Caro Rossini, il piacere è tutto nostro

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11 agosto 2019

Una foto storica: 28 agosto 1988, è la prima del Rossini Opera Festival

Una foto storica: 28 agosto 1988, è la prima del Rossini Opera Festival

ROF XL: ripercorriamo le tappe di un evento che ha regalato a Pesaro una ricchezza inimmaginabile

1980

Il nostro viaggio nella storia del Rossini Opera Festival, grazie alla Biblioteca Oliveriana che ha una ricca raccolta dei quotidiani locali (fino al 1992 del solo Resto del Carlino), incomincia, ovviamente con la prima stagione. Durante i giorni del 40° ROF proporremo – a puntate – la raccolta dei grandi momenti vissuti insieme alla musica di Rossini, che ci incanta oggi come ieri. È l’omaggio di pu24.it al Cigno e a chi ha recuperato le sue opere, proponendole all’attenzione degli spettatori che arrivano a Pesaro da tutto il mondo. Grazie Rossini.

”Un’avventura dell’intelligenza che durerà a lungo”

Il 12 agosto 1980, la pagina pesarese del Resto del Carlino titola: Alla scoperta del vero Rossini, lontano da miti e luoghi comuni

Ivana Baldassarri, storica firma delle pagine pesaresi del quotidiano bolognese, la pubblicista che vanta il maggiore numero di edizioni viste e raccontate, intervista Gianfranco Mariotti, assessore alla Cultura del Comune, e scrive:

“Pesaro si appresta ad inaugurare una manifestazione per molti versi “difficile” che ha come intento di esaminare e rappresentare Rossini e la sua opera nell’ottica di un recupero storico-filologico mai fatto prima d’ora. È il Rossini opera festival (rigorosamente minuscolo; ndr) che Pesaro organizza per proporre al mondo il vero profilo del suo figlio più grande”.

Mariotti ha sempre nutrito un amore che è andato aumentando via via che attraverso studi e approfondimenti ha scoperto un Rossini nuovo, più grande, ancora più genio.

“In effetti è quasi incredibile – dice Mariotti – che un compositore così grande e così popolare sia in realtà malnoto e, anzi, in gran parte sconosciuto. L’eccezionale lavoro critico della Fondazione Rossini, specie nell’ultimo decennio, lo sta dimostrando. I pochi lavori di Rossini rimasti in cartellone, dopo la sua eclisse come uomo di teatro, hanno subito fino ad oggi tali manomissioni che la stessa immagine artistica e umana del Maestra ha finito per restare profondamente turbata. Secondo la tradizione, Rossini fu un bonario, spiritoso mangione, maestro dell’opera buffa; in realtà egli fu altrettanto grande nel genere serio e, come vedremo al Festival, in quello semiserio… Ma la novità vera è un’altra, ed è il prodigioso rivelarsi di un genio di cui molti, in realtà, non sospettavano l’originalità: è questa “scoperta” la ragione del dilagante interesse internazionale per Rossini”.

Trentanove anni fa Mariotti anticipava ciò che sarebbe accaduto nei decenni successivi.

“Il Festival nasce come la prosecuzione ideale, sul piano dello spettacolo, dell’attività scientifica della Fondazione. Cioè, scopo primo del Festival è fare Rossini come va fatto e il Comune affronta questo grande impegno sentendosi esecutore di un dovere nazionale. Alla manifestazione sarà collegato, l’anno prossimo, un concorso di voci “rossiniane” e in prospettiva pensiamo anche a una scuola belcantistica nella nostra città”.

“Quella di Pesaro – scrive ancora Ivana Baldassarri – non sarà assolutamente una normale stagione lirica come quelle, pur celeberrime, di Verona o di Macerata, non ci saranno come richiamo fenomeni di divismo”.

