Da Zarautz a Deba, dal mare al mare con tanta salita e discesa: terza tappa del Cammino di Santiago di Luciano Murgia

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12 settembre 2019

La terza tappa di un nuovo Cammino di Santiago di Luciano Murgia. Rileggi la presentazione, la prima tappa e la seconda tappa.

di Luciano Murgia

ZARAUTZ (Spagna) – A piedi nella terra dei surfisti. Le onde che sono abituali nel Golfo di Biscaglia richiamano tanti appassionati, giovani e meno giovani. Tavole in mano, mute da surf, arrivano decisi a governare le onde. Viste all’opera numerose ragazzine. Ieri, passeggiando sul “malecon” (lo chiamano così anche qui, non solo a L’Avana), sul bel lungomare, osservavo incantato questi surfisti, ammiravo le strutture a disposizione e speravo che il tempo tenesse anche oggi, consentendomi di seguirli anche camminando lungo la costa, da Zarautz a Getaria e a Zumaia e magari anche a Deba, dove non ho trovato posto, obbligato ad allungare la tappa di qualche chilometro, fino a Mutriku.

Fra poco vi racconterò la terza tappa del mio Camino del Norte. Prima vorrei raccontarvi un episodio accaduto ieri che si ricollega anche a oggi e alle mie camminare quotidiane a Pesaro.

Mentre passavo sul lungomare di Orio, mi ha colpito un cartello segnaletico che vietava il transito dei ciclisti su una bella passerella utilizzabile solo dai pedoni. Nella mezz’ora che mi sono fermato non ho visto un solo ciclista trasgredire. Al contrario, mentre camminavo in un sentiero coperto da tante pietre, vietato ai ciclisti, è transitato un pellegrino in mountain bike che ha ignorato l’obbligo imposto dal cartello. Un obbligo che non nasce per caso ma è figlio della sicurezza, reciproca, per pedoni e ciclisti. Una trasgressione quotidiana sul monte Brisighella e alla Montagnola, splendidi angoli nel San Bartolo. A proposito: ho portato in Cammino la guida del Parco Naturale del Monte San Bartolo e nelle finora rare occasioni in cui mi è capitato di inserire il discorso ho mostrato la guida, invitando spagnoli e argentini, canadesi e inglesi, olandesi e francesi, a visitare il Parco, uno dei gioielli della provincia.

Risolto il problema del lavaggio, con relativa asciugatura, dei panni sporchi, visto che il Zarautz Hostel, dove ho dormito, ha “lavadora y secadora” pagate 5 euro per entrambe, mi sono concesso un giro in centro sperando di trovare un ristorante vegetariano. Dopo un paio di tentativi a vuoto, tre ragazzine mi hanno dato la dritta giusta. Se qualcuno che legge fosse intenzionato a fare il Camino del Norte, sappia che a Zarautz c’è un ristorante in cui si mangia molto bene. Ho scelto Trio de hummus (tradicional, remolacha (barbabietola) y pimiento rojo (al pepe rosso) con pan carasau abbrustolito; gazpacho di pomodoro e cocomero e per postre (dolce) una mousse frutal con granola. Cena super, il ristorante Tidore mi ha conquistato.

Il tutto in un ambiente discreto, con i proprietari a stimolare i clienti, scrivendo in una grande parete: Less ego more soul (meno ego, più anima).

Sono tornato all’ostello felice, dimenticando che per andare a cena e tornare avevo aggiunto circa 4 km alla distanza tra Donostia/San Sebastian e Zarautz, tanto che quando ho spento la luce il mio orologio segnalava 48.658 passi, 34,40 km e 2.210 calorie consumate.

Dopo una colazione ricca di calorie (comprese tre bolas – palle – argentine a case di pasta di mandorle, acquistate da Tidore, in strada partendo da lungomare. Fino a Getaria un’unica passeggiata molto frequentata dai residenti di entrambi i centri. Grinze.com scrive che è lunga 3,8 km, ma io sono partito dall’Hostel che è alle porte del paese e ho allungato la distanza.

Tanta gente in strada o sul percorso pedonale, ma niente saluti. Tutto il contrario di due anni fa sul Cammino Portoghese. Mah..

Tanti “mirador” e tante fontanelle, ci si può fermare a guardare scorci di grande bellezza e pure rinfrescarsi.

Arrivo a Getaria in un’ora e noto all’entrata barchette tipo quelle installare nella nuova pescheria in Calata Caio Duilio. Non mancano le panchine coperte; una bella idea.

La freccia gialla che indica il Camino del Norte invita/obbliga a lasciare il mare.

Getariako udala è scritto nella foto all’inizio della prima dura salita. Non conosco il significato ma temo sia “lasciate ogni speranza voi che entrate in questo sentiero”. Però al culmine della salita ricevo il primo saluto della giornata: è di una signora che porta a passeggio il cane.

Dopo la saluta una discesa ripida su pietre piatte e scivolose. Sfiorando vigne di pregio, ben costruite, alle ore 10,25 sono ad Askizu, dove incomincia la discesa verso Zumaya. Si fa una seconda colazione, questa volta gratis, con buonissime more.

Improvvisamente, entrando a Zumaia, appare un cartello con la scritta Santiago e le onde del mare. Più che una pubblicità per qualcosa che mi sfugge, sembra una presa in giro.

L’unica certezza è una passeggiata sul porto, dove faccio acquisti in una frutteria (cocomero e pesche) e perdo la freccia gialla. Sbaglio strada. Mi salva una signora: “Deve tornare indietro, salire fino alla chiesa e prendere la strada indicata dalla freccia. Devo farmi l’ennesima scalinata di questo camino del Nord che sembra fatto a scale, ma almeno mi concede una fotografia panoramica di Zumaia.

La vista è un incanto quando raggiungo un’area riservata ai camper con tanto di punto di ristoro.

Che bello vedere galline che schiamazzano nell’aia. Queste sono vere galline allevate a terra.

Foto di un polpo con una scritta impossibile da interpretare polpo.

Mi lamento per il troppo asfalto, pensando che avrei fatto meglio a mettere le scarpe da Running invece quelle da trekking. Poi, all’improvviso, devo entrare in un recinto e mi rendo conto che è stata la scelta migliore: troppo fango.

Dalle galline agli asini: ho un incontro ravvicinato con quattro asinelli. Uno mi segue, sperando mi dimentichi di chiudere la recinzione.

Alle ore re 14, dopo aver attraversato diverse recinzioni, inizia la salita ripida. Devo appoggiare i piedi su pietre grandi e scivolose. Va peggio quando affronto un’altra salita su pietre rese viscide dall’acqua che scende dall’alto.

Giunto finalmente a Itziar, mi trovò davanti all’ennesima scalinata. Non è finita, perché al termine della discesa che porta a Deba devo fare i conti con l’ultima scalinata. Il dislivello è notevole. A occhio almeno il 20 per 100.

Per fortuna è finita, anche se io devo raggiungere Mutriku, centro marinaro fuori dal Cammino, dove ho trovato alloggio. Il taxi mi chiede tra 25 e 30 euro; ne spendo 1,80 per andare in pullman.

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