Da Laredo a Santander, 40 km da orgoglioso per Renzo Piano, indifferente per Renzi, indignato per Castellucci, triste per Stefano Magi

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18 settembre 2019

La nona tappa di un nuovo Cammino di Santiago di Luciano Murgia. Rileggi la presentazione, la prima tappa, la seconda tappa, la terza tappa, la quarta tappa, la quinta tappa, la sesta tappa, la settima tappa e l’ottava tappa.

di Luciano Murgia

LAREDO (Spagna) – Ieri sera ho cenato nel ristorante italiano La Traviatta, così con doppia T. Un locale con in sottofondo musica italiana, da Arrivederci Roma a Torna a Surriento a O Sole Mio.

Mentre attendevo birra e pizza, ho aperto i siti del Fatto Quotidiano e de La Repubblica e appreso del nuovo partito di Renzi, che in passato ho votato alle primarie con Bersani, pentendomi presto per le sue balle, a incominciare da “Enrico stai sereno”.

Quindi, affari suoi e di chi gli vorrà dare ancora fiducia: la mia non l’avrà più. La notizia di ieri sera, però, riguardava le “dimissioni concordate con buonuscita di 13 milioni di euro” dell’ingegner Giovanni Castellucci, amministratore delegato e direttore generale di Atlantia, la società controllata dai Benetton che a sua volta controlla Autostrade per l’Italia, praticamente il bancomat infinito per la famiglia trevigiana.

13 milioni, vabbè lordi, poverino, “oltre alle competenze di fine lavoro”.

Ma chi è Dio? Datemi il suo indirizzo e il prossimo pellegrinaggio, laico, lo faccio a casa sua, altro che a Santiago de Compostela.

Lo confesso: mi sono chiesto se chi negli anni ha concesso tutto e di più ad Atlantia provi vergogna, oggi.

Meglio immergersi in quella che s’annuncia tappa bellissima. In verità, ho scelto di… raddoppiare: tutte le guide propongono da Laredo a Güemes, 29 km, ma solo 23 se si sceglie la variante costiera passando per le spiagge di Berria e Noja, magari camminando sulla sabbia. Il giorno successivo da Güemes a Santander, capitale della Cantabria, 12 km.

Dunque, ho scelto di provare ad arrivare fino a Santander.

Lascio l’albergo alle 7,30. Colazione e poi via sullo splendido Paseo Maritimo, lungo – mi dicono – 5 km.

Una spiaggia con le dune protette e un gatto bianco che sembra messo lì a fare la guardia.

Piove, purtroppo. E io vengo sorpreso dalle prime gocce. Provo a fare finta di niente, ma l’intensità aumenta. Sono obbligato a mettere il poncho.

Quando arrivo all’imbarcadero (la sabbia della spiaggia e una piccola passerella) spunta in cielo un arcobaleno. Evito di raccontare ai compagni di viaggio gli aneddoti sull’arcobaleno.

Dieci minuti in barca, 2 euro e siamo a Santoña capitale mondiale delle acciughe. Una scatoletta di quelle definite speciali è venduta a circa 20 euro.

Priorità ai pedoni, è scritto in un cartello alla fine delle piste ciclopedonali affiancate. In Italia un cartello così è un’utopia. Mai visti i ciclisti che fanno la precedenza ai pedoni.

Speravo di camminare in spiaggia, ma la pioggia non agevola il mio desiderio. Così preferisco camminare sulla pedonale, ma commetto il grave errore di seguire due ragazze catalane che si fermeranno a Güemes. Così scelgono il Cammino collinare. Quando arrivo a Güemes ho totalizzato 27 km e me ne mancano 12. Stanco, quasi quasi mi sdraio sull’erba, come le venticinque mucche pezzate.

Tanti km sull’asfalto e quando, passato Galizano, posso utilizzare una pista ciclopedonale anche i piedi sospirano.

Gli ultimi 6 km non finiscono mai. Quando giungo a Somo non ho la forza di mettermi a sedere sul muretto davanti all’imbarcadero, dove attende già una pellegrina francese. I passeggeri sono tutti residenti. Il viaggio dura una ventina di minuti e costa 2,90 euro. Sbarchiamo a pochi passi dal Centro Botin progettato da Renzo Piano. Peccato che non ci sia alcuna spiegazione in italiano. Lo dico alle due ragazze alla reception, ma se la cavano dandomi un opuscolo in castigliano. Santander mi sembra una bella città, ma sono troppo stanco per visitarla. Mi limito al centro voluto dall’artefice delle fortune del Banco Santander. 108 gli scalini che mi portano in alto, ma – affamato – preferisco scendere in basso, dove c’è una caffetteria ben fornita e si può cenare. Stasera mi accontento di una doppia tortilla e una fetta di torta di carote e cocco.

Mentre ceno, apprendo della scomparsa di Stefano Magi. La notizia mi rattrista. Stefano rappresenta il meglio che esprime Pesaro: ricorderò sempre il suo entusiasmo, la sua passione, il suo sorriso perenne, fossero dedicati a una partita di pallavolo giovanile o alla lettura di una poesia. Una persona splendida. Le mie condoglianze alla famiglia.

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