Mariotti conclude: “È un’avventura dell’intelligenza che durerà – mi auguro – moltissimi anni”. Intanto sono trentanove. Ed è con piacere che raccontiamo un particolare che abbiamo appreso sabato mattina dalla voce di Paolo Teobaldi, narratore della Pesaro di oggi e di ieri. Ci siamo incontrati per caso davanti alla libreria Il Catalogo, in Via Castelfidardo, e gli abbiamo trasmesso i saluti di Giampiero Lupatelli, che noi abbiamo citato ieri nell’articolo “Verso il 40° ROF: un viaggio lungo 39 anni tra aneddoti, curiosità e ricordi del cronista”. Teobaldi ha confermato quanto da noi raccontato: molti esponenti della sinistra extraparlamentare erano contrari al Festival. Massimo Dolcini, “maestro di grafica”, mentore di giovani grafici di valore, spiegò loro che il ROF sarebbe stato una fonte inesauribile di lavoro, anticipando che per decenni ci sarebbe stato da fare dentro e attorno al festival: locandine, opuscoli pubblicitari, manifesti, striscioni. Il ROF avrebbe lavoro a tante persone. È andata proprio così.

Ritorniamo all’articolo di Ivana Baldassarri che si conclude con un auspicio:

“È sempre venuto spontaneo fare paralleli fra Pesaro e Salisburgo, diventata grazie a Mozart uno dei centri mondiali della musica: si è sempre detto con ironia autodistruttiva che Pesaro non riusciva a fare altro, ogni quattro anni, che a far portare, da due bei vigili in alta uniforme, una corona d’alloro alla casa del Maestro: ora la strada imboccata dal Comune di Pesaro con la collaborazione artistica della Fondazione con il ROSSINI OPERA FESTIVAL (ora tutto maiuscolo; ndr) ci auguriamo sia quella giusta, perché Pesaro dimostri di essere la degna patria di un genio di nome Gioacchino Rossini”.

Allora con la doppia c, abbandonata in seguito.

Più spazio al ritiro sloveno della Scavolini che al ROF

Intanto, però, dalla città non arrivavano segnali di particolare interesse, se è vero che il 27 agosto, ancora sulla prima pagina del Carlino, c’era più spazio al racconto che Pero Skansi, allenatore della Scavolini, sul ritiro biancorosso in Slovenia: Soddisfatto dei nuovi arrivati. Nessun problema: la famiglia Mariotti, dal padre Gianfranco ai figli Giacomo, oggi responsabile dell’ufficio stampa, e Michele, che dirigerà la Semiramide del quarantesimo ROF, è tifosissima della Victoria Libertas.

Tutto questo, però, il giorno prima del grande debutto del ROF, che può contare su un breve articolo dal seguente titolo: Un virtuoso tenore americano per le «tessiture» di Rossini. A corredo l’occhiello per anticipare: Domani s’inaugura il 1° festival con la «Gazza ladra». Allora i giornali abbondavano dei cosiddetti caporali, le virgolette basse.

Il tenore era Bruce Brewer nel ruolo di Giannetto. Per gli altri protagonisti, consultate il sito del ROF ed entrate nella pagina La nostra storia che racconta tutte le edizioni.

Un altro articolo negli Spettacoli è firmato da Adriano Cavicchi e ha questo titolo: Rossini da oggi gran «vedette» nella sua Pesaro

Il gran giorno è arrivato: giovedì 28 agosto va in scena La gazza ladra, ma l’articolo di presentazione nella pagina Carlino Marche è di taglio basso, in fondo alla pagina, preceduto, scritto con il massimo rispetto, dalla notizia, corredata di foto, che Il Quintetto Rossini ha concluso la tournée marchigiana.

Insomma, il quintetto d’ottoni guidato dal Maestro Alberto Mencucci riscuoteva maggiore attenzione del ROF.

Per il Festival ci si doveva accontentare di questo titolo: Si apre stasera a Pesaro il Festival su Rossini, e per occhiello Con l’edizione critica de «La gazza ladra»

La Cronaca di Pesaro propone un bis: Rossini Opera Festival ore 20 «La gazza ladra» è il titolo e nell’articolo è proposto il lungo elenco degli inviati, ma anche il racconto della prova generale a cui hanno assistito i giornalisti: Applausi scroscianti è scritto nel catenaccio, dopo avere ricordato che è imponente la presenza della stampa estera.

