Buon compleanno, Rossini ROF XL: la seconda puntata del viaggio nella storia del Festival racconta (anche) il bicentenario del Cigno

di 

12 agosto 2019

Corriere Adriatico

Continua il nostro viaggio nella storia del Rof, il Rossini Opera Festival (rileggi la prima puntata qua).

1989

Per il X ROF ritorna La gazza ladra e concerti meravigliosi

È l’anno del decimo anniversario e il ROF lo festeggia riproponendo l’opera che inaugurò la storia del Festival: La gazza ladra, una nuova produzione firmata dal regista Michael Hampe con scene e costumi di Carlo Diappi. Corsi e ricorsi della storia del ROF: a dirigere l’Orchestra Sinfonica della Rai di Torino, dal 2018 tornata grande protagonista del Festival (davvero notevole il suo contributo alle sorti musicali e vocali di Semiramide, andata in scena ieri sera) è Gianluigi Gelmetti.

La gazza ladraIl cast vocale è di grande spessore: Roberto Coviello è Fabrizio, Luciana D’Intino è Lucia, Giannetto è interpretato da William Matteuzzi, Ninetta è Katia Ricciarelli, Fernando è affidato a Ferruccio Furlanetto, Samuel Ramey è il Podestà, Bernadette Manca di Nissa è Pippo, Oslavio Di Credico è Isacco, Pierre Lefebvre è Antonio, Francesco Musinu è Giorgio, Ernesto è Marcello Lippi, in verità nome e cognome assai più famosi nel mondo del calcio; infine Enzo Capuano è il Pretore. Il coro è l’inossidabile Filarmonico di Praga diretto da Lubomir Matl.

Il cartellone (14 agosto-9 settembre) è assai ricco, comprendendo anche L’occasione fa il ladro, Bianca e Falliero e Giovanna d’Arco, ma anche i concerti: quello conclusivo dell’Accademia Rossiniana, i 25 Schottische Lieder op. 108 di Beethoven con le voci di Lella Cuberli soprano e Philip Langridge tenore; inoltre il violino di Salvatore Accardo il violoncello di Rocco Filippini e il pianoforte di Maurizio Pollini pianoforte; il Coro Filarmonico di Praga) che regalarono un Ferragosto indimenticabile al pubblico del ROF. Seguì il concerto di Maurizio Pollini, quello dell’Orchestra Sinfonica della Rai di Torino diretta da Eliahu Inbal con la partecipazione del contralto Margarita Zimmermann e del tenore Thomas Moser, perfetti per il programma con musiche di Schubert e Mahler, e de I Virtuosi di Mosca diretti da Vladimir Spivakov: in programma Mozart, Bach, Vivaldi e Rossini. Infine, l’8 settembre, il Requiem di Mozart con l’Orchestra del Teatro Comunale di Bologna diretta da Gustav Kunh, interpreti Anna Caterina Antonacci, Luciana D’Intino, Luca Canonici e Lucio Gallo.

Un programma di concerti, quello del X ROF, oggi improponibile, non solo per i costi.

L’occasione fa il ladro venne riproposta come riallestimento della produzione di due anni prima. Un omaggio al regista francese Jean-Pierre Ponnelle, che curò anche le scene e i costumi, morto l’anno prima. La ripresa fu affidata a Francesca Zambello. Fra gli interpreti, Giusy Devinu nel ruolo di Berenice.

Notevole il cast di Bianca e Falliero, con Pier Luigi Pizzi a curare, come due anni prima, regia, scene e costumi. Sul podio Daniele Gatti a dirigere l’Orchestra del Teatro Comunale di Bologna.

Nel 1986 il caldo infernale aveva messo in difficoltà pubblico e artisti, tanto che non pochi spettatori furono soccorsi dagli operatori sanitari per malori provocati dal caldo torrido. Lo sventolio dei ventagli accompagnava la musica, ma a un certo punto Marilyn Horne fece capire agli spettatori che i loro problemi erano niente rispetto alle difficoltà degli artisti che indossavano costumi veneziani pesantissimi. Nel 1989 la programmazione (1-4-6-9 settembre) evitò temperature problematiche. Notevole il cast: Priuli affidato ad Ambrogio Riva, Contareno a Chris Merritt, Capellio a Pietro Spagnoli, Falliero a Martine Dupuy, Bianca a Lella Cuberli, Costanza a Ornella Bonomelli, Pisani a Claudio Bisaro, ufficiale/usciera a Francesco Piccoli. Come sempre il Coro era il Filarmonico di Praga.

