ROF, Giuliana Gianfaldoni, Corinna nel Viaggio a Reims: “Che sorpresa, nel mio repertorio non c’era Rossini”

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17 agosto 2019

Giuliana Gianfaldoni

Giuliana Gianfaldoni

Molti di voi la conoscono già. Altri l’hanno vista e ascoltata sia nel concerto finale dell’Accademia Rossiniana, dove ha eseguito “Di mia vita infelice… No, che il morir non è”, Scena e cavatina di Amenaide da Tancredi; ma anche, con Chiara Tirotta, il duettino Elena-Malcom “Vivere io non potrò” da La donna del lago, sia in quello per lo Iopra, l’Istituto Oncologico Pesarese per la Ricerca e l’Assistenza, con la Preghiera di Anna “Giusto ciel, in tal periglio” da Maometto II, ripetendo il duettino con Chiara Tirotta.

In entrambe le occasioni, in particolare la prima, perché nella seconda era reduce da un malessere che l’aveva preoccupata, la sua voce è stata molto apprezzata.

“Con Corinna rapporto di amore-odio, ma adesso solo amore”

Una perfetta Corinna, ci siano detti la sera del 22 luglio, nel Teatro Rossini, pensando all’imminente Viaggio a Reims.

“Pensare che fra me e Corinna il rapporto era di odio e amore. Adesso, dopo averla interpretata già una volta, studiata e ristudiata, è solo amore. Che non è stato a prima vista, perché io non canto repertorio rossiniano… Sono belliniana, canto Donizetti, il primo Verdi. Ho cantato Gilda lo scorso anno allestito da Petruzzelli di Bari…”. Meritando gli applausi del pubblico e gli elogi della critica: “Bravissima la giovane cantante Giuliana Gianfaldoni. Grazie ad una voce omogenea, dolce, pulita e precisa negli acuti, il soprano tarantino ha conferito a Gilda, anche sul piano scenico, i tratti angelicati della fanciulla innamorata e pronta al sacrificio, senza però ricorrere alle svenevolezze eccessive tipiche di tante interpreti del passato. Ottima l’esecuzione della sua aria più attesa, Caro nome”, ha scritto Eraldo Marcucci per OperaClick.

“Mi stavo dirigendo verso quel tipo di repertorio. Poi è successo qualcosa…”.

Ah! a tal colpo inaspettato, si potrebbe definire, anche se il protagonista non ha 14 voci, come nel finale del Viaggio a Reims, ma una sola, quella di Ernesto Palacio.

“Non avevo fatto domanda, sono qui grazie a Palacio”

Racconta Giuliana…

“Da sette anni ho un bel rapporto con il Teatro di Tenerife che la scorsa stagione, come terza proposta nel cartellone, ha inserito El viaje a Reims e mi ha voluto come Corinna. Mi sono messa alla prova ed è andata bene, anche se in programma c’era una sola recita, dunque senza avere modo di costruire il personaggio. Tutto il contrario di quanto accade qui a Pesaro: abbiamo avuto un periodo intensissimo di studio e di prove. Prima due settimane d’Accademia, seguiti dal maestro Palacio e da altri docenti quali Flórez e Antoniozzi, vissute trascorrendo dieci ore al giorno in teatro”.

Presumo abbia ottenuto risposte alle questioni che si era posta quando aveva presentato domanda di partecipazione.
“In verità, non ho fatto domanda. È stato il maestro Palacio, che mi ha sentito cantare a Tenerife, ha voluto che partecipassi. Non è solo una coincidenza, è qualcosa di più grande…”.

Guardi che Ernesto Palacio non sbaglia mai una voce.
“Speriamo lo sia anche per me… Adesso che sono qui e vivo il Rof, mi rendo conto che è un trampolino di lancio. Pesaro e il Rossini Opera Festival sono un mondo a sé e solo quando ci sei dentro capisci il valore e l’importanza che hanno per la crescita di tutti, in particolare per migliorare la conoscenza dei cantanti”.

Si lavora tanto…
“Per me è stato un periodo tosto: interpretando Corinna in entrambe le rappresentazioni, ho lavorato con i due diversi cast, provando tutti gli assieme in voce, senza un giorno di pausa”.

Presentando i partecipanti al concerto per lo Iopra, Palacio ha annunciato che lei non stava ancora bene: era solo tanta stanchezza?
“Assolutamente no. Ero svenuta in strada. Sono stata due volte in ospedale alle prese con una preoccupante labirintite. Forse è stato il clima. Pesaro è città calda e allo stesso tempo molto umida. Passando dall’afa alla pioggia, forse il mio fisico potrebbe avere pagato la desuetudine a questi cambiamenti”.

Conta che lei si sia ripresa.
“Devo ringraziare Frank Musarra, il fisioterapista dell’Accademia, che mi ha rimesso a posto”.

Grazie a Palacio lei è qui e s’accinge a cantare Rossini nel Teatro Rossini e le musiche del Cigno pesarese non le sembrano più un mondo lontano.
“È stata una bella scoperta. Adesso credo di potere cantare davvero Rossini. Forse, più che la tecnica, mi mancava lo spirito per farlo…”.

Eppure lei, anche se nata a Taranto, è bolognese: Rossini dovrebbe fare parte della sua preparazione musicale.
“Non mi ero mai avvicinata alla musica di Rossini. Vedevo il suo mondo così distante… In realtà è molto vicino: è belcanto puro”.

