ROF: Il Gala XL è un All Star Game delle voci. Tutti bravissimi, ma pubblico in delirio per Angela Meade

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22 agosto 2019

Anche da Piazza del Popolo hanno applaudito i protagonisti- qui è Nicola Alaimo a cantare (Foto Amati Bacciardi)

Anche da Piazza del Popolo hanno applaudito i protagonisti- qui è Nicola Alaimo a cantare (Foto Amati Bacciardi)

PESARO – Le più belle voci rossiniane per celebrare il 40° Rossini Opera Festival. Come se Bruce Springsteen e Bob Dylan, Mick Jagger e McCartney, Madonna e Barbra Streisand, Bono Vox e Neil Young, Little Richard e Sting si fossero riuniti una sera per rendere omaggio ai grandi cantati rock scomparsi, a Jim Morrison ed Elvis Presley, John Lennon Freddie Mercury, Ray Charles e Prince, Aretha Franklin e Janis Joplin.

O come se Ernesto Palacio si fosse trasformato per una sera in Pep Guardiola e avesse schierato, insieme. Messi e Cristiano Ronaldo, ma anche Ada Hegerberg, la calciatrice norvegese numero 1 al mondo, e Iniesta, Buffon e Neymar. O, visto che si giocava… pardon, si cantava, nella Vitrifrigo Arena, casa della pallacanestro, il sovrintendente-coach avesse mandato in campo, insieme, LeBron James e Michael Jordan, Kobe Bryant e Magic Johnson e sotto i tabelloni Kareem Abdul-Jabbar.

Una sorta di All Star Game, di partita delle stelle, di festival del festival. Una serata di gala che – raccontando la seconda rappresentazione de Il viaggio a Reims, avevamo scommesso sarebbe andata così – è diventata un’occasione imperdibile per i presenzialisti. Molti di loro, quasi sempre assenti ad altri momenti importanti del Festival, mercoledì sera non potevano mancare. E non sono mancati. Qualcuna anche ignorando le regole del codice della strada pur di arrivare trenta secondi prima ed esibire la propria eleganza. È il caso di tre giovani donne che hanno parcheggiato andando contromano per evitare 50 metri in più. Eleganti e poco educate.

Raramente, nelle prime delle tre opere in cartellone, abbiamo visto abiti così aggraziati, indossati, talvolta ostentando, talvolta no, sia da coppie etero, sia da coppie omo, queste ultime decisamente le più ricercate e raffinate.

Contrariamente ad altre occasioni, i parcheggi attorno alla Vitrifrigo Arena sono pieni quando mancano almeno trenta minuti all’inizio del Gala ROF XL.

Tanti volti noti all’entrata e in platea. Pier Luigi Pizzi e Massimo Gasparon ricevono gli omaggi di amici, conoscenti ed estimatori del Festival. Roberto De Candia saluta Simone Alberghini. Prende posto anche Alessandra e Luigi Ferrari, ex direttore artistico.

Ancora una volta, nell’arena, che per una sera è esaurita in ogni ordine di posti, è vistosa la presenza di appassionati stranieri, fra i quali molti giovani, soprattutto ragazze. Se si vedono giovani all’opera o ai concerti lirici, al 90 per 100 non sono italiani.

Dopo il puntuale invito a spegnere i telefoni cellulari, il successivo messaggio informa gli spettatori di una spiacevole notizia: causa indisposizione dell’ultima ora, il tenore russo Sergey Romanovsky non può cantare. Ma se la scena Di che son reo e il duetto Conte di Libenskof – Marchesa Melibea D’alma celeste, oh Dio! da Il viaggio a Reims sarà eseguita da Anna Goryachova e Ruzil Gatin, con quest’ultimo che sostituisce il connazionale, salta la pagina da Ermione – Aria Pirro “Balena in man del figlio” – che dovrebbe aprire la seconda parte del gala.

La prima parte, dedicata al Rossini buffo, s’apre con la sinfonia de Il barbiere di Siviglia. A Carlo Rizzi e all’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai va il primo grande applauso della serata. Ci raccontano che applaude anche il pubblico in Piazza del Popolo, dove è stato allestito un grande schermo che trasmette la diretta del Gala.

Il primo protagonista in voce è Franco Vassallo, baritono milanese all’esordio al ROF, ma da tempo assoluto protagonista nei più importanti teatri di tutto il mondo. La sua interpretazione di Figaro nella cavatina Largo al factotum è superba e coinvolgente. Così coinvolgente che lo spettatore che occupa comodamente la poltrona 32 della fila XVII della platea batte il tempo, scatenando le proteste, peraltro educate, dei vicini.

Proseguendo le arie del Barbiere, Paolo Bordogna, da tempo cittadino pesarese, riceve un’ovazione al termine di A un dottor della mia sorte, Aria di Bartolo. A chiudere le pagine dal Barbiere è Lawrence Brownlee. Il tenore statunitense, che torna a Pesaro 9 anni dopo l’ultima partecipazione, canta l’Aria del Conte Cessa di più resistere, sostenuto dal sempre ottimo Coro del Teatro Ventidio Basso. Un’ovazione, accompagnata dal battere dei piedi, richiama Brownlee sul palcoscenico.

