LA RECENSIONE: “A testa in giù”… dalle risate con la pièce al Rossini per la regia di Gioele Dix e un grande Emilio Solfrizzi

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1 febbraio 2019

Dario Delle Noci

PESARO – Il film s’intitola “Sogno di una notte di mezza età” (soggetto di Florian Zeller) il suo adattamento teatrale cui abbiamo assistito ieri sera è ”A testa in giù”. Liquidiamo subito la pellicola, uscita in Italia ad agosto scorso, che ha visto l’eclettico Daniel Auteuil (regista oltrechè interprete) sciuparsi in un soggetto ripetitivo, senza ritmo e un Gerard Depardieu offrire una prova appannata in un ruolo che –  scrivono i critici quelli seri – assolutamente non calzante per lui . Risultato: decisamente flop per un pubblico che aveva ben altre aspettative soprattutto in un periodo in cui la commedia francese la fa da padrona. Bene, noi iersera eravamo al Rossini e la rappresentazione è stata se non stratosferica estremamente piacevole, divertentissima. Forse la differenza l’ha fatta la regia di Gioele Dix?  O la intuitiva traduzione di Giulia Serafini? Oppure la coppia Solfrizzi-Minaccioni? Di certo la pièce, rispetto al film, è un’altra musica, al positivo s’intende. Spumeggiante, divertente, non scontata. Una storia che ti prende perché succede tutti i giorni ad ogni latitudine. Ma parliamone.

 

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LA SINOSSI

Daniel e Isabelle, una coppia equilibrata che vive serenamente il matrimonio e non pensa neppure lontanamente allo scossone che sarà prococato dall’incontro fortuito tra due amici di vecchia data, evento che il destino ha riservato loro. Il destino in questione si chiama Patrik (Bruno Armando) che ha lasciato la moglie Laurence per Emma (Viviana Altieri) un’esuberante e bella ragazza con una trentina d’anni di meno di lui. E, fin qui, una storia piuttosto comune oggi. La situazione comincia a ingarbugliarsi quando Daniel (Emilio Solfrizzi) decide, diremmo “spintonato”, di invitare a cena l’amico e la nuova compagna pur sapendo che sua moglie (Paola Minaccioni) è la più cara amica dell’ex moglie di Patrik. E’ da questa cena (definirla imbarazzante è un eufemismo) che la situazione precipita provocando una serie di equivoci che infiammano la situation comedy.

Il quartetto, decisamente ben affiatato, è riuscito a conquistare ed entusiasmare il pubblico del Rossini anche per il taglio che è stato dato al lavoro. Gli attori sono impegnati sul doppio fronte, al centro della scena e, contemporaneamente, ad aprire una riflessione dal retrogusto di confessione con il pubblico a scena aperta, un po’ come si faceva nel classico teatro dell’arte. Ma questo gioco non serve tanto a vivacizzare  quanto a far nascere degli interrogativi a ciascuno di noi nel quotidiano. Allora il disincanto, l’opportunismo, l’ipocrisia diventano prepotentemente loro il substrato della pièce. Buona la prova dell’Altieri che, nel difficile ruolo di scassafamiglie, riesce a conquistare la simpatia degli spettatori con la sua costante piaggeria. Istrionica, versatile, vulcanica la performance della Minaccioni, come del resto ci aspettavamo e che sembra essere sempre sul set di “notte prima degli esami”, affermata protagonista del grande schermo ma sempre a suo agio anche in tv dove è nata alla scuola della Dandini. Manco a dirlo, il mattatore del palcoscenico è sempre e costantemente lui, Emilio Solfrizzi nato per recitare, diventato da almeno un paio di decenni più che un volto popolare un viso quasi familiare. Un pugliese doc che, grazie alla mimica facciale straordinaria, riesce a essere comicamente tenero, naturale nell’imbarazzo, realistico nella vergogna. Con queste doti, la capacità artistica in primis,  e con la passione che contraddistingue il suo impegno è riuscito, dagli anni ottanta, a crescere sia nelle fiction sia nei film, regalando al pubblico momenti di spensieratezza e di comicità singolari. Ieri sera gli applausi l’hanno travolto e non a caso. Ci saremmo aspettati uno sberleffo dal “dottor linguetta” di Striscia. Non c’è stato. Ma giureremmo l’abbia fatto dietro le quinte.

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