Sagra Musicale Malatestiana: il Teatro Galli, Lahav Shani, Vilde Frang e la Rotterdam Philharmonic regalano suggestioni uniche

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5 settembre 2019

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RIMINI – Che meraviglia, il Teatro Amintore Galli. Reduci da due settimane tra Teatro Rossini e Vitrifrigo Arena, il primo impatto con il recuperato teatro riminese è stato una doppia, piacevolissima scoperta. Anzi, di più.

Intanto l’avvicinamento, fin dal parcheggio multipiano Italo Fiori, in Via Fracassi. Siamo abituati, a Pesaro, a digitare il numero di targa per pagare la sosta in Piazzale Carducci. Nel parcheggio romagnolo dove abbiamo scelto di sostare non lontano dal teatro, è una telecamera che legge la targa. Terminata la sosta, alla fine del concerto, abbiamo digitato la targa nella macchinetta per il pagamento e in un attimo eravamo in strada: la barra si è alzata al riconoscimento della targa.

Dunque, dopo il parcheggio, camminando tra Piazza Malatesta e lo splendido Castel Sismondo, abbiamo raggiunto la Piazza Cavour, molto frequentata e con locali gremiti da chi prendeva l’aperitivo o cenava, e siamo rimasti a bocca aperta davanti alla facciata del Teatro Galli.

Se l’immagine esterna colpisce, quella interna ti incanta. Vero che è stato inaugurato da un anno, che i materiali sono stati scelti per riproporre il teatro che venne bombardato dagli aerei alleati e dal quel lontano dicembre 1943 era rimasto inutilizzato, ma a chi lo ha riproposto alla fruizione dei riminesi in primis e degli appassionati di musica e di prosa provenienti dalla Romagna, ma anche dalle vicine Marche, deve essere riconosciuto il merito di avere recuperato un gioiello.

Basti pensare che il celebre Time, il settimanale statunitense fra i più letti al mondo, ha inserito il teatro riminese fra “le 100 esperienze al mondo da vivere nel 2019″. Lo ha fatto inserendo il “Galli” fra le World’s Greatest Places.

Il portico con le colonne ioniche fa da anticamera al foyer, da cui s’accede direttamente dal portone principale. Nella sala al lato destro, il bar; nella sala a sinistra, il botteghino.

L’avvicinamento al cuore è una continua scoperta. La platea è bellissima, odorando di nuovo, di fresco. I tre ordini di palchi raccontano subito che l’opera del Poletti, famoso architetto modenese, ha affinità con il Teatro della Fortuna di Fano, dove gli è stata dedicata una bella sala. Lo stile è neoclassico. E i palchi sono “chiusi”. Il primo ordine è molto più in alto della platea rispetto, ad esempio, al Teatro Rossini.

Un folto pubblico ha seguito, martedì sera, il concerto della Roterdan Philharmonic Orchestra diretta dall’enfant prodige Lahav Shani, direttore israeliano, allievo prediletto di Zubin Mehta, al quale succederà nella carica di direttore musicale della Israel Philharmonic Orchestra. Intanto dal 2018, sostituendo Yannick Nézet-Séguin, è il direttore principale della filarmonica olandese. Il più giovane della storia della Rotterdam Philharmonic.

L’apertura della serata è un brano assai difficile, da eseguire, ma anche da ascoltare. Igor Stravinskij compose Petruška nel 1911. Scrive Cristopher Fifield nel libretto che racconta la 70esima Sagra Musicale Malatestiana, che è “musica di geometrie nette e spigolose, sequenze ritmiche giustappposte, metrica dagli accenti spostati…”.

Situazioni che esaltano le percussioni e i fiati, giustamente ringraziati da Shani al termine dei circa 34 minuti che tengono bloccati sulle comode poltrone del “Galli”.

69436325_3554062027952935_6598705788418523136_nDopo una doverosa pausa, il travolgente direttore israeliano, che dirige a memoria, trascina la violinista norvegese Vilde Frang a un bellissimo approccio nel Concerto per violino n.1 in sol minore op. 26 di Max Bruck. La già studentessa della Fondazione Anne-Sophie Mutter, un mito per chi ama il suono del violino, ha affascinato il pubblico con il suo virtuosismo, ringraziando degli applausi e dei fiori con un apprezzato bis. Vilde Frang ha suonato un violino Jean-Baptiste Vuillaume del 1864.

Tra gli spettatori, diversi appassionati provenienti dalla provincia di Pesaro e Urbino, ma anche da angoli che a questa provincia non appartengono più. Puntuale la presenza del notaio Giglioli, da Novafeltria, una passione unica per Rossini, ma anche per la musica sinfonica.

Il terzo dei concerti sinfonici in programma nella Sagra Musicale Malatestiana si è concluso con La valse di Ravel, un turbinio avvincente di suoni e colori che ha confermato una peculiarità di Lahav Shani: usa pochissimo, quasi niente, la mano sinistra.

Dopo il concerto riminese, l’orchestra olandese si è esibita a Locarno, in Svizzera, e stasera ha suonato a Verona nel concerto d’apertura del Festival Internazionale di Musica dell’Accademia Filarmonica.

 

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