Da Castro Urdiales a Laredo, il trionfo della natura. La stupidità protagonista a Fosso Sejore: altra tappa del Cammino di Santiago di Luciano Murgia

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17 settembre 2019

L’ottava tappa di un nuovo Cammino di Santiago di Luciano Murgia. Rileggi la presentazione, la prima tappa, la seconda tappa, la terza tappa, la quarta tappa, la quinta tappa, la sesta tappa e la settima tappa.

di Luciano Murgia

CASTRO URDIALES (Spagna) – È ancora buio quando entro in uno dei pochi bar aperti e faccio colazione: spremuta d’Arancia, gustosa torta di mele e pastel alla crema. Poi partenza dal Paseo Maritimo, il lungomare, che ieri era affollato: al mio arrivo dai bagnanti, soprattutto stranieri, in serata da chi ama il passeggio. Bar e ristoranti pieni. Chissà che folla in piena estate.

Si sale verso la Chiesa e si gira seguendo l’indicazione di una freccia che indica Laredo 34,7 km. Cammino davanti a un luogo assai suggestivo: il mare passa sotto la collina, dentro un tunnel, e forma una piscina naturale dove la gente il posto viene a fare i tuffi.

Un’altra freccia mi manda a sinistra, verso Allendelagua. Un piazzale, un parcheggio e all’incrocio c’è una delle tante vergogne spagnole: una plaza de Toros, teatro della corrida, dove ci si diverte a uccidere gli animali. E a guardare gli animali che muoiono.
Mi diverte di più guardare colazione delle signore che ruminano.

Un inciso: mi sarei divertito meno e arrabbiato non poco nel vedere il “signore” che, mi hanno raccontato, stamattina, a Fosso Sejore, prendeva a bastonate una medusa. Al peggio non c’è limite. Ma sbattere la propria testa contro il muro, no?

Dalle mucche ai gatti: nove insieme, uno per i fatti propri; un gatto anarchico.

Tra le more e le viole, tappa è un inno alla natura.

Sto attento a non calpestare una lumaca senza guscio: la lumaca è uno dei simboli del Cammino, quello più “slow”, più lento. Non è un caso che poco più avanti del mio incontro, in un sottopassaggio che porta a Cerdigo, con una freccia gialla qualcuno abbia disegnato una lumaca azzurra.

Una zona residenziale, tante belle case, una uguale all’altra. A rompere la monotonia un edificio particolare, formato da tre parallelepipedi. Mi piace molto.

Una bella pianta di corbezzoli, un cavallo lasciato solo in un prato, poi la strada sale: una pietraia che sbuca su un campo a strapiombo sul mare. Ma quanti begli angoli presenta la Cantabria.

Raggiungo Islares, una spiaggia per chi ama il surf. Lasciata la sabbia, spunta l’asfalto. I miei piedi si lamentano; avrebbero preferito calzare le scarpe da running. Invece, dopo la pioggia della notte, ho scelto quelle da trekking.
Un sussulto al bivio per El Pontarron de Guriezo: mancano 24 km per Laredo e ne ho percorso 13. Due spagnoli restano sulla strada nazionale, io preferisco andare in collina, sperando nei sentieri umidi. Sbaglierò per l’ennesima volta.

Scendendo a Nocina, due asinelli, uno è bianco, ma anche due cavalli bianchi e altrettanti cani arrabbiati con me. Per fortuna la recinzione tiene.

Sbuco davanti a un bivio e mi sembra d’essere alla Torraccia: Vitrinor.

Vado avanti e un signore mi ferma, spiegando che ho sbagliato strada. Che fare? Mi fido, ma seguendo il suo consiglio devo camminare almeno due ore e mezza sull’asfalto. Prima una lunga salita, quindi una discesa che mi porta a Liendo, dove sosto in una bella area di riposo.

Riparto e devo salire ancora, camminando al margine di una strada di grande collegamento, dove gli automobilisti vanno troppo forte. Insomma, ascoltare il consiglio è stata una pessima idea. Finalmente, alle ore 15, mente l’orologio registra 30,23 km, dal parcheggio dell’hotel Risco scatto una foto panoramica di Laredo. Sono quasi arrivato, ma mi attende l’ultima discesa. La Discesa finale ricorda quella da Gabicce Monte a Gabicce Mare; c’è anche la scalinata. E ti pareva che mancasse la scalinata quotidiana. Però sono in camera, anzi sotto la doccia prima ancora di entrare. Dopo il premio alle fatiche giornaliere, mi rivesto e raggiungo una lavanderia automatica: quasi un’ora per lavare e asciugare. Ne approfitto per raccontarvi la tappa da Castro Urdiales a Laredo e anticiparvi che domani proverò ad arrivare a Santander, oltre 40 km. La partenza è fantastica: prima 5 km sul Paseo Maritimo, poi il trasferimento in barca per superare il Rio Santoña e infine un’altra barca per andare da Somo a Santander.

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