Due giovani tedeschi in Cammino verso Santiago rendono omaggio alle vittime della strage di Gernika: sesta tappa del viaggio di Luciano Murgia

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15 settembre 2019

La sesta tappa di un nuovo Cammino di Santiago di Luciano Murgia. Rileggi la presentazione, la prima tappa, la seconda tappa, la terza tappa, la quarta tappa e la quinta tappa.

di Luciano Murgia

GERNIKA-LUMO (Spagna) – Il meglio del Cammino di Santiago è nelle parole e nel comportamento di due giovani tedeschi. Lei la saluto da un paio di giorni. Ieri ho rischiato di rimanere al buio. La ricarica per telefono e orologio è in tilt, non posso chiamare a casa, parlare con mia moglie e con le mie figlie; non posso scrivere.

Arrivato nell’albergo di Gernika, il telefono segnala che la batteria è agli sgoccioli. Prima devo occuparmi del mio corpo, soprattutto del mio mezzo di trasporto, i piedi, e di lavare i panni sporchi. Provvedo dividendo le spese con due tedeschi: 3 euro a testa per “lavadora y secadora”. In attesa si concluda il lavoro delle due macchine, mi occupo dei piedi con massaggio di Prep e Fisiocrem. Nella stanza c’è anche la ragazzina tedesca, ma non ha l’iPhone. “L’ho io, perché?”, interviene un ragazzo, anch’egli tedesco. Gli spiego il mio problema e lui mi cede il caricabatterie. È studente universitario, ama l’Italia è parla un po’ di italiano. Vive vicino a Stoccarda, il padre è un alto dirigente della Bosch. “A Stoccarda o lavori per la Mercedes o per la Bosch, non si sfugge”.

I due ragazzi vanno in centro, a visitare il Museo della Pace, voluto dall’Amministrazione della città basca per non dimenticare la strage perpetrata da un’azione congiunta delle aviazioni franchiste, fasciste e naziste. Un’incursione con la partecipazione di 31 bombardieri e 16 caccia che, secondo il governo basco, provocò la morte di 1654 persone innocenti.

Quando i due giovani tornano in albergo sono molto colpiti. Decido di invitarli a cena, non solo per ricambiare la cortesia.

Il centro è affollato, i locali sono presi d’assalto, non si trova un posto libero. A me cerca lei piatti vegetariani, lui prende il pesce. Una serata piacevole con due ragazzi che hanno provato vergogna per un episodio accaduto quando anche i genitori non erano nati.
Ci salutiamo prima d’andare a dormire, dandoci appuntamento a colazione. Parto presto, dubito di rivederli ancora.

Sono trascorse da poco le 7,30. Cammino davanti al palazzo che ricorda il bombardamento. Una Tragedia immane che non è servita come lezione, la stupidità umana è sotto gli occhi di tutti.

Cerco di non perdere di vista la freccia gialla che indica di salire per le scale. L’ennesima conferma che questo non è il cammino del Nord, è il cammino delle “escaleras”, delle scale.

Lasciando la città, imparo che il nome esatto è Gernika-Lumo.

Passo davanti alla Parroquia Santa Luzia e sono fuori città. Devi affrontare subito un m sentiero dalla pendenza accentuata, pieno di pietre aguzze. Spunta un raggio di sole e mi volto per salutare dall’alto una città che emoziona.

L’altimetro segnala Quota 318, poi si scende e si risale in una continua altalena.
Un banchetto allestito da una famiglia isolata propone fette di torta, frutta, bibite, acqua, biscotti. I prezzi sono cari, da Cammino Francese: 1 euro per la bottiglietta d’acqua piccola; 1 euro per la banana, 2 per la fetta di torta. Sono affamato e acquisto acqua, torta e banana.

Siamo nel cuore dell’indipendentismo basco. Lo ricorda una scritta rossa: libertà per il Paese Basco e per i prigionieri politici. In seguito vedrò il municipio di un paese schierato con gli indipendentisti catalani.

Anche oggi molti ciclisti, ma anche cacciatori di cinghiale.

Larrabetzu omaggia con un laccio giallo chi lotta per l’indipendenza e l’autodeterminazione dei popoli.

Mi fermo a mangiare su una panchina nella piazza davanti al municipio.

Riparto e cammino per circa 4 km su una pista pedonale che mi porta a Lezama. Quando arrivo leggo con piacere l’omaggio a uno dei più grandi portieri del calcio mondiale: il mitico José Angel Iribar.

Il rombo dei motori degli aerei in decollo mi informa che sono vicino all’aeroporto di Bilbao. Inizia la lunga dolce salita che porta all’Alto de Avril da cui si domina la città che mi accoglie con la basílica de la Virgen de Begoña, edificata nel XVI secolo. È a pochi passi dall’ostello All In, dove pernotto in attesa di raggiungere Castro Urdiales, 40 km. Prima però devo risolvere il problema della ricarica di telefono e orologio. Oggi tutti i negozi sono chiusi.

Vorrei visitare il Guggenheim, visto già dieci anni fa, ma su Bilbao si è scatenato un forte temporale.

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