Così vicino, eppure le era così lontano.
“Forse è dipeso dal fatto che ho incominciato a cantare professionalmente a 19 anni. Un contratto dietro l’altro mi hanno spinto a concentrami nello studio dei ruoli che mi venivano proposti. Fortunatamente, da un certo punto di vista, non ho avuto così tanto tempo per fermarmi e ampliare il repertorio. Se però osservo l’altra faccia della medaglia, posso affermare che non è stata proprio una fortuna: si ha sempre bisogno di fermarsi a riflettere e studiare”.

Lei ha cantato Il viaggio a Reims rappresentato il 15 dicembre 2018 nell’Auditorio Adán Martin di Santa Cruz de Tenerife, diretta da Yi-Chen Lin, la musicista cinese che a Pesaro era sul podio nell’edizione 2011 della cantata rossiniana. Ne avete parlato durante la breve esperienza insieme?
“Certo che sì. Anche se in sole due settimane, abbiamo fatto un grande lavoro. Non essendo rossiniana, avevo preparato una Corinna diversa. Ma entrambe le arie che deve cantare il mio personaggio hanno variazioni… Yi-Chen è stata brava a trasmettere il bagaglio d’esperienze acquisite nell’Accademia Rossiniana, mettendo a mia disposizione le sue conoscenze. Io, però, ero nel panico, perché mai avevo cantato un repertorio così. In altri repertori non s’improvvisa”.

“A Pesaro e al ROF si respira un’atmosfera unica”

A Pesaro ha scoperto finalmente Rossini.
“Sì, qui c’è l’impronta del maestro Zedda. Un’impronta che, credo, rimarrà per sempre. Molte delle variazioni che canterò domenica e martedì hanno la sua firma. Ma ho imparato soprattutto che la musica di Rossini è semplice, ma è nella semplicità che sta la difficoltà. È una musica orecchiabile, melodica, aulica, una ninnananna. Farla fiorire con cose troppo pesanti non va bene. Secondo me, per cantare Corinna serve il giusto equilibrio”.

Viste le sue premesse, le sembrerà incredibile, ma sentendola cantare nel concerto finale dell’Accademia, abbiamo pensato a lei quale perfetta Corinna, nata apposta per Rossini.
“Adesso mi sento molto comoda anch’io”.

Tra l’altro se due indizi fanno una prova, abbiamo una probante conferma alle nostre sensazioni: il primo indizio, il più importante di tutti, è che Ernesto Palacio l’ha voluta a Pesaro; il secondo è che, a dispetto della sua giovane età, ha lavorato già con Pier Luigi Pizzi, uno dei più grandi registi, un’istituzione del Rossini Opera Festival.
“Pizzi rappresenta una grandissima ispirazione. Per me è la storia, un pilastro, un grandissimo maestro, un insegnante. Alla sua età ha una forza incredibile che gli fa gestire il palcoscenico in maniera unica, da lui c’è solo da imparare. Ho avuto la fortuna di lavorare con lui, interpretando un ruolo mozartiano: ho cantato Ilia nell’Idomeneo. Facendo parte del secondo cast, ho potuto lavorare molto di più, costruendo un personaggio ad hoc grazie ai consigli del maestro che mi spiegava ogni sfumatura, ogni gesto, ogni dettaglio”.

Tutti i partecipanti all’Accademia Rossiniana raccontano di avere vissuto un’atmosfera unica che non esiste in altri teatri, in altri festival. Lei che è così giovane, ma da anni in carriera quali sensazioni ha vissuto?
“Sinceramente, poche volte nella vita mi è capitato di costruire un gruppo, anzi una famiglia, come per Il viaggio a Reims. Credo che dipenda anche dall’opera, perché mi è accaduto a Tenerife. Ricordo che il rapporto tra di noi fu d’unione, di fratellanza. È un’opera talmente corale che non si può fare a meno di incastrare insieme le singole emozioni. Io non credevo fosse possibile. In tanti mi avevano parlato di questa unicità, ma anche di ansia, di aspettative, di lotta per emergere per superare gli altri. Non l’ho vista, non c’è. Ho trovato solo tanta collaborazione, anzi complicità. Lo spettacolo ne gioverà. Ho partecipato all’Accademia di Salisburgo. All’epoca facevo il Ratto dal serraglio: lì non si respirava l’atmosfera che si respira a Pesaro. È vero che ero molto più giovane, magari a quell’età si tendeva a combattere per qualcosa, ma questo atteggiamento è la classica arma a doppio taglio. Io credo che nel nostro mondo vi sia posto per tutti, che ognuno abbia la propria strada da percorrere e sarà il Signore a decidere la nostra”.

Grande attesa per la cantata, Teatro praticamente esaurito. La prima in diretta streaming. Ma se si aprisse il loggione?

Giuliana Gianfaldoni e i suoi bravi compagni di “viaggio” saranno in scena nel Teatro Rossini domenica 18 e martedì 20, alle ore 11. Sembra che non ci sia più un biglietto a disposizione, salvo le rinunce dell’ultimo momento. Ora è vero che la prima sarà trasmessa in diretta streaming dal sito web www.rossinioperafestival.it e dalla pagina Facebook del Festival in collaborazione con il Comune di Pesaro e Amat, ma se si facesse un pensiero all’apertura del loggione almeno per la replica di martedì?

Intanto vi informiamo che venerdì, con Giuliana Gianfaldoni, abbiamo intervistato anche Diego Savini che interpreta Don Profondo. L’intervista sarà on line domenica.

Un commento to “ROF, Giuliana Gianfaldoni, Corinna nel Viaggio a Reims: “Che sorpresa, nel mio repertorio non c’era Rossini””

  1. pio gianfaldoni scrive:

    ARTICOLO BELLISSIMO
    GRAZIE
    PIO GIANFALDONI

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