Fossombrone Teatro Festival, spettacolo “Ogni ricordo è un fiore”: martedì alle 21.30 presso l’Esedra di piazza Mazzini

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27 luglio 2019

FOSSOMBRONE – “Ogni ricordo un fiore“, il terzo e ultimo spettacolo della XVIII edizione del Fossombrone Teatro Festival, è in programma martedì 30 luglio alle ore 21.30 presso l’Esedra di piazza Mazzini a Fossombrone.

OGNI RICORDO UN FIORE
Reading musicale tratto dall’omonimo libro di L. Lo Cascio (ed. Feltrinelli)
da un’idea di Elena Marazzita

Luigi Lo Cascio / voce recitante
Michela Munari / violoncello
Nico Gori / clarinetti e sassofoni
Massimo Moriconi / contrabbasso, basso elettrico, chitarra basso
Nico Gori / musiche
Aida Studio / produzione e distribuzione esclusiva

In viaggio da Palermo a Roma rileggendo i suoi duecentoquaranta (e oltre) tentativi di romanzo, tutti interrotti al primo punto fermo, e decidere infine cosa farne. Cercare di cimentarsi in ogni genere e stile possibili, senza mai riuscire a sceglierne uno, portare a termine un’opera e potersi così dire scrittore. “Sono un tipico esempio di come agisca in maniera diffusa lo spirito incerto e schizoide dei tempi, per cui, mentre sto appena vivendo un’esperienza, mi sento accerchiato da tutte le cose che in quello stesso istante sto perdendo. E migro. Trasmigro”. Ma proprio questi tanti cominciamenti narrativi disegnano, tassello dopo tassello, la figura del protagonista: in ognuno degli incipit è contenuta una scheggia della sua vita, delle sue ossessioni, delle sue paure e dei suoi desideri. La vita stessa, in fondo, finisce sempre per essere incompiuta, “uno svolazzo di pagine sparse”.

LUIGI LO CASCIO
Biografia
Diplomato al liceo classico Garibaldi di Palermo, subito dopo si iscrive alla facoltà di medicina e chirurgia, ma dopo qualche tempo l’abbandona, per dedicarsi alla recitazione. Nel 1992 si diploma all’Accademia nazionale d’arte drammatica Silvio D’Amico con un saggio su Amleto, diretto dal Maestro Orazio Costa. Nipote dell’attore Luigi Maria Burruano, come ha ammesso lo stesso Lo Cascio durante un’intervista a “Parla con me”, fu proprio lo zio a consigliarlo a Marco Tullio Giordana per il ruolo di Peppino Impastato ne “I cento passi”.

Dopo aver recitato in due lavori classici: Margherita Gautier e Romeo e Giulietta, diretti da Giuseppe Patroni Griffi, ed essersi fatto notare in un Aspettando Godot messo in scena da Federico Tiezzi, comincia una carriera, teatrale e poi cinematografica, intensa e brillante. Nel giro di pochi anni è diretto da registi quali Carlo Quartucci in Ager Sanguinis, Elio De Capitani in “La sposa di Messina”, Roberto Guicciardini ne “La morte di Empedocle”, “La figlia dell’aria”, “Il figlio di Pulcinella”, e da Carlo Cecchi in due straordinari allestimenti di “Amleto” e del “Sogno di una notte di mezza estate”.

Nel 2000 vince il David di Donatello, come migliore attore protagonista per “I cento passi”, film che rappresenta il suo esordio cinematografico, regia di Marco Tullio Giordana che lo dirigerà in seguito nel pluripremiato “La meglio gioventù” (2003), che gli varrà il Nastro d’argento 2004, ex aequo con tutti i protagonisti maschili del film. Nel 2001 vince la Coppa Volpi come miglior attore al Festival del cinema di Venezia per “Luce dei miei occhi” di Giuseppe Piccioni. Nel 2005 dirige e interpreta “Nella tana”, un monologo tratto dall’ultimo racconto di Franz Kafka, di cui cura anche la riscrittura e l’adattamento. Per questo spettacolo vince il Premio UBU quale migliore attore. Nel 2006 lavora con Luca Ronconi nello spettacolo “Il silenzio dei comunisti”, vincendo nuovamente nell’edizione 2006-2007 il Premio UBU sempre come migliore attore protagonista.

Tra gli altri suoi maggiori lavori per il grande schermo, ricordiamo: “Buongiorno, notte”, regia di Marco Bellocchio, “La bestia nel cuore”, regia di Cristina Comencini, “Il dolce e l’amaro”, regia di Andrea Porporati, e “Sanguepazzo”, regia di Marco Tullio Giordana. Nel 2012 pubblica i testi teatrali “La caccia/Nella tana” per la Neos Edizioni, a cura di Roberto Rossi Precerutti.

Esordisce come regista nel 2012 con “La città ideale”, film presentato alla 69ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia. Nel 2018 il suo esordio narrativo: “Ogni ricordo un fiore”, edito da Feltrinelli.

