Basket, la Coppa Italia va a Cremona, la Next Gen Cup a Trento, la Vuelle guarda al mercato. L’analisi di Pu24

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18 febbraio 2019

La Vanoli Cremona vince la Coppa Italia 2019

La Vanoli Cremona vince la Coppa Italia 2019

PESARO – Alla fine, la Coppa Italia è andata nelle mani della formazione che ha giocato meglio in questo weekend fiorentino, della squadra che, nelle tre partite disputate, è stata praticamente sempre in vantaggio, mentre negli altri quattro match si sono visti continui ribaltamenti nel punteggio, con tanto di arrivi al fotofinish e relative sorprese, mentre di sorpresa si può parlare fino ad un certo punto nella vittoria di Cremona, perché è vero che per la Vanoli è il primo successo importante, ma non lo è per il suo allenatore, con Sacchetti che ha vinto la sua terza Coppa Italia, dimostrandosi uno dei migliori coach italiani in attività, uno che sa farsi capire dai suoi giocatori, lasciandoli sì liberi di esprimersi liberamente, ma non fatevi trarre in inganno, non è un corri e tira esasperato, ma un modo corretto di concepire questa pallacanestro moderna, dove il tiro da tre è un’arma da sfruttare al 100%, se non vuoi rimanere indietro di dieci anni. Sacchetti ha dovuto tirare fuori dalla pensione, uno dei suoi pretoriani, quel Travis Diener, che a 37 anni continua ad insegnare pallacanestro ai compagni, senza dimenticarsi di segnare triple fondamentali, come nella semifinale contro Sassari, il titolo di Mvp è andato comunque giustamente nelle mani di Drew Crawford, determinante in finale ed il più continuo del weekend, ma note di merito vanno anche ad Aldridge e Mathiang, senza dimenticarsi il contributo di Ricci e Ruzzier, per una Vanoli che ormai può rimanere costantemente tra le prime quattro del nostro basket.

Ma non bisogna dimenticarsi anche della grande coppa disputata da Brindisi, arrivata alla finale leggermente più stanca di Cremona, con un roster al quale mancherebbe un rinforzo per poter sperare in qualcosa di più il prossimo maggio, ma Brown, Banks e Chappell, sono un trio di americani di grande valore e la riscoperta di un talento perduto come quello di Moraschini, è un valore aggiunto per una Happy Casa che è andata vicina ad una grande impresa, ma che è uscita tra gli applausi degli oltre tremila brindisini saliti fino a Firenze per sostenerli.

Dopo quella inedita tra Torino e Brescia dello scorso anno, è andata in scena un’altra finale inaspettata, soprattutto se si va indietro con la memoria di appena qualche mese, visto che Cremona, nell’estate 2017 non sapeva ancora se poteva disputare il campionato di serie A, e aveva dovuto aspettare il fallimento di Caserta per essere ripescata, mentre Brindisi, appena 12 mesi fa, si trovava nella stessa situazione attuale della Vuelle, 13esima con 12 punti all’attivo dopo 19 giornate, immersa in pieno nella zona retrocessione, con uno sponsor arrivato solamente tre mesi prima, dopo l’abbandono di un colosso come Enel, poi, a distanza, di nemmeno un anno, tutte e due le formazioni sono stabilmente nella parte sinistra della classifica, ad ulteriore dimostrazione come nella pallacanestro italiana, il livellamento verso il basso sia una realtà, e dove basta davvero poco, per passare dal penultimo al terzo posto, basta affidarsi ad un allenatore esperto e in grado di farsi capire dai suoi giocatori, di pescare tre-quattro americani di talento, magari anche dalla serie A2, che però non abbiano in mente di andarsene il prima possibile, ma contenti di rimanere in una società che segua un progetto ben preciso, basta prendere almeno un italiano nel giro della Nazionale, non uno dei primi dieci, ma uno nella fascia tra l’11 ed il 20, basta trovare uno sponsor affidabile, che non vuol dire che ti deve dare un milione di euro senza motivo, ma che inizi con un investimento di mezzo milione, e poi vedere come vanno le cose, sia dal punto di vista sportivo, che di ritorno d’immagine, basterebbe insomma farsi trovare pronti quando passa il treno giusto, rimanendo attaccati con i denti alla massima serie, anche se da sette anni finisci al penultimo posto, ma consapevoli che per salire basta poco, bastano programmazione ed un pizzico di malizia nella costruzione della squadra, e se questo ragionamento vi sembra adatto anche a Pesaro, ci avete azzeccato in pieno.

