Verso il 40° ROF: un viaggio lungo 39 anni tra aneddoti, curiosità e ricordi del cronista

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10 agosto 2019

La scelta di Mariotti, la preveggenza di Lupatelli

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PESARO – Una sera della seconda parte degli anni Settanta, in un locale in centro assai frequentato da esponenti dell’allora sinistra extraparlamentare, fra temi nazionali e internazionali, la discussione approdò alle cose della città, alle scelte del Partito Comunista. Fra queste, l’incarico di assessore alla Cultura al dottor Gianfranco Mariotti, noto ginecologo.

L’opinione di gran parte dei partecipanti alla discussione era nettamente contraria al “medico borghese”. Però una voce indusse alla riflessione. L’espresse Giampiero Lupatelli, studi nel Liceo Scientifico Marconi, poi laurea in Economia e Commercio nell’ateneo dorico, oggi apprezzato economista, esperto di pianificazione territoriale e in valutazione economica, residente in Emilia. Le riflessioni di Giampiero, mente raffinata ed eloquio convincente, erano molto ascoltate dai “compagni” d’un tempo.

“Mariotti riporterà a Pesaro la musica lirica… finalmente potremo ascoltare Rossini”.

Lupatelli aveva ragione.

Prima da assessore, poi da sovrintendente, Mariotti ha regalato a Pesaro un prodigio, che a questo punto può essere valutato degno erede del lascito del grande compositore. Il ROF è il biglietto da visita che ha aperto a Pesaro le porte del mondo.

Il comizio di Napolitano fa cambiare idea alla base PCI

Non solo la sinistra extraparlamentare, però. Anche la base del PCI era critica nei confronti del Rossini Opera Festival, ritenuto – a torto, evidentemente – contrario agli interessi della classe lavoratrice, sperpero – addirittura – di soldi a esclusivo vantaggio delle classi più agiate, “quelle che vanno a teatro a sfoggiare abiti e gioielli”, disse un operaio particolarmente arrabbiato. Non aveva tutti i torti, l’operaio, pensando allo sfoggio anche da parte di chi era disinteressato all’opera, ma non voleva mancare alle occasioni mondane.

A fare cambiare idea ai comunisti duri e puri fu un comizio di Giorgio Napolitano. Se la memoria non inganna in occasione di un Primo Maggio sul monte di Colbordolo, ma potrebbe anche essere un altro luogo in provincia. In ogni caso, ospite del PCI di Pesaro e Urbino, fra lo stupore della maggiorana dei partecipanti, Napolitano si complimentò per la bellissima iniziativa culturale, per il Rossini Opera Festival.

“Se lo dice lui, va bene anche a noi” pensarono in molti. Allora funzionava così. Oggi non va meglio. Anzi, si direbbe peggio. Pensate per un momento a quanti sono diventati a favore del TAV ascoltando Renzi e soprattutto Salvini, due che erano contrari. Il primo lo ha scritto anche in un libro; il secondo andava in giro sfoggiando magliette antiTAV antiTRIV. Oggi annuncia che sono il progresso. Lui ci marcia, anzi marcia su tutto. Ma chi gli dà ragione senza informarsi?

Tornando a Napolitano, l’esponente dell’ala migliorista del PCI era ed è un grande appassionato di musica lirica. Più volte, da presidente della Camera e da ministro dell’Interno è venuto a vedere il ROF. Un agente di polizia che lo scortava quando era in città, pure essendo di idee opposte, raccontò che era un piacere scortare un gentiluomo che teneva un basso profilo. Insomma, niente moto d’acqua… Ci hanno confidato che Napolitano ha evitato di tornare da Presidente della Repubblica. Il ROF avrebbe apprezzato non poco, ma lui era conscio che il cerimoniale avrebbe creato problemi all’organizzazione e agli spettatori. Peccato che in seguito sia passato tranquillamente da Rossini a Verdi…ni.

