Vuelle, match-point salvezza solo sfiorato a Varese. Ora la sfida con Reggio è come una finale

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29 aprile 2019

PESARO – Per seguire la Vuelle, specialmente in questa travagliata stagione, ci si deve armare di una dose di pazienza superiore alla media, insieme a qualche anti acido, perché dopo 28 giornate, una cosa è chiara: nessuno ci capisce niente.

O meglio, nessuno è in grado di prevedere che Vuelle vedremo in campo, ma non solo alla palla a due, ma quarto per quarto, minuto per minuto, azione per azione, per la “gioia” di chi questa squadra deve allenarla, un’impresa che metterebbe alla prova chiunque, anche quelli bravi, categoria a cui probabilmente un allenatore come Boniciolli credeva di appartenere, una certezza che, dopo questi quattro mesi passati in riva al Foglia, potrebbe incrinarsi, secondo noi, perché non è facile avere tra le mani un gruppo così, e rimanere tranquilli, un gruppo che non è mai diventato un gruppo, e questo è un problema che né lui, né Galli, sono stati in grado di risolvere, ma che in ogni caso, non è composto da cattivi ragazzi, ma da giocatori imprevedibili, dotati anche di talento, ma che esprimono solo a tratti, a momenti, a folate, alternando giocate da Eurolega ad errori da campionato giovanile, e se siamo ancora qui a parlarne, a due giornate dalla fine, vuol dire che nessuno è stato in grado di porre rimedio a questa situazione.

Di partite come quelle di ieri sera a Varese, ne abbiamo viste anche troppe in questa stagione, una trama che sembra scritta con la carta carbone, dove a cambiare sono solo i protagonisti e la tempistica, ma non il finale, quello dove la Vuelle comunque, ci arriva in parità in un modo o nell’altro, ma senza dare mai la sensazione di poterla vincere, vuoi perché, come ieri, dall’altra parte, trovano l’eroe della serata, e le triple nel finale di Avramovic sono state decisive, vuoi perché in casa Vuelle, l’eroe non lo abbiamo, anche se qualcuno vorrebbe esserlo, perché a gente come Lyons e Blackmon piace avere il pallone tra le mani, anche troppo, altro problema che non si è mai riusciti a risolvere, e che porta Pesaro a giocare in maniera prevedibile.

58461765_2649674945104323_7141603746420621312_nPrendiamo la partita di Blackmon contro Varese, primo tempo chiuso con zero punti e meno sette di valutazione, secondo tempo chiuso con 22 punti e 26 di valutazione, perché il ragazzo ha talento da vendere, ma purtroppo ogni tanto si assenta, non aiutato in questo, dalla decisione del suo coach di non metterlo nello starting five, prendiamo anche la partita di Lyons, 40 minuti giocati sempre sopra le righe, preferendo le triple alle entrate, anche se le sue accelerate avrebbero fatto male alla difesa varesina, ma il ragazzo è di difficile gestione, e nessuno sembra in grado di dirigerlo sui giusti binari, prendiamo infine la partita di McCree, che almeno non ha forzato come nelle sue serate peggiori, ma ci chiediamo come sia possibile che, un ragazzo arrivato in Italia con un campionario di movimenti spalle a canestro di altissimo livello, sia diventato principalmente un tiratore da fuori, o al massimo uno che attacca il ferro solo frontalmente dal palleggio, due cose che sicuramente Erik ama fare durante la partita, ma un allenatore deve convincere i suoi giocatori a fare anche che le cose che non gli piacciono, ma che servono alla squadra e nel caso di McCree, sarebbe stato bello vederlo andare a rimbalzo con maggior continuità, per non lasciare solo il povero Mockevicius a lottare contro i mulini a vento.

E se abbiamo parlato di questi tre e perché, dalle loro mani, passeranno le speranze della Vuelle di raggiungere la salvezza domenica prossima, in una partita che si prevedeva decisiva praticamente da due mesi, dato che per evitarlo, una delle due avrebbe dovuto compiere un’impresa imprevista, invece né Pesaro, né Reggio Emilia ci sono riuscite, e si giocheranno in 40 minuti la salvezza matematica, senza aspettare il risultato di Pistoia, anche se una sconfitta dell’Oriora, darebbe la certezza di rimanere in serie A ad entrambe le squadre e sarebbe accolta con grande gioia da tutti coloro che riempiranno la Vitrifrigo Arena domenica sera, ma se hai la possibilità di farcela con le tue forze, hai il dovere di provarci, anche per una questione di orgoglio personale, abbiamo davanti una settimana intensa, in cui non servirà fare calcoli, ma prepararsi nel migliore dei modi, per una partita che vale una stagione, e non è un iperbole, ma la semplice verità.

I PIU’……

James Blackmon: Se fosse quello del secondo tempo, Milano ci farebbe già un pensierino per la prossima stagione, ma sappiamo che Blackmon è anche quello del primo tempo, quello dei zero punti a referto, ma quando è “on fire”, è uno spettacolo per chi ama la pallacanestro.

Simone Zanotti: Niente di eccezionale, ma a Varese ha fatto vedere di poter essere pericoloso anche dentro l’area, perché Boniciolli lo considera un tre, ma il fisico è quello di un’ala grande, anche se per rimanere in serie A dovrebbe migliorare il suo bagaglio tecnico.