Fu il mezzosoprano Teresa Berganza a interpretare Giovanna d’Arco nella cantata diretta da Alberto Zedda.

Il 1989 fu una vera apoteosi. Malgrado i soliti problemi di bilancio, il ROF proponeva un programma di assoluta qualità che attirava l’interesse di appassionati provenienti da tutto il mondo. Alla fine della decima edizione, entrando negli anni Novanta, si guardava già al 1992, anno del Bicentenario Rossiniana.

1992

L’omaggio di Cossiga al Genio di Pesaro

Il 29 febbraio la città festeggia i 200 anni dalla nascita di Gioachino Rossini. L’appuntamento è nel teatro dedicato al compositore per assistere alla Messa di Gloria. Fra gli spettatori è annunciato il Presidente della Repubblica, Francesco Cossiga, sempre più sulla cresta dell’onda perché “picconatore” della Prima Repubblica.

Poi la doccia fredda da Roma: il Carlino Pesaro del 26 febbraio annuncia: Niente Cossiga, è il titolo, ribadito dall’occhiello: Rossini/ Impegni del presidente a Roma, e dal catenaccio: Decisione comunicata ieri dal Quirinale al sindaco

L’articolo apre così: Cossiga qui, Cossiga là. Ma non a Pesaro. Ieri pomeriggio è arrivato il messaggio dal Quirinale con cui veniva annullata all’ultimo momento la visita pesarese del Presidente della Repubblica in occasione del Bicentenario Rossiniano…

Non ci sarà Cossiga, dunque, ma in compenso Pesaro ha ritrovato la diretta Rai. La Messa di Gloria diretta da Salvatore Accardo in programma alle 18 al teatro Rossini sarà trasmessa su Raiuno.

Il giorno dopo il contrordine: Ma il Presidente ci ripensa: verrà è il titolo della pagina pesarese del quotidiano felsineo, che rende omaggio al rapporto tra la città e Rossini con un articolo di Paolo Fabbri, semiologo, docente di Filosofia del linguaggio nell’ateneo di Urbino, dove ha fondato, con Carlo Bo e Giuseppe Paioni, il Centro Internazionale di Semiotica e di Linguistica. Il titolo dell’articolo è Rossini qui, Rossini là

I rapporti tra Rossini e Pesaro paiono di natura per così dire essenzialmente retrospettiva: col passare degli anni sempre più affettuosa sembra essere stata nel compositore celeberrimo la memoria del luogo natale e della propria infanzia, coltivata però rigorosamente a distanza. Se è vero che addestramento e primi passi nel campo dell’arte Rossini li compì fuori dall’ambiente pesarese, non è però giusto limitare il ruolo della città a semplice e un po’ casuale sfondo per la nascita del musicista. Venire al mondo proprio a Pesaro nel 1792 e risiedervi seppure non stabilmente forse per un decennio non fu senza conseguenze per il futuro di Gioachino. Non si fraintenda: se trastullarsi con ipotesi tipo “Rossini sarebbe diventato ciò che conosciamo nascendo altrove?” sarebbe futilità degna di un’accademia antica, non per questo vanno ignorate le decisive esperienze che luogo e data di nascita gli imposero. Fra queste non v’è dubbio che la più importante fu l’arrivo delle armate napoleoniche in città, ai primi del febbraio 1797 durante la prima campagna d’Italia del 1796 – 1797. Figlio di un dipendente comunale suddito del papa ma con simpatie repubblicane, per quanto bambino Gioachino non potè non avvertire l’effervescenza dei tempi e la messa in discussione dell’assetto tradizionale, ben visibili anche soltanto nell’andirivieni di eserciti e amministrazioni, con rispettive celebrazioni, alberi della libertà, feste repubblicane o pii Te Deum di ringraziamento per gli effimeri ritorni all’ordine.Solo nel 1797 Pesaro iniziò l’anno papalina, fu repubblicana in febbraio-marzo, di nuovo pontificia fin quasi a Natale, e poi ancora francese (e tale restò fino a giugno 1799-giugno 1800) e restituita alla Santa Sede per meno di un mese nel luglio 1800, e stabilmente dal settembre 1801: in quell’intervallo di tempo – poco più di un anno – Pesaro fu tre volte rioccupata dai francesi, e per due prima dai papalini e poi dagli austriaci…

Non senza civetteria, Rossini affermò che se non fossero arrivati i francesi in Italia avrebbe finito col fare il farmacista o il mercante d’olio: era una battuta, ma non così campata per aria come a tutta prima potrebbe parere.

