Vuelle, boccata d’ossigeno dal “vulcano” Boniciolli

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14 gennaio 2019

49938412_2430159757055844_7536350419614695424_nPESARO – Quella di ieri a mezzogiorno è stata una partita di basket, nel senso più ampio del termine, magari non bellissima, perché metteva di fronte due squadre ultime in classifica, ma comunque avvincente, a tratti spettacolare, giocata ad alto ritmo, con giocatori di buon livello, insomma tutto il meglio che ci si aspetta da due ore – ma stavolta siamo andati lunghi – passate in un palazzetto. Ma alla fine, qualcuno deve portare a casa i due punti, e l’onore stavolta è toccato a Pesaro, che ci ha provato con tutti i mezzi a farsi sfuggire la vittoria, tra palloni persi e forzature offensive, tra una difesa lenta a rientrare e tiri scagliati allo scadere dei 24 secondi, ma è stato proprio un tiro allo scadere a scombinare tutto, in un’azione in cui tutti hanno fatto il contrario di quello che dovevano fare, iniziando da coach Galbiati, che sul più tre per Torino, non è riuscito a farsi sentire dai suoi giocatori, che avrebbero dovuto commettere fallo, ma Artis stava per dargli ragione, in un’azione – andata a rivederla .- in cui ha ignorato compagni più liberi di lui, decidendo di forzare un tiro da otto metri, che per volere della buona sorte, ha deciso di entrare dopo una parabola infinita, perché il basket è anche questo, dove una partita può essere decisa da una singola azione o da un singolo errore. Si è arrivati così all’overtime, dove il copione è cambiato di poco, con Torino che sembrava sempre sul punto di chiudere la pratica, senza mai riuscirci veramente, come era successo nei primi quaranta minuti, quelli dove la Vuelle aveva avuto un vantaggio massimo di 4 punti, e ai punti, forse la Fiat avrebbe meritato più di Pesaro la vittoria, ma la buona sorte ha deciso diversamente.

L’importanza di questi due punti sarà più chiara nelle prossime settimane, anche se la Torino vista ieri ci sembra attrezzata per togliersi dai guai, magari non velocemente, ma un girone di ritorno da 7-8 vittorie sembra alla sua portata, forse dopo un nuovo cambio in panchina, con Pillastrini in pole position per prendere il posto di Galbiati, che si trova a dover allenare una squadra che non ha costruito lui e che avrebbe bisogno di un paio di aggiustamenti, stessa situazione applicabile anche a Boniciolli, arrivato al timone di una Vuelle che non avrebbe costruito in questa maniera, e che nelle prossime settimane dovrebbe inserire un ala piccola al posto di Murray, che già sotto la gestione Galli, sapeva di avere le ore contate, anche se prima di prendere una decisione in merito, si aspetterà il ritorno di Shashkov, che a Pistoia dovrebbe esserci e, se il russo sarà abile e arruolato, si cercherà un tre, con caratteristiche complementari a quelle di Zanotti, che contro Torino ha dimostrato di avere il cuore per stare in serie A, ma che non può essere un uomo da quintetto, altrimenti la scelta ricadrà su un numero quattro con caratteristiche interne, utile a rimbalzo, ma dotato anche di un buon tiro da tre.