Lo stesso giorno, il Carlino Spettacoli titola: Per un’Aida che parte una Gazza che arriva

Insomma, chiudeva la stagione dell’Arena di Verona, iniziava il Festival pesarese.

E la Gazza volò altissima

Più spazio al commento sulla prima volta del ROF: Festosa, applaudita gazza ladra, il titolo.

È andata felicemente in scena ieri sera, per la prima dell’edizione critica, la «Gazza ladra».

Il 30 agosto, in Cronaca, Ivana Baldassarri firma un articolo che esalta una peculiarità: Gavazzeni il genio di Rossini ci porta in dono anche l’orchestra la «pesarese»

Al titolo s’aggiunge l’occhiello: Opera esemplare e illuminante per la storia e l’estetica rossiniana

L’articolo: Un ministro, un pubblico d’eccezione, tanti applausi e grande emozione per questa «Gazza Ladra» (diventata maiuscola) in edizione critica che Pesaro ha presentato in occasione dell’apertura del 1° Rossini Opera Festival, la manifestazione musicale che ha chiamato nella nostra città critici, musicisti qualificati, e un pubblico entusiasta dall’Italia e dall’estero.

E negli Spettacoli Cavicchi annuncia: La Gazza ladra ha volato altissima, non disdegnando un paragone con Mozart…

“Al confronto, le difficilissime opere di Mozart, come Flauto magico oppure Così fan tutte appaiono quasi lavori di modesta difficoltà. Cosa abbia spinto gli amministratori pesaresi ad un esordio così rischioso è presto detto. La Fondazione Rossini di Pesaro lavora da anni all’edizione critica degli spartiti del grande operista e nella passata primavera, dopo anni d’intenso lavoro da parte di un qualificato gruppo di musicologi, venne pubblicamente presentata la prima opera, appunto La gazza ladra”.

Sono i giorni in cui Pesaro è presa dall’amata Scavolini e dalla Vis. Titola il Carlino: Palas: debutto biancorosso di Silvester e Bouie. Ancona: una Vis finalmente completa in Coppitalia

Ma c’è spazio, per fortuna, anche per L’inganno felice, la seconda opera della stagione d’esordio.

L’apertura della Cronaca di Pesaro del 5 settembre, con l’articolo firmato da Ivana Baldassarri, ha per titolo «L’inganno felice»: un presagio rossiniano riproposto con successo all’Opera Festival

L’occhiello: Teatro gremito e applausi agli interpreti della seconda opera semiseria

Scrive Baldassarri: Grande pubblico e sincero entusiasmo anche per «L’inganno felice» la seconda opera in cartellone del «Rossini Opera Festival», terza opera composta dal musicista pesarese.

Inaugurato il 28 agosto, il ROF si conclude il 7 settembre.

Il Carlino di quel giorno lo ricorda ai lettori con un riquadro che va sotto anche una breve di cronaca: Un pesarese infortunato mentre apriva la sedia sdraio sulla spiaggia. Ha riportato la frattura della falange unguenale del quinto dito della mano sinistra con prognosi di 20 giorni.

Il titolo sul ROF: Si chiude questa sera il festival rossiniano

Il catenaccio precisa: Sarà eseguita La passione secondo San Giovanni di J. Sebastian Bach

1984

”Il viaggio a Reims” è un trionfo a livello mondiale

La foto di uno dei momenti più esaltanti del ROF

La foto di uno dei momenti più esaltanti del ROF

Un anno fondamentale per le fortunate sorti del Rossini. Intanto perché il 14 agosto, nella pagina degli Spettacoli del Carlino è riportata, a nome del ministro Lagorio, la dichiarazione di Giorgio Punzo, capo della segreteria del ministero dello Spettacolo. Il titolo: Lagorio: Rossini Festival vivrà

Sia maledetto lo spazio che fa sparire Opera, ma se la forma è errata resta la sostanza: «Il Rossini Opera Festival non morirà. Non sarà certo il ministero dello Spettacolo a indicare pollice verso nei confronti di una manifestazione della serietà di quella che ogni annosi svolge a Pesaro e che dà un così alto contributo alla cultura musicale mondiale». Lo ha affermato in un’intervista all’Agenzia Italia il capo della segreteria del ministro Lagorio (in questi giorni in vacanza). «Ci rendiamo conto delle critiche che i responsabili del festival hanno rivolto in particolare al ministero e alla Regione circa l’inadeguatezza dei finanziamenti. Posso dire – ha affermato Punzo – che il meccanismo dei finanziamenti a pioggia elargito dall’apposita commissione di 40 persone in cui sono rappresentati tutti gli esponenti, dai sindacati agli enti lirici, va sicuramente rivisto perché non seleziona gli interventi».