Tornando alla Coppa Italia, i quarti di finale erano cominciati con la netta affermazione di Cremona ai danni di Varese, partita sempre sotto controllo della Vanoli, brava a sfruttare le sue armi migliori – tiro da tre e gioco in transizione – per venire a capo delle difese di coach Caja, tradito dalla brutta partita disputata da Ronald Moore e Archie, mentre coach Sacchetti aveva avuto risposte positive da Saunders e Crawford.

Poi, è arrivata la clamorosa – ma meritata – eliminazione di Milano, dominata per 39 minuti e 59 secondi da una spumeggiante Virtus Bologna, grazie anche alla mossa di coach Sacripanti di mettere Cournooh sulle tracce di Mike James, che ha chiuso con un bruttissimo 3 su 18 dal campo, ed è stata una della cause della sconfitta di un’Armani apparsa nervosa e poco concentrata, anche se nel finale ha rischiato di portare il match al supplementare, con il tiro di Brooks arrivato a tempo scaduto.

Ma la giornata più emozionante è stata sicuramente quella del venerdì, dove sono andate in scena due clamorose rimonte, la prima l’ha effettuata il Banco Di Sardegna di coach Pozzecco, capace di recuperare dal meno 20 del terzo quarto, finendo per vincere il match, grazie ad un gancio di Cooley a due secondi dalla sirena, con la maledizione veneziana in Coppa Italia che continua, visto che l’Umana è alla sua settima eliminazione consecutiva al primo turno, ma anche Avellino deve fare il mea culpa, visto che era stata sopra anche di 16 punti, finendo però per subire la rimonta di una Brindisi mai doma, che trascinata da Banks e Brown, metteva meritatamente la testa avanti negli ultimi secondi, eliminando un’altra delle favorite di una manifestazione che, a questo punto, si è trovata senza tre delle quattro teste di serie, aprendo la strada a due semifinali aperte ad ogni pronostico.

Ed infatti sono state due partite emozionanti ed equilibrate quelle giocate sabato, davanti ad un bel pubblico, con i bolognesi sicuramente in maggioranza, ma sono arrivati anche tanti tifosi dalle altre città, comprese quelle più lontane come Sassari e Brindisi, ma a festeggiare per primi sono stati i cremonesi, con la loro Vanoli che ha fatto rispettare ancora una volta la legge dei 100 punti, dopo un primo tempo terminato 59-44, con la Virtus che ha provato a rimontare, non dando però mai l’impressione di poterci riuscire fino in fondo, e alla fine Bologna si è dovuta arrendere davanti alla magistrale prova di Travis Diener, 37 anni tra qualche giorno, ma che non ha ancora perso il vizio di trivellare le retine avversarie con le sue triple da sette metri ed oltre.

Più sofferto il successo della Happy Casa, sopra di 16 punti al 30esimo, ma che nell’ultimo quarto ha subito la rimonta di una Sassari mai doma, con coach Pozzecco che si mangerà le mani per parecchi tiri usciti di un soffio ed una cattiva gestione del pallone del possibile successo, ma alla fine Brindisi si è meritato l’accesso alla finale, con la coppia Banks-Brown ancora protagonista, senza dimenticarsi del grande contributo di Moraschini.

SITUAZIONE IN CASA VUELLE

Trento vince la Next Gen Cup 2019

Trento vince la Next Gen Cup 2019

C’era anche un pezzo di Pesaro a Firenze, con gli under 19 protagonisti della Next Gen Cup, manifestazione dove sono arrivati fino alla semifinale, anche se per arrivarci hanno vinto una sola partita, quella contro Cantù, che qualche ora prima aveva vinto di uno contro Pistoia, eliminando a sorpresa i toscani dalla corsa ad un titolo vinto poi meritamente da Trento.

