LA RECENSIONE: Al Rossini spicca il volo con Ranieri “Il Gabbiano” di Cechov

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15 marzo 2019

Dario Delle Noci

PESARO – Sett’anni da compiere ma non li dimostra. Soprattutto non li dimostra la sua voce, una timbrica nata non solo per cantare ma anche per le sue performances sia teatrali sia cinematografiche. In un flash esprimiamo quelle interpretazioni degli anni 70 (Metello, Salvo D’acquisto per fare qualche esempio) che gli valsero più che giustificati riconoscimenti.E ieri sera ha calcato il palcoscenico del Rossini con una commedia del celebre scrittore, drammaturgo e medico russo, Anton Čechov. Un lavoro importante e impegnativo che – lo diciamo per curiosità – era nato sotto la cattiva stella dell’insuccesso dell’autore che non ne capiva le ragioni e che cercò di adattarne la messa in scena successivamente ma con risultati non apprezzabili. Premesso questo, ieri sera Il Gabbiano ha visto una coppia di protagonisti del nostro teatro Massimo Ranieri e Giancarlo Sepe (quest’ultimo ne ha curato regia e adattamento).

LA SINOSSI

Riteniamo stavolta sia indispensabile per raccapezzarsi in un lavoro apprezzabile ma di nicchia.E’ una vicenda che vede Treplev uno scrittore che palpita d’amore per Nina (la bella Caterina Vertova) e un rapporto estremamente spigoloso e difficile, fatto di odio/amore con la madre Irina Arkadina, un’attrice famosa sulla via del tramonto che ha come amante Trigorin. Al centro della storia un gabbiano che viene offerto a Nina come segno d’amore da Treplev che lo ha ucciso ma la donna mostra di non gradire il dono simbolo di una violenza che lei disapprova. Trigorin, come spesso accade nella vita di ogni giorno, sfrutta questa defaiance a suo favore inserendosi nel rapporto da terzo incomodo. Poi i due finiranno per convivere ed avere anche un figlio. Ma sarà una relazione travagliata che lei stessa racconterà sentendosi come il gabbiano ucciso. Triplev, geloso da sempre, si rinchiude nella sua solitudine e lavora ad alcuni manostritti. Il tutto troverà un drammatico epilogo in un salotto dove si svolge una tombolata. Qui il dramma vedrà il suo apice

E’ Sepe stesso che, nella trasposizione teatrale scatta, portandola in scena, la fotografia di un autore che vive la sofferenza interiore di chi non riusciva a darsi pace per l’insuccesso della sua rappresentazione e, per questo si affida a Čechov un amico come Marcel, un critico musicale francese e di una cultura diversa, quella russa dell’epoca, dalla quale partirà un’emanazione, un’esegesi analitica e cruda del testo tanto da farla diventare una vera e propria pietra miliare nella storia del teatro. Che dire della pièce? Emerge (c’era da aspettarselo) la figura del primattore. Come ignorare del resto la popolarità dell’artista? Massimo Ranieri, grazie alla creatività e all’intuizione di Sepe, diventa credibilmente un figlio giocando con il duplicato giovane di se stesso. E riesce nell’intento di rappresentare con questo escamotage Trepliòv in una perfetta riedizione del classico chansonnier parigino della belle epoque che si esibisce in un repertorio riadattato ai nostri giorni, esordendo con “Avec le temps” di Ferrè, a “Je suis malade” a “Hier encore” al celebre pezzo forte di Edith Piaf “La chanson des vieux amants”. Evidentemente emerge tutto il mestiere di un Ranieri che calca la scena da mezzo secolo e che in Sepe ha trovato il giusto connubio, un’osmosi più che soddisfacente fra due personalità fortemente distinte. Ma se quello che conta è il risultato va detto che la compagnia ha centrato l’obiettivo di fronte a una platea che era già pronta ad assistere a un lavoro impegnato che, non si trascina per un’ora e quaranta, ma scivola via se non in leggerezza quantomeno in alta professionalità. Non è ma allo stesso tempo è un musical che il pubblico ha applaudito tiepidamente esprimendosi con più vigore soprattutto quando Ranieri ha dato fiato all’armonia delle sue corde vocali.

Martrina Grilli, Federica Stefanelli, Francesco Jacopo Provenzano fanno parte di un cast più che affiatato. Le scene e i costumi sono curati da Maurizio Fabretti mentre le musiche, che non sono di sottofondo ma sempre in primo piano, sono affidate ad Harmonia Team coordinato dal maestro Davide Mastogiovanni. Un cast di rilievo per uno spettacolo che vede il proscenio da oltre due secoli.

Con questo si conclude la stagione di prosa che, va sottolineato senza piaggeria, riconosciamo come la migliore dell’ultimo quinquennio. Mettiamola così, un regalo per il pubblico, certo, ma un ulteriore omaggio celebrativo a Gioachino e al magnifico teatro che porta il suo nome.Detto questo, buona primavera a tutti e…a rileggerci il prossimo anno.

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