Tranquillizzato economicamente, si fa per dire, visto che il tema lo accompagnerà per tutta la sua storia, il ROF è in polemica anche con la Rai per la scarsa attenzione riservata al Rossini Opera Festival. L’assessore Mariotti, che è anche direttore del Festival, ha precisato che «l’intervento della TerzaRete per la ripresa televisiva della prima mondiale de Il viaggio a Reims diretto da Claudio Abbado fu richiesto dopo il fallimento di una trattativa protrattasi per alcuni mesi con le altre due reti nazionali. La trattativa fu interrotta con l’argomentazione, apertamente espressa, secondo cui la linea della Rai sarebbe quella di privilegiare l’indice di ascolto… Resta il fatto tuttavia – ribadisce Mariotti – che la linea complessiva dell’ente televisivo di Stato tende purtroppo a scoraggiare operazioni di questo tipo».

Arriva il grande giorno. Il 15 agosto, con una foto notizia in apertura di pagina (tre fotografia e una doppia lunga didascalia) il Carlino annuncia: Con Rossini, a Reims ribadito dal catenaccio: Prima mondiale dopo la prova generale di ieri sera. È l’avvenimento musicale dell’anno. Grande schermo in piazza.

Impossibile non emozionarsi, anche la cronista diventa tifosa: L’aria aristocratica del «Pedrotti» stravolta da una tempesta di attrezzature per l’evento musicale dell’anno, quel «Viaggio a Reims» di Rossini che nessuno di noi ha mai visto né ascoltato. Un permesso speciale ci ha consentito l’ingresso anche quest’anno per vivere un po’ in camuffa quella strana e affascinante atmosfera delle prove e siamo stati improvvisamente catapultati in un mondo da «teatro – di – posa»: cavi, binari, telecamere, diapositive, schermi che salgono e scendono, tecnici con e senza cuffia, maestri sostituiti e aiuto registi in ordinatissima confusione – senza nevrosi, anzi con una punta di gradevole contagiosa allegria.

Serata mondiale è il titolo del 18 agosto dedicato all’anteprima dell’opera ritrovata di Rossini.

D’accordo l’anteprima, ma è la prima che conta e per Adriano Cavicchi che firma l’articolo negli Spettacoli del quotidiano bolognese è stato Un viaggio nel trionfo per Il capolavoro ritrovato di Rossini

È stato un vero banchetto musicale nel senso più rossiniano del termine: il massimo del diletto nel piacere uditivo, l’arguzia più raffinata nella briosità dell’invenzione, l’ironia sottile e bonaria: il tutto spinto all’ennesima potenza e caricata da un’intuizione musicale trascinante che non concede respiro… L’opera ritrovata,Il viaggio a Reims che ha inaugurato il 5° Festival di Rossini di Pesaro, è andata in scena con un successo trionfale.

In cronaca, Ivana Baldassarri descrive la Grande felicità per Reims

Nel catenaccio Unanimi consensi per l’esecuzione del Viaggio rossiniano. Tredici minuti di applausi scroscianti, pubblico in delirio

Altrettanto successo per le repliche, malgrado i disturbi allergici che misero in difficoltà Katia Ricciarelli, che con Pippo Baudo aveva preso alloggio in una bella villa in collina. Katia non canta il titolo del Carlino il 22 agosto.

Non è un caso che, a distanza di 35 anni, Il viaggio a Reims, pure nella versione firmata da Emilio Sagi e con la partecipazione degli allievi dell’Accademia Rossiniana, sia uno dei momenti più attesi del ROF. Viaggio immortale!