Dal Barbiere a Il viaggio a Reims, con Goriachova e Gatin che meritano applausi e cori “bravi, bravi”.

Si volta pagina e si passa a La Cenerentola, che ha in Nicola Alaimo, che ha scelto di vivere a Pesaro, dove ha casa e amici, uno dei protagonisti più attesi. L’interpretazione che propone di Sia qualunque delle figlie, Aria di Magnifico, è assolutamente strepitosa. La voce di Alaimo arriverebbe in capo al mondo; la teatralità è trascinante. L’accoglienza del pubblico è la logica conseguenza. Per il baritono siciliano è un trionfo meritato. Peccato abbia avuto un solo brano a disposizione.

Ennesimo trionfo pesarese per il tenore peruviano (Amati Bacciardi)

Ennesimo trionfo pesarese per il tenore peruviano (Amati Bacciardi)

Da Alaimo a colui che da vent’anni è l’assoluto trionfatore del Festival: Juan Diego Flórez. Canta l’Aria Ramiro Sì, ritrovarla io giuro. Un trionfo, urla da stadio, da concerto rock.

L’ultima pagina della prima parte è il divertentissimo Finale Primo Pria di dividerci da voi, Signore, eseguito da coro e sette voci singole: Claudia Muschio, Valeria Girardello, Lawrence Brownlee, Anna Goryachova, Mirco Palazzi, Paolo Bordogna e Michele Pertusi. Un brano così divertente che scatena lo spettatore della poltrona 32 della fila XVII che torna a battere il tempo. Nell’intervallo, qualcuno lo invita a essere meno “entusiasta”. Promette di esserlo e mantiene l’impegno.

La seconda parte è tutta dedicata al Rossini serio, con brani da Ermione e soprattutto Guillaume Tell.

Purtroppo, manca una pagina molto attesa, che avrebbe dovuto cantare Sergey Romanovsky con Angela Meade, Lawrence Brownlee, Anna Goryachova, Ruzil Gatin, Alessandro Luciano e Mirco Palazzi e la partecipazione del coro. L’assenza del tenore russo toglie dal programma l’Aria Pirro Balena, in man del figlio.

Angela Meade ha conquistato il pubblico del Rossini Opera Festival- per lei il massimo dei decibel (Amati Bacciardi)

Angela Meade ha conquistato il pubblico del Rossini Opera Festival- per lei il massimo dei decibel (Amati Bacciardi)

A mitigare la delusione pensa la meravigliosa Angela Meade. L’avevamo ascoltata nel concerto, non vedevamo l’ora di riascoltarla. La sua voce incanta, è magica. Sì, non ci sono dubbi, la sua è una voce… d’Angela. Canta, da Ermione, la Gran Scena Essa corre al trionfo! Non poteva esserci titolo più adatto. Per la cantante americana è un’apoteosi. Prima riceve l’applauso con gli altri colleghi, poi è richiamata sola dagli spettatori che fanno saltare la macchina che controlla i decibel. Insomma, siamo felicemente a rischio multa. Ma per Angela Meade, pensano gli spettatori, questo è altro. Lei è visibilmente commossa. Saluta mandando baci.

Dalla platea, ascoltando il brano successivo, la Sinfonia del Guillaume Tell – musica ineguagliabile –, mandiamo baci a Rossini.

Applausi convinti a direttore e orchestra.

Ora sul palcoscenico dell’arena sportiva prestata alla lirica è il turno del duo Arnold-Guillaume,Flórez-Pertusi, Où vas-tu? quel transport t’agite? Bellissimo. Troppi superlativi? Ieri sera erano d’obbligo. Purtroppo, durante l’esecuzione accade che uno spettatore cada dalla poltrona e gli spettatori, preoccupati, si distraggano pensando a un malessere. Per fortuna solo un incidente che, ci è stato detto, si è risolto senza conseguenze.

Franco Vassallo propone un intensa Air Guillaume Sois immobile, et vers la terre. Ma il mattatore torna a essere Flórez, che incanta con l’Air Arnold e coro Asile héreditaire.

Infine, deludendo le speranze di un possibile bis, magari un gran pezzo concertato da Il viaggio a Reims, l’ultimo brano, però fantastico, dal Final 4° Tout change et grandit en ces lieux cantato da Pertusi, Girardello, Muschio, Meade, Flórez, Palazzi e coro. Si rischia di vanificare il grande lavoro dei tecnici che hanno realizzato la plafoniera per regalare all’Arena un’acustica adeguata al valore di musica e cantanti. Più che boati, quelli del pubblico sono fuochi artificiali, he fanno da colonna sonora anche all’applauso finale per tutti i protagonisti. Nel controllo dei decibel, confortati anche da altri amici, il massimo lo raggiunge Angela Meade.

Il grazie più convinto a chi l’ha portata a Pesaro, ma è un ringraziamento che giriamo, con altrettanto piacere a tutti i protagonisti del Gala ROF XL.

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