L’articolo di Paolo Fabbri è in un inserto che il Carlino dedica all’evento, ricordando con un titolo che Pesaro è La città della musica

Già nel 1992 è la città della musica, sarebbe piaciuta a Ricci

Tranquilli, non fu commissionato dall’attuale sindaco Matteo Ricci, che allora era troppo giovane, anche se magari sognava già di diventare primo cittadino di questa città, il cui Conservatorio voluto espressamente da Rossini (occhiello) Da più di un secolo sforna nuovi musicisti. Tra i suoi direttore Mascagni, Zanella e Zandonai. Una tradizione famosa nel mondo è sottolineato nel sommario.

“Quale erede della proprietà nomino il Comune di Pesaro, mia patria, per fondare e dotare un Liceo Musicale in quella città dopo la morte di mia moglie…”. Con queste parole scritte a Parigi il 5 luglio del 1858 Gioachino Rossini vergava la sua volontà. L’attuale Conservatorio – è scritto nell’articolo – fu così aperto il 5 novembre 1882…”.

Il 28 febbraio il Corriere Adriatico annuncia: Cossiga minuto per minuto Forse visiterà Urbino e nell’occhiello aggiunge: Il programma della visita. C’è attesa per Spadolini, presidente del Senato

Nel taglio basso, un riquadrato riporta il testo di una lettera che il senatore Giorgio De Sabbata, ex sindaco di Pesaro, ha inviato al suo successore, l’attuale primo cittadino Aldo Amati:

Ma Perché non li fate pesaresi ad honorem? è il titolo. De Sabbata preme perché a Bruno Cagli, Phil Gossett e Alberto Zedda, musicologi della Fondazione Rossini, venga assegnata la cittadinanza onoraria “per i meriti acquisiti nel campo della diffusione dell’opera rossiniana… L’apporto di ciascuno è stato diverso per gli aspetti di qualità, per l’intensità dei vari aspetti e anche per gli ambienti culturali, ma la lunga collaborazione merita un comune riconoscimento emblematico”.

Il 29 febbraio il Corriere Adriatico pubblica una pagina intera che ha un occhiello e un titolo ad effetto: Buon compleanno al Cigno per i duecento anni Il regalo più bello te l’ha fatto Pesaro

Corriere AdriaticoIn prima pagina altro titolo che lancia l’evento: Pesaro, omaggio di Cossiga al genio della musica (occhiello) Silenzio, c’è Rossini (titolo) Il Presidente rinvia altre due leggi, poi tace (prima riga di catenaccio) «Sulle dimissioni Valigie sempre pronte»

La cronaca della giornata è affidata alle penna, anzi alla punta di penna di Enzo Polverigiani, eccellente cantore dei fatti e delle persone. Il titolo «E oggi musica». L’occhiello: La giornata del Presidente dedicata a Rossini. Il catenaccio: Cossiga in visita a Pesaro e Urbino riserva solo poche battute alla politica

L’articolo: «Francesco, Francesco, dài due belle picconate!». Traspariva dagli incitamenti del popolo sovrano in attesa dietro le transenne in piazza Olivieri, la voglia di ascoltare un’esternazione, almeno una, ma dal vivo e a cuore spalancato. E per ovvi motivi serpeggiava anche, questa voglia, tra la massa dei cronisti anch’essi spietatamente transennati, con registratori, telecamere orecchie aguzze e penna in punteria. Ma il presidente della Repubblica Cossiga piuttosto che il piccone ha impugnato, ieri a Pesaro, l’archetto del violino con mano lieve arguta «Oggi solo musica» ha detto in omaggio a Rossini. E l’archetto ha colpito dolcemente, di tanto in tanto, appena un po’. Sono stati dialoghi e scambi di battute tra la ressa, nati e subito spenti. Eleganti disimpegni dalle provocazioni dei cronisti ieri senza pace senza speranza, senza soddisfazione. Niente piccone, dunque, per un Cossiga assorto. Né un affondo, né un crescendo. Solo arte e musica. Solo Urbino e Rossini. Il presidente forse non lo sa, ma la sua visita ufficiale – smentita e confermata – ha salvato l’avvio tormentato di questo Bicentenario in una Pesaro che ha dato finora l’impressione di guardare con occhio un po’ distratto il compleanno del suo Genio, del quale non c’era un solo ritratto nelle vetrine. Tra una folla rarefatta al mattino, ma che si è andata poi infoltendo secondo orarie e ciclotimie di provincia. E la visita di Cossiga è venuta, quasi improvvisa, a tonificare il morale dopo le molte frustrazioni finora patite: problemi finanziari, ministri fantasma, manifestazione scippate.

