Popsophia “E’ già ieri”, l’organizzazione plaude al bilancio della settima edizione pesarese con cambio di location

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7 luglio 2019

PESARO – Si chiude “È già ieri”, ed oggi è già tempo di doverosi bilanci. L’edizione numero sette di Popsophia aPesaro ha portato grandi soddisfazioni al festival del contemporaneo. Gli organizzatori sono stati davvero contenti nel vedere che il cambio di location, il passaggio da Rocca Costanza a Piazza del Popolo, non ha minimamente intaccato l’energia del pubblico, che da giovedì 4 luglio a sabato 6 luglio 2019 ha risposto presente ad ogni proposta. Soprattutto ai due Philoshow, gli spettacoli filosofico-musicali interamente prodotti da Popsophia, con sold out che hanno dato un colpo d’occhio unico. Certamente, il cortile di Palazzo Mazzolari Mosca si è rilevato, seppur affascinante nella sua atmosfera, contenitore un po’ limitato nel numero di posti a sedere. Riprova però di un amore con la città che si conferma inossidabile. Altro che crisi del settimo anno. Un grazie allora va al Comune, sempre presente con il sindaco Matteo Ricci, il vice Daniele Vimini e l’assessore Giuliana Ceccarelli. E alla Regione, con il saluto del presidente Luca Ceriscioli.

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Siamo felicissimi della riuscita di “È già ieri” – le parole della direttrice artistica Lucrezia Ercoli -, un’edizione davvero straordinaria in termini di presenze, Ma, soprattutto, è stata un’esperienza corale, un tragitto in cui i nostri ospiti hanno seguito una sinfonia pop che ci ha condotto nella colonna sonora totalizzante. Ci siamo sì collegati alla passata edizione, ma abbiamo voluto vedere oltre il 1968 per capire cosa è rimasto oggi di quel trascorso. Scoprendo che l’eterno ritorno del sempre uguale è messaggio persistente. A Pesaro ora la nostra ambizione è crescere. Magari sognando un’edizione 2020 spalmata in ancora più giorni di programmazione e in più location”.

Andando sul ragionare, la manifestazione ha visto innumerevoli sfaccettature dell’eterno ritorno. Giovedì siamo partiti con Umberto Curi che ci ha fatto scoprire che il tempo, nella sua concezione storica, è un discorso molto più complesso del dovuto. Il caporedattore Rai Marche Maurizio Blasi ha invece raccontato il tempo della nostra magnifica regione. La sera con i Tlon abbiamo sperimentato un tempo del tutto nuovo, cioè quello cadenzato dalle decisioni del pubblico votante.

Venerdì invece abbiamo visto grazie a Fabio Camilletti che c’è un loop di situazioni che, come degli spettri, non si fanno riassorbire nel continuum del tempo. Mentre Ilaria Gaspari ha trasfigurato i grandi del passato come viatico verso la felicità. La sera il primo Philoshow ha avuto al centro quella Yesterday capolavoro dei Beatles, introdotto da Simone Ragazzoni. Che ci ha ricordato che la musica, con la sua riproducibilità, può portarci in altri mondi. E proprio i Fab Four, ha detto Massimo Donà, hanno preso tanto dal passato reinventando nel poi.

Sabato abbiamo infine omaggiato Sergio Leone con Andrea Minuz, che ci ha portato a vedere la potenza della creatività pure dietro alla copia. Suggestioni analoghe di Cesare Catà, che ha portato nella cultura di massa un continuo rimandare di remake in remake. Secondo e ultimo Philoshow su Woodstock. Scoprendo grazie a Salvatore Patriarca che la sindrome di Peter Pan ha perfino componenti essenziali di leggerezza, e con Alessandro Alfieri che il concerto dei concerti può lasciarci una spinta verso un futuro rivoluzionario. Se rivoluzione ci sarà.

Da segnalare anche gli emozionali viaggi negli anni Ottanta e Novanta percorsi da Tommaso Ariemma eRiccardo Dal Ferro.

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