Cammino di Santiago: da Santander a Santillana, la decima tappa è una “tortura”

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19 settembre 2019

La decima tappa di un nuovo Cammino di Santiago di Luciano Murgia. Rileggi la presentazione, la prima tappa, la seconda tappa, la terza tappa, la quarta tappa, la quinta tappa, la sesta tappa, la settima tappa , l’ottava tappa e la nona tappa

di Luciano Murgia

SANTILLANA DEL MAR (Spagna) – Dopo i 40 km di ieri, sarebbe stato meglio programmare una tappa di chilometraggio ridotto, ma seguendo i consigli delle guide spagnole, che pure non leggo in dettaglio, preferendo scoprire il percorso passo per passo, tanto questo è e questo si deve fare, ho deciso di andare da Santander a Santillana del Mar, 37 chilometri, ma senza particolari ascese e meno che meno discese. Il problema è che non sapevo sarebbe stata una tappa sull’asfalto. Prima di partire, colazione a caro prezzo. Si vede che siamo in città: mini spremuta d’arance, pasta alla crema e torta di formaggio: 7,40 euro. È una bella giornata, anche se un po’ fredda di prima mattina. Santander è una città ed è difficile incontrare chi è in Cammino. Incontro i primi “caminantes” a Santa Cruz de Bezana: li sorpasso, sono tre, parlano spagnolo, camminano a destra e fumano. Giunto a un Sottopassaggio ferroviario, spariscono le frecce in una grande rotatoria: devo tornare indietro. Si prosegue verso Arce sull’ennesima pista pedonale. Non c’è un paese che non ne abbia una, spesso sono in rete, per fortuna. Uno dei tre spagnoli mi raggiunge per dirmi che c’è la possibilità di “risparmiare” 8 km si nostri piedi prendendo un treno. Però bisognerà seguire un Cammino diverso. Non sono d’accordo e vado avanti sull’asfalto. Oggi niente mare,?ma un po’ d’acqua riesco a vederla: un fiume. Né approfitto per una pausa acqua e cambiare le scarpe, passando da quelle da trekking a quelle da running, più adatte sull’asfalto. Sempre asfalto, solo asfalto, anche quando lascio la strada per una sentiero, che è in asfalto. Ma almeno vedo i cavalli Si sale verso Mar e ancora una volta mi colpiscono le zone nuove dei vecchi paesi. Lottizzazioni copia e incolla. In un posto che non ricordo ho contato 22 villette uguali. Oggi non sono 22 ma 18… guardate la fotografia… Un canestro all’entrata di una casa, uno dei tanti canestri visti anche oggi. Poi ti chiedi perché la Spagna di Scariolo è campione del mondo. Qui alla guida della federazione hanno Jorge Garbajosa, grande ex giocatore con trascorsi anche a Treviso, e della ACB, l’associazione dei clubc, Antonio Martín, ex Madrid; noi Petrucci e Bianchi. Capite la differenza? Uscendo da Requejada, in località Barreda, spiccanonuna ciminiera molto ala e nuvole di fumo. Nelle vicinanze c’è addirittura un albergo. Fumi che emette la Solvay, azienda chimica nota anche in Italia l, in particolare a Rosignano, in provincia di Livorno, per l’AAC schiuma nelle acque e in spiaggia. Schiuma bianca anche nelle acque del fiume che scorre nei pressi. Avvicinandomi a Santillana noto di non avere visto mai tante “posadas”; case trasformate in alberghi. Inoltre continuano a passare numerosi pullman. C’è qualche evento? Veramente no. Santillana del Mar sembra Gradara, oppure San Marino, con tanti negozi di souvenir. Ho preso alloggio nell’albergue Solar de Hidalgo, nel cuore del centro storico preso d’assalto dai visitatori. Santillana del Mar, ovvero “la Villa de las tres mentiras”, delle tre bugie. Scomponendo il nome non è santa, non è “llana (in piano) e non ha il mare visto che la spiaggia più vicina è a 5 km. Il suo nome deriva dall’antico monastero di Santa Juliana, ora collegiata, una delle più importanti costruzioni romaniche in Cantabria. Santillana è nota soprattutto per le pitture preistoriche, risalenti al 15.000 avanti Cristo, rinvenute nella grotta di Altamira (sperando che il maledetto correttore non lo trasformi in Altamura; a tale proposito chiedo scusa per gli errori, ma non è facile scrivere al telefono). Questo piccolo paese cantabrico vanta un museo che racconta gli orrori della religione cattolica: l’Inquisizione. Sono esposti più di 50 strumenti di tortura utilizzata come punizione, umiliazione, morte. Si va dalla ghigliottina alla garrota, dalla “donzella di ferro” alla cintura di castità. Un periodo buio durato dal secolo XIVfy al XIX quando il Tribunal del Santo Oficio aveva potere assoluto. Si può immaginare l’uso e l’abuso pensando alle coperture anche recentissime dei casi di violenze sessuali nei seminari e nelle parrocchie di tutto il mondo. Un museo che offre spunti di riflessione su ciò che è stata la Chiesa cattolica, su come poteva essere diversa la sua storia.

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