Dino Trappetti, un gentiluomo alla guida dell’ufficio stampa

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A proposito di gentiluomini. Chi scrive ha potuto seguire il ROF grazie alla disponibilità di Dino Trappetti, responsabile dell’ufficio stampa del Festival. Trattava tutti, gli inviati dei giornaloni e i collaboratori delle radio locali con straordinaria cortesia, sempre a disposizione per ogni esigenza. All’inizio, l’accredito era da posto nei palchi in alto, nella migliore delle ipotesi in Secondo Ordine. Però era piacevole, a fine rappresentazione, andare a cena in collina con Dino, Enzo Polverigiani e Tullio Giacomini, ascoltando racconti del teatro che fu.

Tra Capucci e Tonucci, il trionfo del bianco

Dino ha salutato Pesaro per occuparsi della Tirelli Costumi, lasciatagli da Umberto, compagno di una vita. Ma allora, quando guidava l’ufficio stampa del ROF, i luoghi del Festival erano visitati in continuazione da grandi personaggi del mondo dello spettacolo e della moda. Roberto Capucci, una delle grandi firme italiane, elegantissimo nel suo abito bianco, visitò la sartoria del ROF e si complimentò per i costumi, bellissimi. Beh, se concedete una piccola immodestia, che però non riguarda chi scrive, ma un caro amico, Capucci si complimentò anche con la giacca di lino irlandese, di colore bianco, indossata a teatro. L’autore era Renato Tonucci, il sarto con i baffi, famoso per essere un grande sostenitore della Scavolini Basket. Purtroppo, Renato che ci ha lasciato roppo presto.

La moglie del tenore e il registratore

Una sera, la bella signora della sedia accanto si risentì per l’utilizzo del nostro piccolo registratore che “rubava” le note. Immaginiamo, con il fruscio provocato dal nastro che girava… Forse era convinta di avere a che fare con un discografico pirata, non con un giornalista di Radio Città che necessitava di un breve stacco con musica e voci per arricchire il servizio e le interviste per la rassegna stampa della mattina dopo. La signora era la moglie di Rockwell Blake, uno dei grandi tenori rossiniani.

Il foulard di Blake, il cocomero di Merritt

Rockwell e signora erano innamorati di Pesaro e del ROF. Li potevi incontrare mentre passeggiavano tra le vie del centro e quelle del mare. Una sera, da Via Rossini arrivava un venticello traditore. Blake, che doveva cantare la sera dopo, incontrò per caso Gianfranco Mariotti, in piazza per un concerto. Il sovrintendente espresse preoccupazione per le corde vocali del tenore, che si protesse subito con il foulard della signora. Chissà come avrebbe reagito Mariotti se fosse stato testimone oculare delle serate trasgressive di Chris Merritt, altro tenore americano, che amava divorare chili di cocomero e poi tuffarsi nel cuore della notte nella piscina dell’Hotel Perticari. Merritt è passato alla storia per avere ottenuto meno di quanto i critici avessero pronosticato per lui. E anche a Pesaro ha dovuto fare i conti con direttori e registi poco entusiasti delle sue prestazioni.

Ramey, maestoso in scena, cowboy fuori

Un americano che ha conquistato tutti, dal sovrintendente ai direttori e ai registi e soprattutto il pubblico del ROF è Samuel Ramey. Basso del Kansas molto amato dalle spettatrici. Era padrone della scena, maestoso. Come quando Pizzi gli fece cantare l’aria “A Maometto intorno” dopo essere saltato sulla schiena delle comparse. Fuori teatro sembrava un cowboy, con giubbe e stivaletti con i tacchi. La sua interpretazione di Lord Sidney ne Il viaggio a Reims del 1984 e del 1992 resta una delle pagine più esaltanti della storia del Festival. Come, appunto, Maometto II.

Il viaggio a Reims, ovazioni e champagne

Uno dei più grandi successi del ROF. Una sorta di festival nel festival, una hit parade dove i protagonisti sembrano sfidarsi a chi strappa l’applauso più intenso, più lungo. Semplicemente i-n-d-i-m-e-n-t-i-c-a-b-i-l-e. Vista la richiesta di biglietti – l’Auditorium Pedrotti non poteva contenere tutti, malgrado le rappresentazioni fossero quattro – la stampa fu invitata alla prova generale. Attorno al tempio della musica s’avvertiva già un’ora prima che s’era in un clima da grande evento. Che sarebbe stata una serata fantastica lo si capì quando passavano i cantanti. Fremevano anche loro. Bernadette Manca di Nissa, ineguagliabile Modestina, canticchiava, seguita con deferente devozione dagli appassionati.