1986

L’anno dei grandi concerti

Anche il 1986 è un anno speciale nella storia del ROF. Soprattutto per i concerti, straordinari che fanno da preludio alla settima edizione del Rossini Opera Festival (19 agosto – 18 settembre, scrive Valeria Vicari in cronaca di Pesaro. Il titolo al suo articolo è semplice ed efficace: Marilyn canta Rossini

Il catenaccio ribadisce: Un recital della Horne questa sera in piazza. Una serie di voci prima di aprire il Festival, che allora durava, con i giusti intervalli, un mese.

Valeria Vicari racconta che Marilyn Horne canta per la prima volta nella città del suo Maestro, soltanto musiche di lui… E (questo non per la prima volta) non riceve cachet: la Horne ha voluto offrire al Festival un contributo personale.

Americana atipica che non sarebbe piaciuta a Donald Trump che come molti connazionali ragiona solo in “dollari”, il mezzosoprano ha incantato i pesaresi.

Scroscio… di note è il titolo del Carlino Pesaro, ribadito dal catenaccio: Successo pieno per la Horne davanti a tremila persone, malgrado il rumore della fontana

Ivana Baldassarri racconta che In una piazza del Popolo illuminata da mille luci Marilyn Horne ha emozionato con un programma esigentissimo, tutto e totalmente rossiniano, un pubblico di più di 3.000 persone, nel corso del concerto che ha dato un inizio trionfale al VII Rossini Opera Festival.

Ma…

Un’attenta regia televisiva aveva preparato lo spettacolo, che andava in onda in diretta su Rai Tre, con le immagini viste attraverso il suggestivo gioco d’acqua della fontana dell’Ottoni, senza tenere conto del disagio che lo sciaquio avrebbe procurato agli spettatori. Certamente il regista ignorava che i pesaresi, il 23 agosto 1931, fermarono perfino le acque del mulino Albani per potere ascoltare in pace la voce di Beniamino Gigli in occasione del suo concerto in piazza Lazzarini. Il ragionamento di tipo promozional-televisivo, meglio il disagio di pochi per ottenere un prodotto ottimale per milioni di telespettatori, ha naturalmente suscitato una chiassosa protesta fra il pubblico pesarese irritato… Il dottor Licini ha gridato – Fontana! – fino a che tritoni e cavalli non hanno più gettato acqua e il concerto ha potuto riprendere il suo corso.

Quando poi, a fine concerto, Marilyn Horne, identificando la gioia di Arsace di essere finalmente arrivato in Babilonia con la sua di essere arrivata a Pesaro, ha sottolineato il suo grande amore per Rossini, tutti i cuori dei pesaresi veraci battendo all’unisono con quello del dottor Mariotti, rendevano certamente i loro applausi più caldi ed appassionati.

Il concerto successivo ha per protagonista un’altra statunitense, il soprano June Anderson, secondo il Carlino Pesaro Regina per Rossini, per la pagina degli Spettacoli del quotidiano bolognese La voce di Rossini

Città in delirio per Luciano Pavarotti

IMG_2114Il Carlino Pesaro si ripete con Pavarotti, protagonista del concerto più atteso, la sera di Ferragosto: Ore 21 la città si ferma è il sommario. Una voce in piazza è il titolo, mentre il catenaccio annuncia: Luciano Pavarotti canta davanti a una platea di cinquemila persone. Cinque schermi nelle vie

La città si ferma stasera per Luciano Pavarotti. Reduce da una fortunatissima tournée in Cina, il tenore torna a cantare a Pesaro dopo sei anni. Nel 1980 inaugurò il teatro Rossini ed anche quello di allora fu un grande evento musicale. In piazza del Popolo Luciano Pavarotti riceverà la pergamena che lo rende cittadino onorario di Pesaro, una città con cui mantiene solidi legami, è scritto nell’articolo.

Veniva in vacanza da bambino, con i genitori. Vi ritornava con la famiglia, moglie e figlie, come da una foto in spiaggia pubblicata dal Carlino. Andava al mare ai Bagni Derna e con lei ha avuto sempre un rapporto di grande amicizia, tanto da invitarla più volte a Modena per il Pavarotti & Friends.

