Un gran piatto di fagioli per festeggiare la conclusione della quarta tappa, meno difficile del previsto: il Cammino di Santiago di Luciano Murgia

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13 settembre 2019

La quarta tappa di un nuovo Cammino di Santiago di Luciano Murgia. Rileggi la presentazione, la prima tappa, la seconda tappa e la terza tappa.

di Luciano Murgia

MUTRIKU (Spagna) – Di 35 tappe che le guide spagnole prevedono per il Camino del Norte, neppure una è considerata da 5 stelle di difficoltà come la prima del Francese, da Saint-Jean-Pied-de-Port a Roncesvalles, che ha un dislivello a salire di 1.350 metri e a scendere di 700.

Le difficoltà maggiori (4 stelle) sono assegnate alla tappa di oggi e alla 33esima, da Baamonde a Sobrado dos Monxes. Insomma, mi attende una tappa ostica. Vedremo.
Ieri mi sono fermato a Mutriku, piccolo paese a picco sul mare. Non ha una strada che abbia almeno 10 metri in piano. Dopo le fatiche della giornata, di tutto avrei avuto voglia meno che di camminare ancora. Ho dovuto farlo per cercare un ristorante, ma quello che avrebbe fatto per me, tra l’altro presentato come italiano con ottime pizze, è decisamente fuori mano: Axkenetxe è all’Alto del Calvario, 3 km da dove ho preso alloggio: almeno 75 minuti fra andare e tornare. 6 km da aggiungere ai 34,53 registrati al momento di andare a letto. Impossibile. Ho provato con un taxi, ma erano tutti impegnati. Nel senso che una signora mi ha spiegato che, quando trattano con stranieri, preferiscono corse lunghe, magari per gli aeroporti di Bilbao o Donostia-San Sebastian.

Con tre ristoranti che propongono solo pesce e bar che servono pinchos (le tapas spagnole) con prosciutto o frutti di mare, mi sono salvato con una pizza di spinaci… congelata acquistata in un piccolo market. L’ho riscaldata nel forno a microonde e ho mangiato guardando la televisione. Ampi servizi sull’alluvione disastrosa che ha colpito le zone di Alicante, Albacete, Almeria e Murcia, a sud di Valencia. Nei canali sportivi tanto spazio alla semifinale tra la Spagna di Scariolo e l’Australia nel mondiale di basket in Cina che si gioca alle ore 10, mentre cammino nei boschi. A fine tappa apprendo il successo iberico, la garanzia dell’ennesima medaglia per Sergio. Complimenti.

Saluto Mutriku camminando davanti allo stadio, probabilmente l’unica zona in piano di questo paese e mi imbatto in una scritta a favore dei militanti dell’Eta, acronimo di Euskadi Ta Askatasuna (Paese Basco e Libertà) prigionieri nelle carceri spagnole. Queste sono zone in cui l’indipendentismo è forte. Sulle vicende legate all’Eta, alle sue azioni e alla risposta dello Stato spagnolo, vi rimando al libro di Fernando Aramburu, “Patria”, uno dei più belli scritti sul tema, un romanzo avvincente, un successo straordinario in libreria.

Alle ore 8,50 saluto il mare, che spero di rivedere tra qualche giorno, a Portugalete, e guardando in alto mi accorgo che il paesaggio è cambiato, adesso è tipico di montagna. Mentre osservo il panorama, transitano due taxi pieni: trasportano pellegrini che hanno deciso di rinunciare alla dura salita che conduce a Olatz.

Una doppia freccia mette in imbarazzo. Che fare? Seguo alcuni giovani e si scende, ma si risale quasi subito, circondati dalle felci.

La prima pausa acqua con merenda è a Jaingoikomendi, quota 429. Raggiunta 490 si scende e scendendo sento un gran vociare. Cosa sarà mai? Un folto gruppo in gita da Terza Età.

La tappa più solitaria di tutto il Norte, scrive Gronze.com, aggiungendo che non propone servizi intermedi. Infatti siamo tutti forniti di viveri e acqua. Il paesaggio alpino con boschi e prati sembra appena nato dal pennello di un pittore.

Altra pausa a una fonte, dove un cartello ricorda che a Xemein, vero nome del paese spagnolizzato in Markina dal governo di Madrid, mancano 10 km.

Mai visti tanti “caminantes” come oggi. Molti sono giovani. Da una mezz’ora sto dietro a tre giovani spagnole che vanno molto forte anche nel fango pure non avendo i bastoncini e portando zaini pesanti.

È mezzogiorno quando scollino a quota 412, a circa 90 minuti dalla meta odierna. Un cartello informa che questo fu un luogo dove le truppe repubblicane e socialiste si batterono contro quelle franchiste.

Dopo diverse ascese per un totale di 886 metri di dislivello, inizia la lunga discesa: cammino a zigzag per evitare di scivolare, ma non posso evitare di vedere lo scempio di una costa dove per estrarre le pietre hanno scavato anche l’anima della montagna. Cose viste anche in provincia di Pesaro Urbino, dove amministratori che si proclamano ambientalisti non hanno esitato ad approvare progetti che hanno stravolto il territorio.

Un tratto è un tappeto di aghi di pino, si rischia di scivolare a ogni passo.

Sono le ore 13,20 quando arrivo a San Miguel, ermita, eremo, davvero particolare: ha forma esagonale ed è stata edificata attorno a tre enormi massi che nei fatti sono la cappella.

Un altro chilometro ed eccomi nell’ostello. La quarta tappa mi è sembrata dura delle previsioni.

Doccia, controllo dei piedi, lavaggio degli indumenti sporchi e finalmente un grande piatto di fagioli bianchi.

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