Vuelle con un’identità sempre più definita. Il ko di Avellino non cancella i segnali di crescita

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10 dicembre 2018

PESARO – Forse è meglio dirlo sottovoce, ma la partita di Avellino, potrebbe aver certificato che tipo di campionato, potrebbe fare la Vuelle da qui al prossimo maggio, un campionato dove continuerà a non partire mai da favorita, o con la tranquillità che ti porta a dire: “questa la vinciamo facile”, ma neanche che “tanto prendiamo venti punti”, perché se ieri sera, la Vuelle avesse vinto, sarebbe stata una vittoria più che legittima, arrivata al termine di un match che non l’ha mai vista crollare, con lo svantaggio che non ha mai raggiunto la doppia cifra, così come il vantaggio a dire il vero, ma si giocava fuori casa, su un campo come quello di Avellino, che non sarà un fortino – meno di 3000 spettatori – ma che in ogni caso è il parquet di una delle possibili semifinaliste, che ha tra le propria fila campioni del calibro di Cole e Caleb Green, con Nichols che non doveva giocare e, che alla fine, è stato il migliore dei suoi, e quando inserirà Patrick Young, a patto che sia sano, risalirà velocemente la classifica fino a stabilirsi al terzo-quarto posto.

Ma Pesaro, forse perché è composta da giocatori “incoscienti”, senza una reale conoscenza della storia del nostro basket, si è presentata senza nessun timore reverenziale, giocandosela per 40 minuti, alternando cose positive ad altre negative, ma dimostrando che la Vuelle è una squadra in crescita, con una sua fisionomia di gioco, che rispetto ad ottobre è notevolmente cambiata, basta vedere il numero di triple prese, che due mesi fa erano quasi uguali alle conclusioni da due, ma che nelle ultime partite è sceso notevolmente, fino alle “sole” 19 di ieri sera, contro i 52 tiri da due, e questa non è una casualità, ma la consapevolezza che il tiro da tre non è la principale arma a propria disposizione, mentre il gioco in transizione, il pick and roll con Mockevicius, l’uno contro uno di Blackmon e McCree, il tiro dai cinque metri di Murray lo sono, anche se poi sarebbe meglio evitare un altro 2 su 19 dalla linea da tre, ma anche questo dato statistico può essere messo nella colonna delle note positive, perché nel basket moderno, se segni solo 2 triple, e il tuo avversario 10, il 99% delle volte finisci per prendere un ventello, Pesaro invece ha avuto in mano il pallone della vittoria, in un finale dove ha commesso parecchi errori, soprattutto tattici, dovuti sicuramente alla stanchezza di chi, come Blackmon, è rimasto in campo per 39 minuti. Nei 97 secondi finali, quelli passati dal canestro di Mockevicius alla sirena finale, nessuna delle due squadre ha mosso il suo punteggio, ma era Avellino avanti di un punticino, quello che prima Artis, con l’errore dai cinque metri, poi Monaldi con una tripla che non ha preso neanche il ferro e poi Blackmon, con un errore in entrata e la palla persa negli ultimi secondi, non sono riusciti a recuperare, ma in mezzo ci sono stati due rimbalzi offensivi e una palla recuperata da Artis, con Avellino che in questo lasso di tempo, si è presa solo un tiro, a dimostrazione che Pesaro ci ha provato a vincere la partita, ma non ci è riuscita per propri demeriti, per quella disattenzione di Blackmon, che non si è accorto che stava scadendo il cronometro dei 14 secondi, e che ha scaricato il pallone ad Artis, con un secondo di ritardo, azione che poi avrebbe portato il play biancorosso in lunetta, dato che aveva subito fallo da Cole, ma alla fine i due punti li ha presi Avellino, come la logica prevedeva, ma la logica ad ottobre, ti faceva presagire, che non ci fosse nessuna possibilità per Pesaro di vincere, mentre invece si è perso di un solo punto, con rammarico e la sensazione che, con McCree in campo nel finale, le cose potevano finire in maniera differente, senza dimenticarsi dell’assenza di Shashov. Adesso ci aspettano due partite casalinghe molto insidiose, contro una Cremona terza forza del campionato e una Trento alla ricerca di punti, partite dal pronostico aperto, che la Vuelle ha l’obbligo di provare a vincere, per non doversi guardare sempre alle spalle.

 

BLACKMONI PIU’ …..

James Blackmon: Con i 28 punti segnati ad Avellino, si porta in testa alla classifica dei migliori realizzatori del campionato, in un match dove si è preso la squadra sulle spalle, con 22 tiri e 8 liberi, sbagliando qualche tripla di troppo, soprattutto quelle in transizione, nel finale, il pallone è finito nelle sue mani, e lo sapevano tutti, anche gli avversari, che non gli hanno permesso di prendersi il tiro della vittoria.

Lamond Murray: Gli si chiedeva di fare la spalla, prendendosi quella decina di tiri dai cinque metri, che rimangono il pezzo forte del suo repertorio, ne ha sbagliato qualcuno di troppo, ma lo preferiamo propositivo, rispetto a quello rinunciatario del mese di novembre.

Palle perse: Pesaro limita il numero di palloni gettati al vento (10), nonostante abbia giocato molto in velocità, merito dell’accorta regia di Artis e di un generale miglioramento nell’attacco alla difesa schierata.

 

…. E I MENO DELLA SFIDA AVELLINO – PESARO

Tiro da tre: 2 su 19 dalla linea dei tre punti, percentuale deficitaria, nonostante molte triple siano state scagliate col giusto timing, urge ritrovare una percentuale almeno accettabile per l’immediato futuro.