Il Carlino titola ancora che Molti vip questa sera saranno in prima fila

Sono state aggiunte, rispetto ai concerti della Horne e della Anderson, un centinaio di poltrone in più. Nelle prime file big della politica, della moda, scienziati, personaggi dell’alta finanza. Ieri mattina alla segreteria del Rossini Opera Festival code di gente nella speranza di ottenere un biglietto, un posto a sedere. Pavarotti è anche questo. Un personaggio che mobilità la grande folla, non solo gli appassionati della lirica. Comprensibile è anche la protesta della gente che non potrà vederlo dal vivo, costretta ad assistere al concerto del grande tenore o sugli schermi sistemati nelle vie d’accesso a piazza del Popolo, alla Sfera di Pomodoro (allora si diceva così, poi è diventata la Palla; ndr), in piazzale della Libertà, all’interno del Teatro Sperimentale (costo del biglietto 5.000 lire), oppure dentro casa, in poltrona, davanti alla TV che trasmetterà il concerto in diretta su Rai 3. Il “coro” degli esclusi, di quelli cioè che non troveranno un buco in piazza, è grande… E questo “coro” ha avuto un’onda di risonanza lunga, tanto da arrivare fino a Luciano Pavarotti. Il tenore si è fatto portavoce degli scontenti con alcuni membri dell’amministrazione comunale. «È colpa della sua grande popolarità, dicono gli organizzatori, allargando le braccia».

Un trionfo: È stata una grande festa di piazza, è il titolo del Carlino.

Una marea di gente, nella piazza, a scandire il suo nome. Richieste di bis, entusiasmo, commozione. Quasi un delirio di folla. L’omaggio che il «cittadino pesarese» Luciano Pavarotti ha voluto fare alla città ha rispettato in pieno le attese. Il tenore, come avevano fatto i protagonisti degli altri due concerti, si è esibito senza richiedere compensi…

Ancora il Carlino sui tre concerti in piazza: Il bello? Deve venire. Il catenaccio spiega il titolo: Dopo i tre concerti (diecimila per Pavarotti) stasera al Rossini anteprima del ‘Turco in Italia’. Un sommario aggiunge: Decolla l’Opera festival.

Caballè ringrazia Pesaro e lo staff del Festival

IMG_2167 (2)Il quarto concerto è in teatro, anzi nell’Auditorium Pedrotti, e ha per protagonista Montserrat Caballè, scomparsa lo scorso 6 ottobre, alla quale è dedicato – con Bruno Cagli – l’edizione 2019 del ROF.

Cantami, o Diva, è il titolo che il Carlino sceglie per il concerto del soprano catalano, che nel 1987 sarà Ermione. L’articolo è delicatissimo: Il concerto di Montserrat Caballè, quarto e ultimo grande concerto vocale del Rossini Opera Festival, è stato un generoso e tenero omaggio ad un «mito» che ancora sa offrire con una grande tecnica e la naturale seduzione vocale il brillìo di una celebrità meritata in trent’anni di trionfi. Il programma di questo concerto, fra i più inusitati e colti che mai sia stato ascoltato al festival, ha proposto con le rarefatte astrazioni della musica barocca, una forma di sublime drammaticità e malinconica dolcezza.

Intervistata da Manuela Albertini per il Carlino Spettacoli, Montserrat Caballè ringrazia Pesaro: «Grazie di avermi scelta per Rossini… nonostante il peso e l’età»

«Questo concerto mi è sembrato un gesto molto bello: farmi partecipare prima dell’Ermione ed avere così un primo contatto con il pubblico ed anche con lo staff del festival che si è mostrato gentilissimo… Racconterò una cosa: dal ‘69 ho un gravissimo problema alla gamba sinistra: ho un ginocchio artificiale, per cui ho molta difficoltà a fare le scale. Avevo dimenticato di dirlo agli organizzatori e loro, in 24 ore, hanno fatto sul palco gradini di dieci centimetri per farmi salire e scendere facilmente, e l’hanno fatto con molto amore. Sono quelle cose che non si vedono, ma che aiutano tanto, Volevo ringraziarli anche per questo».

(1-continua)

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