la ricerca dei sostituti appare più complicata. E Pesaro che mosse farà? Una l’ha già fatta, ma ce la siamo quasi dimenticata, perché l’arrivo di Shashkov non ha cambiato di una virgola l’assetto della squadra, col piccolo particolare che per ingaggiare il russo, la Vuelle ha dovuto cambiare formula, un tabù fino al giorno prima, e ha dovuto spendere dei bei soldini, investimento finora che non ha prodotto nessun frutto. La cosa strana, ma fino ad un certo punto, conoscendo chi tira le fila in casa biancorossa, è che l’allenatore non è ancora stato messo in discussione, nonostante la Vuelle abbia vinto solo una partita con l’ultima in classifica, con l’aggravante, rispetto alle scorse stagioni, che questa versione della Victoria Libertas è dotata di maggior talento rispetto al passato, e proprio per questo, avrebbe bisogno di un allenatore capace di tirare fuori il meglio dai propri giocatori, e ogni riferimento a Erik McCree non è puramente casuale. In casa Vuelle sono abituati a compiere una mossa solo verso le feste natalizie, quando la situazione della classifica si fa drammatica e il pubblico si è stancato della situazione, ma stavolta una mossa l’ha già compiuta, anche se l’ingaggio di Shashkov non è proprio farina del suo sacco, e non compiere anche la seconda potrebbe essere autolesionistico, visto che il calendario è brutto, ma non bruttissimo, ma se perdi le prossime partite, non te le fanno rigiocare perché non eri ancora pronto, e sperare che Pistoia rimanga immobile, senza prendere nessun provvedimento, non può essere l’unico schema da seguire, per una volta ci piacerebbe che fosse la Vuelle ad anticipare la mossa, che sia lei a lanciare un segnale ai suoi tifosi, non perché la classifica lo richieda, ma perché esiste un progetto, che non ti fa guardare solo alla prossima partita, ma anche al prossimo anno, e non crediamo che nella Vuelle del futuro, ci sia posto per l’attuale allenatore.

DAGLI ALTRI PARQUET

Continua il dominio di Milano e Venezia sul campionato, entrambe a punteggio pieno, dopo la vittoria dell’Armani a Torino nel posticipo e il netto successo ottenuto dall’Umana sulla Virtus Bologna, al terzo posto solitario troviamo Cremona, dopo i due punti ottenuti ai danni di Sassari, con i sardi che rimangono a quota sei punti, come Varese, uscita sconfitta dalla trasferta di Reggio Emilia, come Cantù, che perdendo a Brindisi, viene raggiunta ance dai pugliesi e ad Avellino, che certifica la crisi di Trento, rifilandogli 38 punti di scarto, con la Dolomiti che rimane a zero punti insieme a Pistoia, sconfitta anche a Trieste, prossima avversaria della Vuelle.

 

 

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