L’ossimoro del Rof: pubblico da tutto il mondo, ma le opere pesaresi non vengono riprese dai teatri d’oltre frontiera

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5 agosto 2019

Ilaria Narici con Pinoli, Palacio, Mariotti e Vimini oggi alla presentazione del Rof numero 40

Ilaria Narici con Pinoli, Palacio, Mariotti e Vimini oggi alla presentazione del Rof numero 40

PESARO – Pubblico cosmopolita, ma le opere made in Pesaro non conquistano i teatri del gran mondo. È l’ossimoro del Rossini Opera Festival: gli spettatori sono soprattutto stranieri, appassionati provenienti al 70 per 100 da ogni parte del globo, ma le opere che il Festival propone non conquistano gli spazi d’oltre frontiera e – aspetto assai negativo – neppure quelli italiani, ancorati a una visione datata delle opere del Cigno.

Ilaria Narici: “Rossini esige allestimenti e cantanti di primissimo ordine e, al contrario di Puccini e Verdi, non resiste a rappresentazioni mediocri”

Nella stagione numero 40, anzi XL, alla romana, è un equivoco, nel caso per niente stravagante che richiede una soluzione.

A sette giorni dal via, domenica 11 agosto con l’attesissima Semiramide, ne hanno parlato, senza nascondersi, i protagonisti della tradizionale conferenza stampa (nell’hotel Alexander di Marcucci Pinoli) di presentazione alla città del più grande evento che Pesaro ospita annualmente.

Niente autoproclami, ma l’esibizione con legittimo orgoglio di ciò che è stato fatto da quel lontano 28 agosto 1980, quando il sipario s’alzò per La gazza ladra, opera che inaugurò il Rossini Opera Festival, quell’acronimo – Rof – diventato famoso nel mondo.

Il dispiacere del sovrintendente Palacio: “Nessun teatro ha ripreso uno spettacolo magnifico qual è il Ricciardo e Zoraide del 2018”

Ahi ahi… la lingua batte dove il dente duole…

“Da sempre ci guida una linea: fare vedere i titoli rossiniani meno visti – ha commentato il sovrintendente Ernesto Palacio -. Pensate a Ricciardo e Zoraide, che l’anno scorso ha sorpreso gli spettatori. Nessun teatro ha ripreso uno spettacolo magnifico. Un vero peccato. Titoli così dovrebbero vedersi anche altrove”.

Un pensiero rafforzato da quello di Ilaria Narici, direttrice dell’edizione critica della Fondazione Rossini.

“Durante la conferenza stampa di settimane fa a Roma, ci hanno chiesto se siamo soddisfatti dell’apporto che forniamo per aumentare la conoscenza di Rossini. Che Ricciardo e Zoraide non sia stata ripresa mi fa affermare che se a Pesaro si fa di tutto per andare in questa direzione, non altrettanto avviene altrove. Non è una nostra opinione, ma un dato di fatto: Rossini è uno dei compositori più importanti dell’800, anche se è un compositore d’élite”.

La direttrice dell’edizione critica della Fondazione Rossini: “Un problema è il livello di conoscenza di sovrintendenti e direttori artistici”

Ilaria Narici ha offerto una rappresentazione che non farà piacere ai sostenitori di Verdi e Puccini, ma la sua opinione di studiosa merita la massima attenzione ed è sicuramente condivisa da chi ama Rossini e Mozart.

“Rossini compositore ha attraversato un periodo, dal 1810 (anno dell’esordio ufficiale con La cambiale di matrimonio nel Teatro San Moisè di Venezia; ndr) al 1829 (l’anno del Guillaume Tell che pone fine alla sua stagione operistica; ndr), tra l’opera settecentesca e la grande stagione del melodramma romantico. Un periodo che segna un grande passaggio vocale e di formazione delle voci. Grazie al lavoro di Alberto Zedda, è migliorata la formazione di cantanti in grado di sostenere un ruolo nelle grandi opere rossiniane, ma non è un compito facile. L’apparizione di grandi interpreti quali Juan DiegFlórez ha permesso un’epifania. Basti pensare a Matilde di Shabran. Ma Rossini è un compositore difficile, che non sopporta di vedere maltrattate le proprie composizioni, che esige allestimenti e cantanti di primissimo ordine. Attenti a ciò che sto per affermare: Puccini e Verdi resistono di più a rappresentazioni mediocri. Con Mozart e Rossini è più difficile. Rossini propone grandi difficoltà vocali, musicali e drammaturgiche”.
Non solo le voci, anche gli strumenti musicali, le orchestre.
“Sul podio non basta accendere il motorino. Il direttore deve essere capace di un rubato interno, di un accompagnamento estremamente duttile. Ecco perché abbiamo la fortuna di potere contare su Michele Mariotti, un direttore che, come in precedenza forse il solo Abbado, sa tenere lo spettacolo e accompagnare i cantanti con la giusta morbidezza”.
Però Rossini ha un problema.
“Al contrario di Mozart, segnatamente l’Idomeneo, e del barocco, Rossini non ha avuto ancora la giusta sorte. Credo che dipenda soprattutto dal livello di conoscenza dei sovrintendenti e dei direttori artistici che hanno una consapevolezza limitata dei grandi titoli”.
Insomma, più facile proporre cartelloni che vanno sul sicuro.

