L’Accademia Rossiniana regala nuove splendide voci italiane

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23 luglio 2019

IMG_1809PESARO – Le convenienze e le inconvenienze teatrali nella serata del concerto conclusivo dell’Accademia.

La convenienza è la coincidenza di due appuntamenti musicali: il concerto degli allievi dell’Accademia e quello dell’Orchestra Sinfonica Rossini che, nella Piazza del Popolo, ha proposto Omaggio a Broadway, il meglio del musical a New York. L’Accademia Rossiniana, che solitamente utilizza il Teatro Sperimentale per le prove e per il concerto finale, ha dovuto traslocare. La convenienza è appunto che da Teatro Sperimentale si è passati al Teatro Rossini, palcoscenico più prestigioso, ma anche portatore di emozioni per i giovani cantanti.

L’inconvenienza è che, causa un malinteso, il concerto è incominciato in netto ritardo: dalle ore 20 si è passati alle 20,45. Il maestro Ernesto Palacio, che del Rossini Opera Festival è sovrintendente, ma anche direttore dell’Accademia, è salito sul palcoscenico a scusarsi. Il pubblico, in verità poco numeroso come in passato, ha capito, attendendo tranquillamente il primo brano, convinto, a ragione, che comunque sarebbe stato ripagato.

Nelle ultime stagioni, l’evento più atteso al termine delle due settimane di grande lavoro per docenti e allievi ha dovuto fare i conti con gli eventi atmosferici. L’anno scorso, la grandinata che provocò ingenti danni alla città non contribuì ad aumentare l’affluenza, peraltro solitamente non all’altezza dell’avvenimento, tanto che in passato il maestro Alberto Zedda, deus ex machina dell’Accademia, minacciò di portarla altrove.

Quest’anno, ha cambiato cornice e ne ha tratto giovamento.

Facciamo nostre le parole di Cesare Sterbini, librettista de Il barbiere di Siviglia per il duetto All’idea di quel metallo: Che invenzione! Che invenzione prelibata! Bravo, bravo in verità.

Ogni riferimento è ad Alberto Zedda, che ha inventato questa magnifica realtà che anche ieri sera ha regalato l’opportunità di ascoltare in anteprima voci che saranno, ma alcune lo sono già, protagoniste del mondo rossiniano. Come sempre, gli assenti hanno avuto torto. Ci dispiace per loro.

Il concerto, che ha potuto contare su venti brani eseguiti da diciannove voci accompagnate al pianoforte da Rubén Sánchez-Vieco ed Elisa Cerri, è stato aperto dalle musiche de Il barbiere di Siviglia, protagoniste dei primi tre brani. Il basso coreano Kyeongwook Jang ha eseguito l’Aria di Basilio “La calunnia è un venticello”. Visto il ritardo, potete immaginare la sua emozione.

Applausi al Daniel Umbelino, tenore brasiliano, e Andrei Maksimov, baritono russo, impegnati nel Duetto Conte-Figaro “All’idea di quel metallo”.

Ovazione per Dean Murphy, baritono statunitense che si è esaltato nella Cavatina di Figaro “Largo al factotum della città”.

Poi sono seguiti tre brani da L’Italiana in Algeri.

Prima il duetto Lindoro-Mustafà tra Joāo Terleira, tenore portoghese, e Kyeongwook Jang, “Se inclinassi a prender moglie”, con il lusitano che ha mostrato bella voce.

Ed è arrivato uno dei momenti più interessanti della prima parte: il baritono umbro Diego Savini impegnato nell’Aria di Taddeo “Ho un gran peso sulla testa”. Magnifica interpretazione, con voce calda dolce, decisa e una mimica da attore consumato. Vero è che ha già superato i trent’anni ed ha alle spalle belle esperienze, ma ascoltandolo ci siamo subito chiesti perché venga fuori solo oggi. Proveremo a chiederglielo, aggiungendo il commento di Lucia, una vera esperta: “Mi piacerebbe chiedergli chi gli ha insegnato a muoversi così bene, aggiungendo capacità interpretativa a una bella voce”. Applausi, anzi di più, meritatissimi.

Ulyana Biryukova, mezzosoprano russo, e Jenisbek Piyazov, basso uzbeco, si sono impegnati nel Duetto Isabella-Mustafà “Oh! Che muso, che figura”.

