Una Vuelle da copiare e incollare per le prossime gare. Con Trieste un passo deciso verso una salvezza tranquilla

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13 novembre 2018

PESARO – Cinque minuti dopo la fine del match di ieri sera, una coppia con qualche capello bianco in testa, si avvicina alla tribuna stampa e chiede timidamente ai giornalisti presenti: “Ma non è che alla fine arriveremo ai playoff’?” Dopo gli scongiuri del caso, si cerca di chiarire che la salvezza tranquilla rimane il solo obiettivo da raggiungere al più presto, ma la coppia, non completamente convinta, saluta ed allontanandosi borbotta “però stasera sembravamo da playoff”. E’ la passione che cova sotto le ceneri del pubblico pesarese, quello che vorrebbe rivivere almeno una parte della gloriosa storia passata e che si accontenterebbe anche di qualche scampolo di gloria, dopo sei anni di latitanza. Una partita non fa primavera, anche perché Trieste era decimata e se avessimo dovuto affrontarla tra qualche giornata, il risultato avrebbe potuto essere diverso, almeno nello scarto, ma bisogna sfruttare le occasioni che il calendario ti offre, quello che non era stato fatto a Brescia la scorsa settimana, contro una Germani che poi ha perso a Trento e non ha ancora risolto tutti i suoi problemi.

In ogni caso, questa è la Vuelle che vorremmo vedere da qui in avanti, quella che durante l’estate, almeno sulla carta, sembrava superiore alle versioni precedenti ed ancora non era arrivato Shashkov, che non sarà un fattore in questo momento, ma rischia di diventarlo, soprattutto se il suo minutaggio continuerà a crescere, è la Vuelle che corre e segna, quella con due bomber designati, perché del ventello di McCree e Blackmon ne avremo sempre bisogno, anche se poi alla fine l’ago della bilancia rimane Artis, magari non proprio il prototipo del playmaker, ma che con le sue penetrazioni senza paura dei contatti, con la sua voglia di andare anche a rimbalzo e di difendere duro sugli esterni avversari, assume il ruolo di terza punta, e per le difese altrui, non è semplice fermarne tre in un colpo solo.

Coach Galli (Foto Luca Toni)

Coach Galli (Foto Luca Toni)

Tutto bene allora? La tavola è già imbandita e non ci rimane altro che sederci ed aspettare tranquilli il susseguirsi delle portate? Purtroppo no, perché anche ieri sera, appena è calata leggermente la concentrazione, si è rivista la Vuelle sprecona, quella che va in difficoltà al primo pressing, quella che lascia nelle mani avversarie tantissimi rimbalzi offensivi, quella che rimane sui blocchi e lascia troppi spazi ai tiratori, quella che si dimentica di fare il tagliafuori e che, per catturare un rimbalzo, deve toccare il pallone due-tre volte di troppo, questa Vuelle, ve lo diciamo da settembre, è una squadra bella da allenare, perché i progressi possono essere tanti e visibili ogni settimana, a patto che i giocatori entrino nello spirito giusto, quello della consapevolezza che il lavoro in palestra è fondamentale per la crescita.

Ma per crescere, occorre la presenza costante dello staff, che dovrà essere bravo ad instillare nei giocatori, quella voglia di non accontentarsi del talento donatigli da madre natura, ma di amalgamarlo con finezze e scaltrezze tecniche, sembra averlo capito anche coach Galli, che sul più 20, ha chiamato timeout, scontento di non aver visto applicate delle cose provate in settimana, giusto così, perché solo con la costante voglia di allenare il gruppo, si potrà rimanere nella posizione attuale di classifica, senza l’affanno di guardarsi sempre indietro.

 

I PIU’ ….

Tiri liberi: Pesaro attacca il ferro con decisione e si presenta in lunetta per ben 33 volte, sbagliando solo 6 conclusioni, la precisione ai liberi, più delle altre cose, è la cartina di tornasole di allenamenti mirati e della tranquillità con cui si affrontano le partite.

Tiro da tre: 50%, grazie ad un ottimo 8 su 16 dalla linea dei 6.75, ma al di là della buona percentuale, ci è piaciuta la scelta di privilegiare il gioco dentro l’area, con ben 49 conclusioni da due, perché il tiro da tre spesso è l’arma delle disperazione, mentre la scelta di tirare da distanza ravvicinata è frutto di schemi ben eseguiti.

Rimbalzi: Alla fine Pesaro ne cattura due in più di Trieste, anche se la sensazione sul campo era diversa, per il futuro, si dovrà aumentare il numero di rimbalzi puliti, quelli che ti consentono di far partire il contropiede, per segnare due punti facili.

Alexander Shashkov: Ok, ha tanto da imparare, gli mancano quei chili di muscoli, che gli consentiranno di essere protagonista anche in Eurolega, ma il tiro non si discute, l’intelligenza tattica si vede da come si muove sul parquet e ricordiamoci che è nato nel 2000, il russo può darci grandi soddisfazioni nell’immediato futuro.