La dolcezza di Kunde

Nel 2003, il Rof aveva in cartellone, come quest’anno, Semiramide. Fra gli interpreti Gregory Kunde, impegnato nel ruolo di Idreno. Intervistammo Gregory e, conoscendo la sua passione per il basket, per i Chicago Bulls di Michael Jordan, giocammo sul fatto che avrebbe cantato nel PalaFestival di Viale dei Partigiani, tempio del basket pesarese, della Scavolini bicampione d’Italia. Parlammo anche d’altro, confidandogli che a settimane di attendeva una prova difficile: un intervento al polmone destro, dove era stato individuato un possibile tumore. Le parole di Kunde, dolcissime, furono un importante sostegno morale. Anch’egli aveva affrontato un intervento chirurgico per un tumore. Oggi Gregory Kunde ha cambiato percorso e da tenore è passato al podio. L’anno scorso ha diretto Il barbiere di Siviglia che il Teatro La Fenice di Venezia ha dedicato a Rossini nel 150° anniversario della morte. Nell’occasione, ha espresso un sentito ringraziamento al ROF e ai direttori d’orchestra per tutto quello che ha imparato a Pesaro. Cogliamo questa occasione per ringraziarlo ancora per le sue parole.

La mancata diva ci dà buca

Il 2003 non fu un anno facile per chi scrive, proprio per le ragioni raccontate poco fa. Le visite mediche e gli esami clinici in attesa dell’intervento erano all’ordine del giorno. Ogni mattina s’andava ad Ancona, all’ospedale regionale di Torrette. Seguire il ROF, le opere i concerti, era un diversivo importante per non pensare ogni minuto, ogni secondo, al nemico in corpo. Fu così che l’ufficio stampa organizzò un’intervista con una giovane cantante della quale si diceva tanto bene. Forse a livello vocale. Per il resto… L’appuntamento era alle 15, davanti all’entrata dei cantanti nel Teatro Rossini. Dopo una lunga mattinata a Torrette, con esami che comportavano l’assunzione di materiale radioattivo, tanto da andare in un bagno riservato a questo tipo di pazienti, alle 13,45 lasciammo il parcheggio del nosocomio, tornando a tutta velocità, quindi infrangendo i limiti e rischiando qualche multa, pur di essere puntuali all’appuntamento. Alle 14,55 eravamo davanti al teatro, ma della diva non c’era traccia. Faceva un caldo terribile, almeno 35 gradi se la memoria non ci tradisce. Stanchi, accaldati, attendemmo il fatidico quarto d’ora accademico, poi telefonammo all’ufficio stampa, lamentando l’assenza della cantante. Dopo una decina di minuti ci comunicarono che s’era dimenticata, ma potevamo vederci il giorno dopo. Dicemmo no. Tutto sommato non sbagliammo, visto che dopo quella presenza nella storia del ROF non ha lasciato traccia.

Raina Kabaivanska, l’ultima vera diva, e il no a Pavarotti

Abbiamo avuto la fortuna d’intervistare una vera diva, secondo molti l’ultima diva: Raina Kabaivanska, soprano bulgaro, ospite del ROF 1993 per il concerto del 18 agosto, nel Teatro Rossini, accompagnata da Orchestra e Coro del Teatro Comunale di Bologna diretti da Giuseppe Grazioli e Piero Monti. Alloggiava nell’Hotel Des Bains, dove ci presentammo un po’ emozionati, sicuramente molto tesi. Lei fu fantastica, mettendoci a nostro agio. Durante l’intervista, squillò più volte il telefono. Lei fece finta di niente e continuò a rispondere con grande cordialità, quasi scusandosi per non essere una cantante rossiniana. All’ennesimo squillo, decise di rispondere, anche per capire chi insistesse così tanto per parlarle. “Ciaoooo, che bello sentirti… Sto bene, sono felice di essere a Pesaro, al ROF… No, no, noooo, non vengo a pranzo da te. Stasera ho il concerto, mi faresti riempire di cibo, e non potrei cantare…”. Chiuse il telefono e confidò: “Era Lucianone…”. Pavarotti, ovviamente, che la voleva a pranzo nella sua villa davanti al mare di Baia Flaminia. “Ma un pranzo a casa di Luciano è come un ricevimento di nozze. Fiamminghe dopo fiamminghe e tanti dolci… Impossibile dirgli di sì. Gli voglio un gran bene, ma quando una canta deve sapersi controllare”. Ce lo confidò come se ci conoscessimo da sempre. Una vera signora.