Erik McCree: Siamo sinceri, non avremmo mai creduto di vederlo uscire per falli, dato che per commetterli, si dovrebbe difendere ogni tanto, mentre McCree molte volte non ci prova nemmeno, poi siamo andati a rivederli tutti e cinque: Il primo lo ha commesso alla fine del primo quarto, quando il suo allenatore, col bonus dei falli non esaurito, aveva dato l’ordine di non far tirare Avellino, il secondo lo aveva commesso Monaldi, ma l’hanno affibbiato a lui, il terzo è arrivato su un taglio difensivo, senza nessun intenzione di commetterlo, il quarto è arrivato su uno stupidissimo intervento da dietro e il quinto è stato uno sfondamento netto ai danni di Filloy, cinque falli commessi insomma, non per evitare canestri fatti, ma completamente gratuiti, di quelli che non servono a nulla nell’economia di un match che lo ha visto, tra l’altro, sbagliare anche quattro tiri liberi.

Diego Monaldi: E’ il giocatore biancorosso, col peggiore differenziale tra minuti giocati e punti segnati, minuti che il suo coach continua a concedergli con generosità, ma che non sempre ha dimostrato di meritare.

 

IL MOMENTO DELLA SQUADRA

Guardando la classifica, la sconfitta di Avellino potrebbe sembrare meno grave del previsto, dato che la Vuelle è rimasta aggrappata al suo settimo posto, ma proprio la classifica fa nascere due sentimenti contrastanti nella tifoseria pesarese, che si divide come sempre tra ottimisti e realisti, i primi continuano a sognare un posticino sul treno per Firenze, sfruttando magari un calendario che vedrà Pesaro giocare quattro gare casalinghe delle prossime sei, quasi tutti scontri diretti tra l’altro, in ottica Final Eight, ma i realisti, proprio guardando la classifica, non possono fare a meno di notare che solamente una squadra è rimasta a quota 4 punti, e Trento tra l’altro ha le potenzialità per tirarsi fuori dai guai, che le presunte pericolanti hanno colto successi importanti, a partire da Pistoia, al suo terzo successo consecutivo, con Reggio Emilia, che senza due americani ha vinto agevolmente a Brindisi e dalla prossima settimana potrà contare sul talento di K.C Rivers, l’unica ad uscire sconfitta è stata Cantù, ma giocava con Milano e l’arrivo del nuovo main sponsor e i quasi 6000 spettatori al Pala Desio, lasciano presagire che i brianzoli non ci stanno al ruolo di vittima sacrificale. Così, non si possono dormire sonni tranquilli od accontentarsi di aver quasi vinto a Brescia ed Avellino, la gestione oculata degli ultimi possessi è quella che farà la differenza tra un settimo ed un quindicesimo posto, per quasi tutte le squadre, e specialmente per Pesaro, che per sue caratteristiche, va a folate, alternando parziali positivi a quelli negativi, soprattutto perché la panchina continua a restare la meno produttiva del campionato – solo 4 punti segnati su 81 ad Avellino – in attesa del rientro di Shashkov, la cui assenza è stata più importante del previsto ieri pomeriggio, in quel ruolo di ala grande lasciato scoperto da McCree, che se non riesce a dare il suo contributo offensivo, diventa quasi dannoso per la squadra, considerando quello che dà in difesa. Ad Avellino, per la prima volta, abbiamo visto Mockevicius prendersela coi compagni, rei di averlo lasciato troppo solo a combattere contro i lunghi avversari, e il lituano ha ragione da vendere, perché non può essere l’unico baluardo dell’area colorata, coach Galli ha provato anche la zona per arginare il senegalese Ndaye, mossa che ha parzialmente funzionato, ma finché McCree non farà quel passo in più in difesa e non sarà presente a rimbalzo, come è successo con Bologna, i conti difficilmente torneranno. Sempre parlando del lituano, non si può non notare, come sia stato aggiustato il pick and roll coi compagni, che stanno imparando a servirlo nel modo a lui più congeniale, perché cercarlo sopra il ferro non porterebbe nessun risultato, così come cercarlo a cinque metri dal ferro, Mockevicius va servito sul taglio a tre metri dal canestro, dove il lituano ha imparato a non mettere giù il pallone e a segnare in terzo tempo, e una migliore circolazione del pallone è servita anche a rimettere in ritmo Murray, che ha nell’arresto e tiro da cinque metri la sua migliore arma, non essendo solo un tiratore sugli scarichi, accorgimenti tattici che certificano il lavoro svolto settimanalmente, ma non basta ancora, così come non può essere sufficiente una zona tappabuchi, ne serve una solida, una che puoi schierare senza il timore di uscirne con le ossa rotte, c’è tanto da lavorare insomma, magari aiutati dalla tranquillità di questi venti giorni passati al settimo posto, ma siamo sempre in zona pericolo e negarlo, sarebbe un errore.

DAGLI ALTRI PARQUET

Milano continua la sua corsa solitaria in testa alla classifica, vincendo d’autorità il derby contro Cantù, alle sue spalle fa rumore la sconfitta casalinga di Venezia, fermata a 61 punti dalla difesa di coach Caja, che porta Varese al terzo posto e si candida fin da ora al titolo di miglior allenatore della stagione, a quota 12, oltre ad Avellino e Varese, sale anche Cremona, che batte una volenterosa Trieste, a 10 punti rimane solo Brindisi, sconfitta malamente in casa da una Reggio Emilia priva di due americani, mentre Bologna resta a quota 8, raggiunta anche da Sassari, dopo aver perso nettamente lo scontro diretto, a quota 6 punti, si è formato un gruppetto di cinque squadre, con Brescia che viene battuta e raggiunta da Pistoia, con i toscani alla terza vittoria di fila, e da Torino che, senza brillare, supera Trento, lasciando la Dolomiti solitaria all’ultimo posto a quota 4 punti.

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