 

.. E I MENO DELLA SFIDA PESARO – TRIESTE

Palle perse: 35 palloni persi complessivamente dalla due squadre (17 Pesaro. 18 Trieste), molti dei quali in maniera superficiale, senza il contributo delle difese avversarie, succede quando si gioca in velocità, non deve accadere per mancanza di concentrazione.

Assist: 25 complessivi (13 Pesaro, 12 Trieste) su 61 canestri segnati dalle due squadre, meno della metà, anche se la Vuelle ha provato qualcosa di diverso, con un paio di giochi a due tra i lunghi, da ripetere anche in futuro.

 

IL MOMENTO DELLA SQUADRA

Esultanza nel trionfale match con Trieste (Foto Luca Toni)

Esultanza nel trionfale match con Trieste (Foto Luca Toni)

“Nelle ultime cinque gare, non ho giocato come so, in questi giorni mi sono guardato allo specchio e mi sono detto che d’ora in poi, avrei dovuto dare il massimo per questa squadra” Parole e musica di Erik McCree, croce e delizia dei tifosi biancorossi, che finora hanno visto solo dei frammenti, del talento di questa ala mancina americana, potenzialmente dominante a questi livelli, ma che è ancora molto lontano dal diventarlo, visto che finora si è accontentato di giocare come sa e non come dovrebbe. Al di là dei 30 punti segnati, metà dei quali arrivati col punteggio già in cassaforte, ci è piaciuto il suo impatto sul match, quando ha preso in mano la squadra, segnando 16 punti nel primo tempo, ci sono piaciuti un paio di canestri “setosi”, di quelli che riesci a realizzare solo se hai dei polpastrelli da pianista, ci è piaciuta l’intensità messa sul parquet, magari solo a tratti, quella che gli fa venire voglia di andare anche a rimbalzo, anche se ancora siamo nettamente sotto media e, se parliamo di quelli offensivi, siamo messi ancora peggio, visto che ne ha catturati appena 3 in sei partite. Per diventare determinante, dovrebbe impegnarsi anche in fase difensiva, ma forse è chiedergli troppo, ma in attacco non gli manca niente per essere uno dei migliori nel suo ruolo, avendo un repertorio di movimenti che pochi possiedono in Italia, e se non ne siete convinti, andate a rivedervi il canestro segnato nel secondo tempo, quando, spalle a canestro, con movimenti sul piede perno da ballerino, ha aggirato l’avversario e ha concluso dolcemente a canestro con la sua mano mancina, ma lo abbiamo visto anche guadagnarsi un fallo, dal lato destro del campo, lo abbiamo visto servire un assist al bacio a Shaskov e chiudere un gioco a due con Mockevìcius, lo abbiamo visto insomma, diventare per una sera un giocatore di basket e non uno splendido solista, le cifre raccontano che finora McCree sta viaggiando a 17.7 punti di media, col 55% da 2, il 33% da tre e il 77% dalla lunetta, numeri già buoni, ma al di là delle statistiche, quello che ci interessa è la sua voglia di migliorarsi, di seguire le indicazioni del suo allenatore, di smussare il suo gioco, senza stravolgerlo, perché i suoi 15 tiri a partita dovrà sempre prenderli, ma cercando di limare le forzature, prendendosi un maggior numero di tiri semplici, il quintettone, con lui da numero tre e la coppia Shashkov-Mockevicius a presidiare l’area è un esperimento da ripetere in futuro, ma al di là delle alchimie tattiche, vorremo vedere sempre il McCree di ieri sera, quello pronto a fare il grande salto nelle competizioni europee, con la squadra che ne detiene i diritti per la prossima stagione, ma per adesso è un giocatore della Vuelle, o almeno speriamo che voglia diventarlo, e che continui a guardarsi allo specchio, cercando di trovare le giuste motivazioni per continuare nel suo percorso di crescita.

DAGLI ALTRI PARQUET

In attesa dello scontro diretto di domenica prossima, Milano e Venezia continuano la loro corsa senza sconfitte, con l’Armani che rifila il centello d’ordinanza a Reggio Emilia, mentre Venezia, solo all’ultimo minuto, riesce ad avere la meglio di una coriacea Sassari, ad inseguire il magnifico duo, rimane Cremona, che passa d’autorità a Pistoia, ancora ferma a quota zero, mentre ad otto punti, si forma il duo Avellino-Brindisi, con gli irpini che, trascinati da Cole, sbancano Varese e i pugliesi, che passano sul parquet di una Torino in temporanea difficoltà, Successi anche per Bologna, che in rimonta supera Cantù e per Trento, che trova la sua prima vittoria stagionale grazie al ritorno di Aaron Craft.

 

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