Così, se Torino ci sembra in grado di risalire presto la classifica, il discorso salvezza dovrebbe interessare Pesaro e Pistoia, con Cantù in stand-by, se non risolverà i problemi societari e Reggio Emilia in bilico finché sarà bersagliata dagli infortuni. Ma anche e non solo per questo, la trasferta in terra toscana di domenica prossima assume una grandissima importanza, lo sa coach Boniciolli, lo sanno i tifosi di Pesaro e lo sanno tutti i dirigenti Vuelle, ma l’importante è che ne siano consapevoli anche i giocatori, perché alla fine sono loro a dover scendere in campo con la giusta mentalità, che contro Torino è sicuramente stata diversa rispetto alle settimane precedenti, ma ancora non è sufficiente, serviranno 40 minuti – o 45 – con il minor numero di sbavature, dato che non si giocherà tra le mura amiche della Vitrifrigo Arena e questo è un fattore importante, ma sarà importante anche la settimana che verrà, dove coach Boniciolli dovrà continuare a lavorare sulla mentalità di un gruppo che ancora non è uscito completamente dalla crisi, a cui dovrà spiegare di avere un set point da giocare e conquistare in trasferta, che potrebbe portarti sul 2 a 0 negli scontri diretti, anche se poi mancheranno ancora 14 partite alla fine di un campionato, che continua ad essere equilibrato come non si vedeva da tempo.

I PIU’…..

James Blackmon: Se non avesse sbagliato due liberi, si sarebbe meritato un 9 in pagella, perché ha giocato una partita offensiva di altissimo livello, prendendosi 21 tiri senza forzarne nessuno, dando una bella mano anche a rimbalzo e soprattutto, salendo in cattedra quando McCree ha accusato la stanchezza, ma d’altra parte stiamo parlando del miglior realizzatore del campionato.

Erik McCree: i 22 tiri di McCree invece, non sono stati tutti puliti, con quelle forzature che caratterizzano sempre il suo stile di gioco, ma ieri era collegato, era propositivo ed in difesa non ha fatto grossi danni, lui più di altri, avrebbe bisogno che Shashkov tornasse disponibile, per arrivare più lucido nei minuti finali.

Tiro da tre: Nel primo tempo, la Vuelle aveva segnato solo due triple – con Blackmon – ma sappiamo che nella pallacanestro moderna, il tiro da tre è un’arma indispensabile e per vincere, Pesaro ha dovuto ritrovare la mira perduta da tempo, chiudendo con una percentuale superiore al 50% (14 su 26), grazie al 4 su 5 a testa di McCree e Artis.

Dominic Artis: Non è un tiratore, non è un playmaker, è un difensore discreto, ma non è un ragazzo che si arrende alle prime difficoltà, e dopo un primo tempo sottotono, nella ripresa si erge a protagonista, con le sue triple, le sue penetrazioni e le 9 palle recuperate, se abbiamo un solo colpo da sparare, non dovrebbe essere lui a lasciare Pesaro.

 

… E I MENO DELLA SFIDA PESARO – TORINO

Lamond Murray: Due lampi in una mattinata da comprimario, quello che probabilmente è fin dalle prime giornate, anche se forse, in un altro contesto, potrebbe rendere di più, ma non ha la necessaria autorevolezza tecnica per emergere, in una squadra con due stelle ben definite, che si prendono anche i suoi tiri.

Andrea Ancellotti: Ha detto bene Boniciolli, la sua condizione fisica è lontana dall’essere accettabile per giocare in serie A, ed oltretutto, come sempre, ogni volta che combina qualcosa di sbagliato, non è mai colpa sua.

 

IL MOMENTO DELLA SQUADRA

Una sola partita è troppo poco per confrontare la gestione Boniciolli rispetto a quella di Galli, ma due cambiamenti sono già evidenti e rispondono al nome di Zanotti e Monaldi. Simone è stato scalato nel ruolo di ala piccola, dove la sua fisicità e velocità di piedi, gli permettono di marcare sia i numeri tre e quattro avversari, accettando il cambio sistematico, permettendogli anche di essere utile a rimbalzo. Poi naturalmente, Zanotti faticherà sempre a liberarsi dentro l’area e i suoi punti dovranno arrivare dall’arco, dove gode della necessaria libertà per tirare comode triple piedi per terra, che dovrà essere bravo a mettere con maggior percentuale rispetto a ieri, finché ci sarà Murray nel suo ruolo, dovrebbe partire in quintetto, poi, quando e se arriverà il sostituto dell’americano, tornerà ad uscire dalla panchina, avendo magari acquisito la necessaria esperienza per fare bene anche in futuro. E i 28 minuti di Zanotti, non li ha giocati Monaldi, come gli capitava sotto la guida di Galli, che in lui vedeva il suo uomo di fiducia, quello che magari non produceva punti, ma non faceva troppi danni, nella Vuelle 2.0 invece, Diego dovrà alzare il suo rendimento per conquistare la fiducia di Boniciolli, che predilige giocatori propositivi a chi fa il compitino e basta, ma il problema è che non sempre Artis segnerà il ventello e avere un play di riserva senza punti nelle mani, diminuisce drasticamente le possibilità di rotazioni adeguate.