Il presidente onorario Gianfranco Mariotti: “Il Rof è un Festival militante che non punta sui titoli accattivanti che fanno botteghino”

Però il Rof non s’arrende e va avanti per la propria strada, nella convinzione che sia quella giusta. Lo ha ribadito Gianfranco Mariotti, deus ex machina del Rof, oggi presidente onorario della sua creatura.

“La mia presenza è un segnale evidente di continuità. Veniamo da lontano, vogliamo andare lontano, ma senza trasformarci in una rassegna tranquilla di spettacoli…”.

Ci verrebbe da aggiungere di spettacoli banali, ma è una nostra opinione, se volete un’illazione perché Mariotti non lo dice. Ricorda, però, che…

“La caratteristica del Rof e di un festival militante. Mi confortano le parole di Palacio: “È giusto che un Festival come il nostro offra tutte le possibilità. Come dice Don Magnifico: Rossini è un pozzo che più se ne cava e più ne resta da cavare”.

L’ex sovrintendente conclude sottolineando un tema che gli è caro da sempre.

“Si è chiusa una fase, quella della restituzione del catalogo. Manca solo un titolo. Il Rof l’ha realizzata senza puntare sui titoli più accattivanti che fanno botteghino. Abbiamo restituito tutto: il Rossini serio e il buffo e il semiserio, trattando tutti i titoli allo stesso modo”.

Appunto ciò che non avviene lontano da Pesaro.

L’assessore Vimini ribadisce la fiducia nel progetto: “Senza supponenza, in maniera graduale, vogliamo raggiungere tutti i cittadini”

La fiducia nel progetto è ribadita dall’assessore Daniele Vimini, che del Rof è presidente, con un intervento di grande respiro, lungimirante.

“Il Festival XL dura solo dodici giorni, ma ritengo doveroso che è molto più lungo, essendo iniziato lo scorso febbraio con l’allestimento de La cambiale di matrimonio, passando per lo spettacolo delle marionette della famiglia Colla, terminerà a novembre con la Petite Messe Solennelle in versione jazz firmata da Paolo Fresu. La nostra sfida prosegue, a Pesaro e nel mondo, grazie a un lavoro artistico e diplomatico con Oman e alle coproduzioni. Sappiamo bene che la programmazione dei teatri avviene con grande anticipo, ma se il mondo s’accontenta dei titoli più noti di Rossini, noi guardiamo avanti per espandere il nostro impegno, senza supponenza, in maniera graduale, convinti che la direzione intrapresa vada nella giusta direzione, sempre mantenendo il livello e il nome che il Rof ha conquistato negli anni”.
Il secondo proposito: aumentare il numero di spettatori italiani.
“Il pubblico straniero predominante è un fatto bellissimo. Il nostro è un pubblico che ritorna. Ma non guasterebbe che aumentasse la parte italiana”, auspica il sovrintendente Palacio.
L’assessore Vimini condivide.
“Il 70 per cento di spettatori stranieri è un dato positivo, ma dobbiamo curare anche il resto, aumentando la percentuale di italiani in generale e di marchigiani in particolare. Proprio per questo ritengo molto importante l’operazione che riguarda l’allestimento de L’italiana in Algeriprogrammata per il febbraio 2020, quando ritornerà il 29, giorno del compleanno di Rossini (ne parliamo in un altro articolo; ndr). Il successo che in questi giorni registra la stagione di Macerata testimonia che c’è un’altra platea. La nostra non è un’ossessione, ma un obiettivo. Per questo ritengo prezioso il grande lavoro nelle scuole, testimoniato dai 600 studenti che stasera saranno presenti all’antegenerale di Semiramide, o al Viaggetto a Reims. Tutto ciò non solo per rendere più preparati i cittadini, ma per essere pronti alle sfida dei prossimi anni. In un momento in cui non è facile giustificare investimenti nella cultura dal momento che non vengono percepiti dal 100 per cento della popolazione, tutto è importante, anche i Concerti dal balcone di Casa Rossini, allargando il messaggio al resto della provincia, fondamentale per un Festival sempre più sentito dalla cittadinanza”. In un periodo in cui la cultura sembra soverchiata dal nazionalpopolare, e purtroppo anche chi è grande amico del Rof non sembra rendersene conto, è una sfida oggettivamente difficile. Basti pensare ai pochi biglietti venduti per l’eccellente concerto finale dell’Accademia Rossiniana. Ma merita d’essere affrontata e sostenuta da chi ha davvero a cuore le sorti della città resa famosa nel mondo da Gioachino Rossini e dal Festival che Pesaro gli ha dedicato.

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