Il livello della manifestazione continua ad essere pericolosamente basso, dove i giocatori pronti per la serie A si contano sulle dita delle mani, e questo deve far riflettere un movimento che non riesce da anni a sfornare giocatori da Nazionale, colpa anche di allenatori che fanno giocare le loro squadre in fotocopia, cavalcando il penetra e scarica come un religione da seguire ciecamente, dimenticandosi pick and roll ed arresti e tiro dai cinque metri, abbiamo visto almeno venti tiri non prendere neanche il ferro, percentuali dalla lunetta disastrose, contropiedi dove il pallone andava dappertutto, fuorché nelle mani dei compagni, insomma una pallacanestro brutta e ripetitiva, dove i pochi giocatori sopra i due metri si fanno beffa di avversari decisamente di taglia inferiore, per poi trovarsi in enorme difficoltà quando le cose si fanno più complicate, in mezzo a questo livellamento verso il basso, la Vuelle targata Papalini ha dimostrato di avere un solo giocatore pronto per giocare qualche minuto in serie A, anche se Federico Tognacci deve mettere su un tiro più continuo per poter dire subito la sua, mentre non siamo d’accordo sul fatto che Luca Conti domini a questo livello, perché dominare non vuol dire tirare 20 volte a partita, ma segnare 20 punti quando la partita conta davvero e gli avversari ti raddoppiano perché sei il giocatore più pericoloso, il ragazzo in prestito da Trento invece, ha segnato solo nel match vinto di 35 punti contro Cantù, mentre nelle altre tre partite ha sparacchiato e perso una marea di palloni sui raddoppi avversari, e se coach Boniciolli lo ha relegato in fondo alla panchina, ci sarà un perché.

Coach Boniciolli

Coach Boniciolli

E venendo alla Vuelle, sembra ormai decisa la formula dei sette stranieri, ovvero che si prenderà un rinforzo senza tagliare nessuno, soprattutto se il nuovo arrivato sarà un giocatore già passato in Italia questa stagione, risparmiando così i soldi per tesserarlo in Fip, euro che corrispondono su per giù, allo stipendio rimasto da percepire da Murray fino a maggio, i nomi sono sempre quelli, dal cremonese Demps, sempre in tribuna in Coppa Italia, al torinese Carr, con un’occhiata interessata a quello che accadrà oggi a Cantù, dove sembra tutto fatto per il passaggio di consegne da Gerasimenko alla nuova proprietà, ma il magnate russo non è nuovo a colpi di scena anche clamorosi, e se dovesse saltare tutto, sarebbero parecchi gli americani a lasciare la Brianza.

Pesaro guarda con interesse anche all’Australia, dove nel weekend è finita la regular season, liberando di fatto tutti i giocatori delle squadre che non disputeranno i playoff, mentre quelli impegnati nella post season, arriverebbero solo dopo metà marzo, dato che anche il loro campionato si ferma per gli impegni delle Nazionali impegnate a qualificarsi ai Mondiali, la deadline del mercato biancorosso si chiuderà stasera, perché oggi scadono i contributi, con tutte le conseguenze derivanti dal loro eventuale mancato pagamento, in situazioni caotiche come quelle di Cantù e Torino. Da domani si saprà qualcosina in più sulle posizioni di Carr e Tony Mitchell, altrimenti si dovrà virare sulla decisione di Cremona su Tre Demps. La ricerca, come affermato da coach Boniciolli, è concentrata su un play-guardia, settore dove siamo più scoperti, soprattutto in caso di qualche infortunio, mentre il reparto lunghi, dove Shashkov sembra in crescita, è abbastanza coperto, la Vuelle comunque deve darsi una mossa, perché il nuovo arrivato dovrà essere firmato in settimana, per dare il tempo a coach Boniciolli di inserirlo nel gruppo per il match del 3 marzo contro Brescia, un giorno in più non farà differenza, a patto che però la differenza la faccia il nuovo arrivato.

 

 

 

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