Poi, se vogliamo parlare ancora di cambiamenti, sapevamo che a livello umano, Galli e Boniciolli sono agli opposti, pacato e poco loquace il primo, vulcanico ed istrionico il secondo, uno che va sotto la curva per chiedere l’aiuto del pubblico o che non si vergogna di sgridare pubblicamente uno dei suoi giocatori, come ha fatto con Ancellotti al momento del ritorno in panchina del capitano biancorosso, anche se la differenza si nota soprattutto in conferenza stampa, dove si potrebbe andare avanti per ore a parlare di quello che è successo prima, durante e dopo la partita, dove il termine “pollitudine” rischia di diventare un tormentone, ma descrive benissimo alcuni atteggiamenti difensivi della Vuelle, che continua a prendere canestri che nemmeno in B2, ma che poi, quando ha difeso con intensità, l’ha fatto per davvero. E il coach triestino è uno che non le manda a dire, che sa che Ancellotti ha bisogno di svegliarsi, così come Monaldi, che Zanotti ha l’occasione per diventare un giocatore di serie A o qualcos’altro, che Shashkov potrebbe dare una bella mano, che se Mockevicius cattura 21 rimbalzi, fatica a segnare anche 21 punti, altrimenti non giocherebbe in riva al Foglia, e che gli americani sono stati presi per fare gli americani, ecco, l’unico di cui non ha parlato è stato Murray e non crediamo che sia stata una dimenticanza, ma una bocciatura bella e buona, anche se probabilmente anche a Lamond sarà data una possibilità la prossima settimana, quella che oggi inizierà con l’allenamento per chi ne ha davvero bisogno, mentre gli altri potranno riposarsi, anche da questo si può notare che l’aria è cambiata, ma ancora si respira quella malsana della bassa classifica, per respirare quella fresca, ci vorranno altri miracoli, come quello di ieri di Artis.

DAGLI ALTRI PARQUET

L’ultima giornata del girone d’andata ha sancito le otto finaliste della Coppa Italia e non andranno a Firenze né Trento, battuta a domicilio da Brindisi, con una tripla a fil di sirena di Moraschini, né Trieste, pur se l’Alma ha ceduto solamente all’ultimo minuto, facendo soffrire la capolista Milano più del previsto, ma l’Armani ha messo insieme la 14esima vittoria su 15 partite e, almeno in Italia, sembra essere un gradino sopra le altre. Si qualifica come seconda Avellino, anche lei vincente solo all’ultimo minuto, con Pistoia che ha venduto cara la pelle, mentre rimane al terzo posto Venezia, nonostante la terza sconfitta nelle ultime quattro uscite, con Brescia che grazie al successo sull’Umana torna a respirare, Cremona regola senza problemi Reggio Emilia e si regala il quarto posto, con Varese che rimane da sola a 18 punti, dopo la sconfitta interna subita da Bologna nel posticipo. Sabato sera si era qualificata alle Final Eight anche Sassari, vincente a Cantù, ma il Banco di Sardegna dovrà trovare un sostituto per Bamforth, out per tutta la stagione, dopo l’infortunio al menisco subito all’ultima azione. Questo il quadro delle Final Eight di Firenze: Milano – Bologna, Avellino – Brindisi, Venezia – Sassari e Cremona-Varese.

 

 

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