Salutato il Paese Basco, il Cammino del Nord è entrato in Cantabria salutato da un coniglietto selvatico: il diario del viaggio verso Santiago di Luciano Murgia

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16 settembre 2019

La settima tappa di un nuovo Cammino di Santiago di Luciano Murgia. Rileggi la presentazione, la prima tappa, la seconda tappa, la terza tappa, la quarta tappa, la quinta tappa e la sesta tappa.

di Luciano Murgia

BILBAO (Spagna) – Da oggi niente più Ongi etorri, benvenuti in basco. Il Cammino del Nord è entrato in Cantabria. A darmi il “bienvenido” un coniglietto selvatico che non si è spaventato per il mio sopraggiungere e ha continuato a masticare erba.

Una tappa iniziata a Bilbao, poco prima delle 8, e conclusa a Castro Urdiales, cittadina di oltre 30.000 abitanti in cui si respira benessere. Tante cause da ricchi, altrettante da benestanti, una bella spiaggia e un lungomare molto curato.

Sono arrivato qui dopo oltre 9 ore di cammino, ancora alle prese con i problemi di ieri: il caricabatterie che va e viene; purtroppo, non ho potuto prendere tanti appunti e scattare più foto, soprattutto all’arrivo.

In verità sono molto stanco e devo provvedere ancora alla cura dei piedi e del corpo, ma anche alle altre incombenze quotidiane.

Ieri sera ho cenato in un locale italiano (più pizzeria che ristorante) dove ho mangiato bene. Ingredienti soprattutto calabresi e tanta gente ai tavoli. Casa Leotta, questo il nome, mi ha servito un’eccellente vegetariana e una torta di formaggio da urlo, tanto che ho fatto il bis. Il ristorante è a qualche centinaio di metri dal Guggenheim, un museo molto visitato.

Ancora tanti scalini alla partenza. Dopo un bel giro in centro, giunti in Plaza Barris chiedo un consiglio ad alcune poliziotte. Mi invitano a seguire il lungofiume di sinistra.

La camminata è piacevole. Giunto al Museo vedo i primi pellegrini del lunedì.

Fotografano l’esterno del Guggenheim. Ne approfitto per invertire i ruoli e per farmi fotografare da una giapponese assai mattiniera. Mi piazzo dentro il “ragno” in bronzo di Louise Bourgeois. L’orientale è sorpresa, ma scatta…

Proseguo e cambio lato, passando dalla sinistra alla destra del fiume. Una bella passeggiata, una pista pedonale che non subisce l’invasione dei ciclisti. Anche perché se lo fanno ne pagano le conseguenze. In Spagna, come in quasi tutti i Paesi d’Europa, i ciclisti devono rispettare le regole. Mica è come a Pesaro (e magari in chissà quanti altri posti) dove sono coccolati, protetti, viziati, in nome della mobilità sostenibile (d’accordissimo; ndr), come se i pedoni non lo fossero. Ma capita di leggere dichiarazioni dell’assessore comunale Heidi Morotti sul rispetto del codice della strada e cadono le braccia. Ma dove, ma quando? L’assessore va in giro? Vede mai il comportamento dei ciclisti, a partire dal suo sindaco?

Lasciamo perdere…

Passando davanti al nuovo bellissimo San Mames, casa dell’Athletic Bilbao, è spontaneo chiedersi perché mai non facciano altrettanto i club italiani. Mah…

Tanto è bella la prima parte, tanto brutta la successiva: i lavori in corso per realizzare nuove arterie, altri edifici e sistemare i moli, hanno creato problemi. Intanto piove, meglio indossare il poncho.

Di nuovo una bella pista pedonale affiancata alla ciclabile: piste vere, non le false del “sindaco che si crede più bravo di tutti”.

In un bivio sotto un grande cavalcavia ritrovo i due tedeschi con i quali ho condiviso le spese per “lavadora y secadora” a Gernika. Si fermano alla prossima cittadina. Confido di proseguire. Entriamo nell’area del porto di Erandio, avvicinandoci a uno dei luoghi più caratteristici del Camino del Nord: l’incontro tra Getxo, sponda destra, e Portugalete, sinistra. Le due città sono collegate da un ponte in ferro di 160 metri, uno dei più grandi al mondo con servizio di trasporto che serve passeggeri a piedi, ciclisti e auto. Per il trasportatore sospeso si pagano 45 centesimi; per il ponte con doppio ascensore 6 euro se hai le credenziali di pellegrino. Opto per il ponte, ma devo rinunciare perché l’ascensore di Portugalete è fuori servizio.

Inizia il lungo trasferimento verso il mare. Camminando lungo il sentiero, raggiungo La Arena, spiaggia di grandi dimensioni. Dopo tre giorni in montagna, di nuovo il mare che ci accompagnerà fino alla Galicia.

Ora cammino su una bella passeggiata in legno e raggiungo Pobeña, osservando con un po’ di invidia chi fa il bagno. Io il bagno lo faccio di sudore salendo i 123 scalini che portano in cima al colle dove inizia una lunghissima passeggiata (credo di almeno 3 km) sempre avendo il mare sotto la falesia che mi ricorda molto Giants Causeway.

Qui estraevano le alghe, spiega un cartello. Un altro informa che siamo in zona mineraria.

Siamo entrati nella Cantabria. Non ero stato mai in questa zona. Mi accoglie un coniglio selvatico che non s’impaurisce quando l’avvicino: continua a scegliere l’erba preferita e a mangiarla. Che abbia capito che sono vegetariano?

Un po’ di timore dentro un tunnel, anche perché è scritto che ci entro a mio rischio e pericolo.

Si scende di nuovo, si torna a salire ma è solo asfalto. Mancano le frecce gialle. Rischio di perdermi, anche perché il telefono è scarico. Quasi scarico anche l’orologio. Eppure ho evitato di usare l’applicazione salute che assorbe molta energia. Mi salvano un ciclista spagnolo e due pellegrine, una polacca e una canadese, che utilizzano Google Maps.

Arriviamo a Castro Urdiales dopo un’ora di asfalto. Ma resta una tappa molto bella anche se faticosa. Mentre finisco di scrivere, sono a 39 km.

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