La terza opera, La Cenerentola, ha potuto godere di tre brani. Il primo lo ha proposto Jan Antem, baritono spagnolo: La cavatina di Dandini “Come un’ape nei giorni d’aprile”.

Matteo Roma, tenore, ha dato voce a Don Ramiro nell’Aria “Si ritrovarla io giuro”. Un brano davvero difficile in cui il cantante italiano si è disimpegnato positivamente.

Chiara Tirotta, mezzosoprano italiano, ha interpretato uno dei brani più famosi: “Nacqui all’affanno, e al pianto”. Nelle note basse è stata una deliziosa Cenerentola, ma quando la voce si è alzata è sembrata più una… Giovanna d’Arco. Però ha incantato sia la platea sia chi scrive, confermandosi nella seconda parte.

Poi, ne Il Turco in Italia che ha chiuso la prima parte del concerto, abbiamo registrato l’eccellente la conferma di Diego Savini, che, sostenuto da Paola Leoci, soprano italiano, si è proposto nel duetto Fiorilla-Don Geronio “Per piacere alla signora”.

La seconda parte è stata aperta da Le Comte Ory, con Olga Dyadiv, soprano ucraino, e Diego Godoy, tenore cileno, a dare voce al duetto Comtesse e Comte “Ah! quel respect, Madame”.

Ed è arrivato, atteso da chi come noi ha seguito in streaming la masterclass di Florez, il momento di Giuliana Gianfaldoni, soprano. Dal Tancredi, a interpretato magistralmente la Cavatina di Amenaide “Di mia vita infelice… No, che il morir non è”, strappando il massimo degli applausi e i “Brava brava!”. Ha cantato con grande sentimento. Crediamo che sarà un piacere ascoltarla ne Il viaggio a Reims domenica 18 e martedì 20 agosto.

Da La scala di seta, Claudia Urru, soprano sardo, e Dmitry Cheblykov, baritono russo, hanno eseguito il duetto Giulia-Germano “Io so ch’hai buon core”.

Brava Paola Leoci, soprano italiano, nel Recitativo e Aria di Sofia “Ah voi condur volete… Ah donate il caro sposo” da Il signor Bruschino.

Applausi meritati per il duo Urru-Roma nel duetto Edoardo-Fanny “Tornami a dir che m’ami” da La cambiale di matrimonio.

Il soprano bielorusso Maria Chabounia è stata una convincente Ninetta nella cavatina “Di piacer mi balza il cor” da La gazza ladra.

Giuliana Gianfaldoni e Chiara Tirotta hanno ribadito le grandi qualità nel duetto Elena-Malcom “Vivere io non potrò” da la donna del lago.la donna del lago duettino Elena-Malcom. Se ci passate il neologismo, la loro interpretazione di un brano semplicemente divino, è stata da… applausissimi!

Jenisbek Piyazov ha cantato l’Aria di Assur “Deh… ti ferma… ti placa… perdona” da Semiramide.

Dean Murphy, insieme con Francesca Longari, soprano italiano, ha bissato il successo della prima parte interpretando Aliprando nel duetto con Matilde “Di capricci, di smorfiette” da Matilde di Shabran.

Infine, per gli ennesimi consensi della serata, il Gran pezzo concertato a 14 voci (in verità erano 19) “Ah! A tal colpo inaspettato” da Il viaggio a Reims, diretti dalla platea da Nikolas Nägele, il direttore tedesco che sarà sul podio a condurre l’Orchestra Sinfonica G. Rossini nell’ennesimo, attesissimo, Viaggio a Reims.

Il giudizio complessivo è che il Rof potrà contare su nuove importanti voci, con la consapevolezza che alcune fra le più apprezzate sono italiane. Per carità, alla larga dal “prima gli italiani”, perché la musica appartiene tutto il mondo e non ha confini, non ha musi, anzi li abbatte. Ma, come ricordava qualche settimana fa il maestro Riccardo Muti al termine del concerto per Le vie dell’Amicizia, la storia della musica ha la culla qui. Ben vengano quindi belle voci quali sono quelle di Giuliana Gianfaldoni, Chiara Tirotta e Diego Savini, ma anche delle altre connazionali che ieri sera si sono distinte nell’evento che anticipa l’imminente Rossini Opera Festival numero 40.

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