LUIGI LO CASCIO
Intervista

“Ogni ricordo un fiore”: è il suo esordio narrativo. Perché, dopo aver pubblicato testi teatrali, ha deciso di scrivere un romanzo?
“È stato un procedimento graduale, anche se avevo sempre scritto delle piccole prose, degli abbozzi di racconto che però non avevo mai sottoposto a nessuno. Anche per la stesura della sceneggiatura del film “La città ideale” ho sempre scritto in prima persona, in forma narrativa. Per il teatro scrivo da quando ero in Accademia, un tentativo di risposta all’entusiasmo che provavo alla lettura di testi enormi, penso ai greci, a Kafka. Da quella fascinazione nascevano suggestioni che sviluppavo in autonomia, solo a quel punto posso ‘costruire’. Parto sempre da qualcosa di forte. Invece la scrittura del romanzo nasce dalla domanda: ‘Sarò in grado di creare storie da ciò che mi capita ogni giorno?’. Quindi capire se avessi potuto, dai fatti di tutti i giorni, dal racconto di un amico, da un sogno, un ricordo, da un articolo di giornale, creare incipit di racconti, di un’unica frase, che fermavo alla fine del periodo. A 70/80 incipit ho pensato che potesse crearsi un libro. Nel proporlo alla casa editrice mi sono reso conto di quanto potesse essere frammentario e spezzato. Per risolvere il dilemma ho creato il protagonista, Paride Bruno, che a differenza mia, che ho un approccio gioioso, voluto, piacevole allo scrivere e all’immersione scrittoria, la vive male, patisce, soffre, ha una esperienza conflittuale con la sua incompiutezza. Tutto ciò è dovuto alla sua patologia, la incompiutezza cronica multifattoriale (ICM), che lo porta a interrompere qualsiasi cosa, distraendolo e di conseguenza rendendolo incompiuto e frustrato”.

Il protagonista di questa storia è Paride Bruno, autore di oltre 240 tentativi di romanzo, tutti interrotti alla prima frase perché incapace di sceglierne uno per andare avanti: c’è qualcosa di Paride nel suo quotidiano?
“Certamente ci sono dei punti di contatto: penso all’età, al suo essere siciliano, al suo essere scrittore. La differenza è nella malattia e nel dolore dell’interruzione e della distrazione, che al tempo stesso distrugge se stesso e ciò che fa. Tutto questo gli crea grande disagio e frustrazione, cosa che io per fortuna non ho vissuto. Nel romanzo fa un viaggio da Palermo a Roma, cercando di capire se da questi 240 tentativi possa nascere un vero e proprio romanzo”.

Gli appunti di piccoli e grandi fatti quotidiani possono diventare ipotesi di racconto? Leggendo “Ogni ricordo un fiore” la risposta è positiva…
“È la struttura del romanzo, che parla del mio anno, vissuto a salti, tra le mie giornate e ciò che mi ha toccato e sfiorato in quei mesi di quotidiano esistere: migrazioni, ecologia, rapporto padre-figlio, mio fratello in difficoltà in Madagascar. Diciamo che è lo stile il collante di tutto. Cerco personalità nella ‘voce’ della mia scrittura, spero che il lettore se ne accorga”.

Che scelte ha fatto per ridurre il libro in un reading?
“Nei momenti in cui leggevo estratti del libro nelle presentazioni in giro per l’Italia, percepivo la musicalità a salti, senza la frustrazione del distacco causato dal poco tempo a disposizione per leggere. Ogni brano è un momento a sé. Elena Marazzita mi ha suggerito di musicare queste letture, con un taglio jazz, grazie a due grandi musicisti come Nico Gori e Massimo Moriconi. Forse perché sono un attore, ho sempre cercato musicalità nelle mie parole. Mi auguro che questo suono, espresso dalle parole che ho scelto, unito alla musica, venga percepito come una scrittura sonora in sé, mutuando dalla creazione poetica, che è la regina della dizione, della narrazione, della ricerca di sintesi tra forma, suono e contenuto, tramite la grana della voce”.

Che musiche avete scelto per lo spettacolo?
“Sono composizioni originali di Nico Gori, create ad hoc per il reading, che spaziano all’interno della musica jazz”.

Lei è unanimemente riconosciuto come attore e regista autorevole e attendibile: studiare, studiare, studiare. Si parte e si continua così?
“Lo studio è fondamentale, ma ho sempre cercato la passione e l’approccio passionale nella mia vita. Quindi tutto in me è teso alla crescita personale e alla manifestazione della passione in quello che faccio: un atteggiamento alla curiosità, al dubbio, su di me e sugli altri, che sono le premesse della ricerca e della sperimentazione, che non può non affiorare nelle cose a cui mi accingo. Non c’è nessun principio morale che mi spinge ad essere serio, è il grande piacere che provo nel fare: mi esalto a trattare le cose fondamentali dell’uomo, della sua natura e della sua cultura insita. Sono fortunato (ride, ndr), e non posso non appassionarmi a ciò che faccio, perché è una grande fortuna poterlo fare. Per me i maestri e i libri cardine della letteratura sono stelle polari perenni, che seguo costantemente e a cui anelo perennemente nella condizione di allievo”.

Cosa c’è nel suo futuro prossimo: cinema, teatro, un nuovo libro?
“Andrò ancora in tour con il libro, poi riprenderò lo spettacolo fatto con Sergio Rubini e Carla Cavalluzzi su Dracula, e infine sarò con ‘Il sistema periodico’ di Primo Levi con il teatro Astra di Torino, saremo tra le altre serate al ‘Franco Parenti’ di Milano e all’’Argentina’ di Milano”.

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