Le telefonate mattutine del maresciallo Barcellona

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Il telefono squillava molto presto in redazione. Erano da poco trascorse le 8 del mattino e la domanda era chi chiamasse a un’ora in cui le redazioni dei giornali sono deserte. Però, vista l’insistenza e il prefisso telefonico visualizzato, 0481… è di un centro in provincia di Trieste, città a cui il vostro cronista è molto affezionato, alla fine si rispose: Pronto Corriere, chi parla? “Buon giorno, vorrei parlare con…”. Buon giorno, sono io, mi dica. “Ah, buon giorno, sono il padre di Daniela Barcellona. Prima di tutto vorrei ringraziarla per l’attenzione data a mia figlia. Per seconda cosa avrei bisogno di acquistare il Corriere Adriatico. Come posso fare?”. Poi una lunga conversazione, ascoltando la passione del genitore, il suo orgoglio per la carriera di Daniela lanciata dal ROF, dalla sua magica interpretazione di Tancredi nell’opera omonima andata in scena nel 1999. Luigi Ferrari, allora direttore artistico, che volle Daniela a Pesaro.

Flórez brinda con Ferrari

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“Troppo facile prevedere un grande futuro per Flórez, pure se allora era molto giovane”. Parole di Luigi Ferrari, appunto direttore artistico del ROF dal 1992 al 2000. Però, nel 1996, quando il tenore peruviano debuttò, non tutti erano convinti della scelta vincente di Luigi Ferrari. Che però sostiene da sempre: “Ci fosse stato un altro al posto mio, non sarebbe cambiato niente”. Resta che due straordinarie voci, quelle di Daniela Barcellona e Juan Diego Flórez, le ha scelte il maestro Ferrari. Un brindisi con lo spumante omonimo

Sir Peter Moores non ama la sabbia nell’hotel

Sir Peter Moores, baronetto inglese purtroppo deceduto nel 2016, ha legato la sua fondazione al ROF, in particolare all’Accademia Rossiniana, al sostegno ai giovani cantanti. Uomo d’affari, collezionista d’arte, filantropo, dopo i giorni del Festival andava a caccia con Filippo d’Inghilterra. Lo intervistammo più volte. In un’occasione le sue parole fecero arrabbiare gli albergatori pesaresi. Alloggiava in un noto hotel di Viale Trieste, il Cruiser, e nell’intervista espresse sdegno per la sabbia nei corridoi e in camera. E confidò che alcuni suoi amici che venivano a Pesaro per il Festival preferivano alloggiare in alberghi fuori città, addirittura in Romagna.

L’orrore del giornalista

Pier Luigi Pizzi è regista, scenografo e costumista sublime, però – visto da un giornalista – ha un difetto: vorrebbe leggere l’intervista prima della pubblicazione. Non sia mai. Neppure al Papa. Però… nella vita c’è sempre un però, una volta accadde una cosa che avrebbe potuto farci cambiare idea, azzerare la nostra convinzione. Nella stagione 2001 il ROF aveva allestito uno spettacolo a Villa Caprile, la splendida villa . L’allestimento nel Teatro di Verzura. Il maledetto correttore ortografico trasformò verzura in… verdura. Potete immaginare la faccia del vostro giornalista leggendo l’articolo pubblicato il giorno dopo, quando era troppo tardi per correggere. Ecco, se Pizzi avesse potuto leggere l’intervista, avrebbe fatto, oltre che il regista, scenografo e costumista, anche il correttore di bozze, sottolineando con una doppia riga blu e rossa l’orrore del giornalista.

Da domenica, pu24.it proporrà una storia a puntate dei momenti più salienti del Rossini Opera Festival, incominciando dalla prima edizione e proseguendo con le edizioni 10 – 20 e 30.

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