Antichi manoscritti e spartiti rossiniani: nuove preziose acquisizioni per la Fondazione Rossini

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27 febbraio 2019

Fondazione Rossini

PESARO – Un alone di leggenda circonda la prima opera di Rossini, Demetrio e Polibio, scritta per un’originale compagnia formata da un grande tenore (Domenico Mombelli) e dalle sue due figlie entrambe cantanti.

All’epoca della composizione Rossini aveva forse tredici, sedici o diciotto anni (dunque circa nel 1810): come sempre si diverti a imbrogliare le carte mentendo sulla sua età e raccontando che l’opera si era originata quasi per scommessa, scritta pezzo per pezzo. L’autografo scomparve nel nulla e di esso è rimasto solo un brano, il Quartetto «Donami omai Siveno», uno dei pezzi più celebri dell’opera e più volte riutilizzato da Rossini. Il manoscritto rimase proprietà della prima interprete, il grande soprano Ester Mombelli, e attraverso i secoli è giunto per via genealogica in Svizzera alla signora Lucrezia Hartmann, da cui la Fondazione Rossini acquista oggi l’autografo con il contributo della ditta SIRAM (servizi energetici) e della Banca di Credito cooperativo di Pesaro.

Anche il Quartetto è un pezzo enigmatico, cui forse Rossini rimise mano in anni successivi, dimostrando quanto fosse affezionato alla sua prima opera. Si tratta di una delle acquisizioni più importanti per la ricerca rossiniana: il valore simbolico e affettivo è inestimabile. Poterne studiare la fattura dal vivo è importantissimo per l’edizione critica di Demetrio e Polibio che sarà pubblicata dalla Fondazione Rossini nel 2020 a cura di Daniele Carnini. Il manoscritto si aggiunge agli autografi del Maestro custoditi nel Tempietto rossiniano presso Palazzo Olivieri, sede del Conservatorio e della Fondazione ed è attualmente il più antico della collezione.

Gioachino RossiniL’acquisizione è stata presentata dal vicesindaco Daniele Vimini, dal direttore scientifico della Fondazione Rossini. Ilaria Narici e dal Direttore editoriale Daniele Carnini. Presenti anche l’ingegner Guglielmo Boschetti della ditta SIRAM e il presidente della Banca di Pesaro Massimo Tonucci.

Nella stessa giornata la Fondazione festeggia anche la donazione da parte di un collezionista, Bruno Massabò, di due spartiti di opere rossiniane (Armida ed Eduardo e Cristina, quest’ultima opera mai rappresentata al ROF e la cui edizione critica sarà preparata da Andrea Malnati e Alice Tavilla nel 2021). Assieme a questi due manoscritti, Bruno Massabò dona anche quattro spartiti di opere di altri compositori: Lucia di Lammermoor, Il trovatore, Cavalleria rusticana e La bohème.

In sala, oltre a Salvatore Giordano e a Ludovico Bramanti, presidente e direttore del Conservatorio Rossini, e al sovrintendente del ROF Ernesto Palacio, lo staff della Fondazione, completato dal segretario generale Catia Amati e dal direttore delle collane Cesare Scarton.

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