… E I MENO DELLA SFIDA VARESE – PESARO

Erik McCree: Mentre Blackmon si è acceso nel secondo tempo, McCree è rimasto spento per tutta la partita, senza mai rendersi pericoloso, facendosi saltare in testa da chiunque nella lotta a rimbalzo, e non riuscendo mai a liberarsi in fase offensiva.

Rimbalzi: E se la tua ala grande titolare cattura appena tre rimbalzi, non ti devi stupire se gli avversari ne catturano 50 contro i tuoi 37, nonostante i soliti 13 tirati giù dal solito Mockevicius.

Selezione dei tiri: Quando ti prendi lo stesso numero di conclusioni, sia da tre che da due, vuol dire che il tuo attacco non ha brillato per fluidità, come testimoniano i soli 13 assist distribuiti.

Tiri Liberi: 11 su 21, con Wells che ne ha sbagliati quattro, ma anche i 3 falliti da McCree e i due errori di Lyons non sono da sottovalutare, per una Vuelle che non può permettersi di buttare via punti dalla lunetta.

IL MOMENTO DELLA SQUADRA

Coach Boniciolli, nel post partita, ha voluto specificare un paio di cose, la prima è che Wells non era al massimo della forma, debilitato da un forte virus intestinale, e anche per questo, la sua prestazione non è stata brillante, anche se, nonostante tutto, si è deciso di metterlo ugualmente in campo, lasciando Murray in tribuna. La seconda affermazione di Boniciolli non è una novità, perché sappiamo che non ripone troppa fiducia nei suoi ragazzi, intendendo per ragazzi, quelli che gli ha lasciato in eredità la gestione precedente, i rookie o quasi di 23-24 anni, che non gli garantiscono la necessaria dose di esperienza, non è un caso infatti, che sotto la sua guida, siano arrivati due trentenni come Lyons e Wells, due giocatori di cui si fida maggiormente e che lascia in campo praticamente sempre, se non sopraggiungono motivi esterni, come una situazione falli delicata o problemi fisici, come quelli accusati ieri sera da Wells, tecnicamente, è una decisione anche comprensibile, magari capiamo meno quella di preferire questo Artis, a cui ha concesso 23 minuti, al Monaldi degli ultimi tempi, in campo a Varese solo per 9 minuti, con il dubbio che Diego, quei tiri completamente aperti sbagliati da Artis, li avrebbe potuti segnare, ma sappiamo che il rapporto tra i due non è stato semplice dall’inizio, con quelle stanze da non aprire, che rimane una delle metafore più riuscite da parte del coach triestino.

Siamo sicuri che, anche per le ultime due partite, Boniciolli continuerà ad affidarsi a Lyons e Wells, e se Dezmine, una volta tornato al top della forma, potrebbe essere una sicurezza, o quasi, non ce la sentiamo di mettere la mano sul fuoco per Mark, arrivato a Pesaro sicuramente con la giusta mentalità, con l’intenzione di diventare il leader di questa Vuelle, sia sul campo che a parole, obiettivo che però sembra aver raggiunto solo parzialmente, perché il ragazzo ha la tendenza ad andare troppo spesso sopra le righe, dimenticandosi di essere il play della squadra e non solo quello che deve togliere le castagne dal fuoco con le sue triple, soluzione offensiva che sicuramente predilige, dato che ne tenta 7 a partita, contro i 4 tentativi da due, ma la percentuale del 30% non è una sicurezza, così come la sua selezione di tiro, con quelle triple da otto metri ed oltre, che per forza di cose abbassano la sua percentuale, Lyons è stato preso soprattutto, con la speranza che il suo talento discontinuo, potesse permettere alla Vuelle di portare a casa una vittoria insperata, a Trento ci era quasi riuscito, se non fosse stato costretto ad uscire nell’ultimo quarto per la ditata ricevuta da Craft, la speranza è che ci riesca nelle prossime due partite, magari in quella contro Reggio Emilia, per non dover arrivare a giocarci tutto a Torino, ma parafrasando un “magnifico” poeta, della Vuelle non c’è certezza, e fino alla sirena finale dell’ultima partita, i tifosi pesaresi dovranno continuare a soffrire e sperare nelle disgrazie altrui.

DAGLI ALTRI PARQUET

Sono ancora 7 le formazioni in lotta per gli ultimi 4 posti playoff a due turni dal termine, a staccare il quarto biglietto è stata Brindisi, dopo la vittoria ottenuta su Trieste, in una giornata che ha visto Milano consolidare il suo primato, grazie alla vittoria sofferta ottenuta nel posticipo su Avellino, con l’Armani che teoricamente potrebbe essere ancora raggiunta da Cremona, che nel finale ha avuto ragione di una Torino avanti nel punteggio per 30 minuti, anche se la Fiat aveva già raggiunto la salvezza sabato sera, dopo la sconfitta interna subita da Pistoia contro Cantù. Al secondo posto, insieme alla Vanoli, c’è anche Venezia, che ha faticato più del previsto ad avere ragione di una combattiva Reggio Emilia, mentre a quota 32, oltre a Trieste, è rimasta Trento, sconfitta a Bologna, con le due squadre che sono state raggiunta da Sassari, che supera in volata Brescia, ma sia la Germani, che la Virtus, con i loro 28 punti, oltre che vincere entrambe le partite rimaste, devono sperare nelle sconfitte altrui, per poter ambire ad una delle prime otto posizioni.

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