Dal Cammino di Santiago, pure da vegetariano, Forza Carpegna Prosciutto Vuelle Pesaro

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23 settembre 2019

La quattordicesima tappa di un nuovo Cammino di Santiago di Luciano Murgia. Rileggi la presentazione, la prima tappa, la seconda tappa, la terza tappa, la quarta tappa, la quinta tappa, la sesta tappa, la settima tappa , l’ottava tappa , la nona tappa e la decima tappa, l’undicesima tappa , la dodicesima tappa e la tredicesima tappa

di Luciano Murgia

LA ESPASA (Spagna) – Ieri mattina, acqua sotto i piedi. Oggi acqua sulla testa. Piove, alla partenza e all’arrivo. Eppure alla partenza da Nueva sembra l’ennesima giornata con il tempo variabile. A est, l’alba mostra il cielo sereno. A ovest, le montagne della Cordigliera Cantabrica hanno una “sciarpa” di nuvole nere. Ieri sera l’impresa è stata cenare. Affamato, alle ore 19, ho bussato a tutte le porte: bar, ristoranti, pub, pizzerie, sidrerie. Tutti mi hanno sbattuto la porta in faccia. “La cucina apre alle 20,30”. L’ora in cui io desideravo essere a letto, stanco, anzi stanchissimo, dopo l’ennesima lunga tappa. Quando mi sono addormentato l’orologio segnava 37,93 km; almeno 4 di questi spesi girando a vuoto alla ricerca di cibo. Ho dovuto pazientare, ma se non hai pazienza in Cammino è meglio stare a casa. E sono stato ripagato dal migliore piatto di pomodori mangiato in vita mia. Nel bar ristorante San Jorge, ubicato sul Cammino, li servono conditi con pesto e ricoperti da una spruzzata di formaggio Payoyo de Cadiz, prodotto con latte di capra e pecora merina. Un piatto che mi è piaciuto così tanto che ho chiesto il bis. A proposito di pazienza, che dire di quella che ha un cagnolino che fa il Cammino del Nord in compagnia di un giovane. Lui così piccolo, così affettuoso – guarda tutti con occhi dolcissimi -, mentre l’amico acquistava una birra, si è accucciato vicino al grande zaino; credo trasporti una tenda, perché negli alberghi non accettano gli animali. Ciò m’indigna, pensando a tante bestie umane che possono entrare senza problemi. Li incontro da qualche giorno. La prossima volta mi informerò da dove vengono. Stamattina, quando era ancora buio ho fatto colazione nell’unico bar aperto: una spremuta e una palmera, una grande pasta sfogliata ricoperta di cioccolato. Non ne vado pazzo, preferisco la “tarta de manzana”, la torta di mele, ma comunque meglio di un croissant scongelato. Poi la partenza verso La Isla, in un paesaggio rurale, accompagnato dalla pioggia e con poca voglia di camminare. Forse colpa delle due birre bevute in attesa della cena.

Arrivati a Ribadesella, graziosa cittadina sul mare e con un bel centro storico, mi sono fermato per lavare i panni sporchi in una lavanderia automatica, esosa: 10,50 euro perché ho chiesto il lavaggio extra visto che pantaloni, magliette, asciugamani, calze, slip e pile erano zuppi di sudore. Però se la ecolaundry sfrutta le necessità dei clienti, soprattutto di chi è in Cammino, c’è chi fa altrettanto. Un tizio è entrato senza avere niente da lavare, ha messo sotto carica il telefono e utilizzato il Wi-Fi gratuito per i clienti della lavanderia. Chi la fa l’aspetti. Un’ora tra “lavadora” e “secadora”, osservando il lungomare di Ribadasella. Ora non piove ed è una bella notizia, visto che da qui a La Isla mi attendono 18 km senza particolari asperità, passando davanti a belle spiagge, ma oggi il bagno potrebbe arrivare dall’alto. Lascio Ribadesella camminando sul ponte lungo il Rio Sella. Un grande cartello pubblicizza La Ruta del Agua, un circuito a piedi attorno alla bella cittadina, con vista sia sull’acqua del mare sia su quella di fonti, abbeveratoi, torrenti. Cammino lungo la Playa de Santa Marina, dove un surfista solitario non coglie l’onda. Finisce il lungomare, ben tenuto e con tante belle case e la freccia gialla manda a sinistra; a Renzi non piacerebbe. Ora viene proposta la Ruta de los dinosauros, lunga 31 km. Forse è dedicata ai pellegrini in età avanzata come me. Riprende a piovere mentre siamo in salita; non posso che indossare il poncho. Si scende aVega con spiaggia vista dall’alto. Ed è qui che vedo il primo horreo (granaio antico) che del nuovo Cammino. Una spiaggia dietro l’altra, tutte occupate dal popolo del surf. Leggendo le targhe dei loro furgoni la maggioranza è tedeschi. Notevole la presenza dei francesi e ovviamene degli spagnoli. Sembra di rivedere il film ‘Un mercoledì da leoni’. Un’altra salita, passando dalla sabbia ai sassi. Visti dall’alto nelle foto i puntini neri sono altrettanti surfisti. L’ascesa è impegnativa, ma accompagnata piacevolmente dalla sinfonia delle onde. Si scende a Berbes “donde nadie te forasteru”, dove nessuno è straniero, è riproposto un quadro visto già sul Camino Frances: frecce con distanze da tutto il mondo. Per l’Italia manca meno Roma, ma troviamo, senza capire perché, Genova e Verona., Si gira a destra e s’imbocca una salita secca, seguita da una discesa altrettanto ripida e si è di nuovo in riva al mare. Altra spiaggia, altri surfisti: questa costa è il paradiso di chi s’avvicina alla disciplina. Ricordo invece che in Portogallo i praticanti erano più provetti, dovendo “governare” onde più alte. Qui, da Donostia-San Sebastián a La Isla, sono numerose le scuole surf. Quando arrivo a La Espasa, penultimo centro prima della mia meta odierna, è in corso una colazione.

A La Espasa incontro il giovane parigino conosciuto sabato davanti al giardino di Juanito, l’uomo che offre acqua ai “caminantes. Si ferma anch’egli a La Isla, ma ha prenotato in un altro albergue. Forse ci rivedremo domani. Entrambi siamo diretti a Villaviciosa, poi lui raggiungerà Oviedo, per proseguire sul Camino Primitivo, mentre io punterò su Gijon. Piove quando arrivo all’albergo. E’ davanti al mare, alla spiaggia, ha un nome che mi piace, Marejuada (Mareggiata), è tenuto bene, con un grande patio pieno di poltrone e divani, un wi-fi che funziona bene, una camerata con bagni e docce pulite e, nella cena, menù vegetariano. Ah, e all’entrata un campo da basket. Ciò mi consente, a poco meno di 1900 chilometri da Pesaro e a 24 ore dall’inizio di una nuova stagione di Serie A, di inviare un grande “Forza Vuelle”… Ma sì lo sapete, sono vegetariano, ma oggi faccio un’eccezione: Forza Carpegna Prosciutto Pesaro!

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