Per quanto riguarda Urbino, Cossiga è molto colpito dalla bellezza della città ducale: «Mi pento di essere venuto solo ora»

Uno sguardo alla Messa di Gloria.

Dopo il titolo La teatralità del sacro, l’occhiello Splendida Messa di Gloria diretta da Accardo e il sommario In un teatro gremito in ogni ordine una partitura emozionante, Fabio Brisighelli, storico critico musicale del quotidiano dorico, scrive: Dettiamo a caldo queste poche righe sulla bellissima Messa di Gloria con cui ieri sera si è celebrato il genetliaco bicentenario di Rossini. Onore e gloria – è proprio il caso di dirlo – agli organizzatori del Rof che hanno stilato il cartellone della serata. È una conferma dell’apprezzabilissima peculiarità di scelta musicale della città che, pur sempre all’insegna del sacro che ha contraddistinto manifestazioni simultanee in altri teatri italiani (a Milano, a Bologna), ha optato per una composizione sostanzialmente inedita e fors’anche per questo di più forte impatto emotivo…

Guillaume Tell1995

Il Festival riscopre un capolavoro, è l’anno del Guillaume Tell

Non è un anno speciale, niente date da ricordare, eventi da festeggiare, ma entra a caratteri cubitali nella storia del Festival, segnata dal Guillaume Tell, l’ultima opera scritta da Rossini.

Un’opera immortale che ispirerà generazioni di musicisti. Anche i Rolling Stones, scrive qualcuno.

L’attesa in città è spasmodica. Titola il Carlino Pesaro: In 470 per un monumentale Tell. Aggiunge l’occhiello: Numeri record. In platea direttori di teatro di 5 continenti

I numeri: Monumentale, ma fatta in casa, come tutte le altre opere del festival, l’edizione integrale in francese del «Guglielmo Tell» impegna ben 470 persone: 12 cantanti, due cori, il balletto nazionale cubano, due stelle come Alessandra ferri e José Manuel Carreño, l’orchestra sinfonica della radio di Stoccarda, decine decine di tecnici. È l’opera più impegnativa nell’edizione più impegnativa del Rof, Basterebbe dare uno sguardo alla scenografia con quei 60 pali che trasformano il palas (dalle 18 a mezzanotte) in un bosco delle Alpi svizzere per farsene un’idea.

Gli ospiti: non è proposta da vita in vacanza in Riviera il «Guillaume Tell». Le sei ore complessive, con quattro ore e mezzo di musica tendono ad allontanare i cacciatori di mondanità. «Ci saranno invece – sottolineano negli uffici del festival – i responsabili di quasi tutti i teatri d’opera italiani, insieme ad esponenti dei teatri di 5 continenti. Dal Giappone all’Australia, dagli Stati Uniti a mezza Europa i «cervelli» della lirica mondiale si sono dati appuntamento a Pesaro per questa nuova, scioccante proposta rossiniana. Per una volta niente vip, pochissimi politici, qualche nobile che non cerca notorietà. La musica uber alles, su tutto.

La cena: Per invogliare gli incerti, coloro che rischiavano di farsi spaventare dalla lunga serata al palafestival, sono state previste tre pause, di cui una di un’ora tra il secondo e il terzo atto, che permette addirittura di pranzare, a cifre non esorbitanti, in un ristorante all’aperto messo in piedi nel parcheggio di viale Fiume.

Alessandra Ferri Guillaume TellL’emozione di Alessandra Ferri, étoile del balletto

Il Corriere Adriatico titola: Al via con Guillaume. L’occhiello: Sei ore di rappresentazione, un grande spettacolo. Il catenaccio: L’ultimo capolavoro del Cigno inaugura il Rof. Nel sommario: Musica, canto e balletto

La grande novità è, appunto, il balletto. E che balletto. Alessandra Ferri, la stella al debutto in un balletto d’opera, è emozionata e felice. Intervistata da chi scrive, per il Corriere Adriatico, racconta i suoi sentimenti: Raramente i grandi danzatori lavorano in un balletto d’opera, considerato un riempitivo. Ma io aspettavo il momento giusto, il progetto giusto. Desiderano lavorare con Pizzi, ma anche con il coreografo Heinz Spoerli. E nel Guillaume Tell occupo un ruolo centrale. Addirittura ho la possibilità di esprimere i sentimenti delle donne violentate, un tema di scottante attualità. Allora come oggi, purtroppo.

(2-continua)

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>