Cammino del Nord: arrancando passo dopo passo e con un piccolo aiuto sono arrivato a Gijon

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25 settembre 2019

La sedicesima tappa di un nuovo Cammino di Santiago di Luciano Murgia. Rileggi la presentazione, la prima tappa, la seconda tappa, la terza tappa, la quarta tappa, la quinta tappa, la sesta tappa, la settima tappa , l’ottava tappa , la nona tappa e la decima tappa, l’undicesima tappa , la dodicesima tappa , la tredicesima tappa , la quattordicesima tappa e la quindicesima tappa

di Luciano Murgia

GIJON (Spagna) – Sembrerà strano, ma la notte dopo lo choc per la dolorosa contrattura al gluteo sinistro che mette in forse (scongiuri) il proseguimento del mio Cammino fino a Santiago de Compostela ho dormito meglio delle precedenti. Di solito, tra la Sinfonia dei “roncadores”, i russatori, il rumore dei letti che cigolano e il chiasso provocato da chi si alza per andare in bagno, mi sveglio due tre volte per notte. Invece, la scorsa notte solo una volta. Pensando al dolore, direte voi. Ma no, ripensando al terzo quarto che ha provocato la sconfitta della Vuelle. Che peccato! Sdraiato sul letto dell’albergue dì Villaviciosa, ho seguito la partita in diretta su Eurosport Player. È vero che ogni tanto le immagini si bloccavano, soprattutto durante quel break che a inizio ripresa ha lanciato la Fortitudo, ma cosa pretendere di più a 2.000 km di distanza, guardando con un iPhone datato. Stamattina, quando mi sono svegliato, ascoltando il mio corpo ho capito che speravo di stare meglio, ma temevo di stare peggio. Temevo di dovere prendere un pullman, raggiungere l’aeroporto di Oviedo e tornare a casa. Speravo di potere camminare come da Irun a Colunga. È stata una via di mezzo. Preparato lo zaino, l’ho affidato a Correos, le poste spagnole, che me l’ha fatto trovare nell’albergo di Gijon, e mi sono messo in movimento con grande cautela, un po’ incurvato in avanti, ma in grado di camminare lentamente. A un certo punto, nel tratto che mi è sembrato il più veloce della tappa, ho attivato l’app del mio AppleWatch e accertato che raggiungevo a stento i 4 km/ora. I giorni scorsi ho registrato abitualmente tra i 5,5 e i 6 km. In ogni caso, il fisioterapista Borja Solares e la sua collaboratrice hanno fatto un ottimo lavoro. Credo siano stati utili anche i cerotti elastici colorati che hanno applicato al mio fondoschiena. E pensare che, quando seguivo la pallavolo femminile, pensavo che le giocatrici li mettessero per vezzo… Spero che l’amica Ilaria, giocatrice professionista che ha fatto il Cammino di Santiago, non s’offenda. La tappa incomincia nel cuore di Villaviciosa, nella Plaza de l’Ayuntamento, del municipio (guardate come è bello nella foto notturna). In Calle Ballina y Fdez puoi vedere la prima freccia e la prima conchiglia. È li che ho incontrato i primi pellegrini. Uscendo dal centro, il Cafe del Sol è in un posto strategico. Siamo già in 5 a fermarci per la colazione. Si va verso Casquita, dove si trova il bivio che divide i Cammini: a sinistra verso Oviedo, origine del Primitivo, bellissimo, che ho percorso un anno fa; a destra verso Gijon. Non manca chi visita Oviedo e poi ritorna ad Aviles, sul Camino del Norte detto anche de la Costa, visto che dalla partenza a Irun fino a Ribadeo, dove conto (forse è meglio dire contavo) di arrivare lunedì 30, si cammina con vista mare o comunque non lontano. “Folla” a Casquita, ovviamente pensando a un Cammino poco partecipato. Diversi pellegrini sono fermi davanti a un banchetto organizzato da una donna; fra questi, anche i coniugi Collins, amici irlandesi conosciuti a Santillana del Mar. La signora, che ieri mattina ha assistito in diretta al mio guaio, mi ha regalato un grande sorriso e un saluto incrociando le dita. È innamorata del nostro Paese e al ritorno a Dublino incomincerà un corso di italiano organizzato dall’Istituto di cultura della nostra ambasciata. Li saluto perché vanno più veloci e percorreranno i sentieri più ripidi. Io seguirò la strada asfaltata, meno problematica viste le mie condizioni. Immerso in un paesaggio tipicamente asturiano che mi riporta all’anno scorso, quando rimasi incantato dalle Asturias, si sale da quota zero a 432, il punto più alto prima di scendere a Peón. Ho evidenti difficoltà a scendere. Così chiamo Jonas, tassista di Villaviciosa che avevo contattato nel timore di non farcela. Mi raggiunge e mi accompagna fino a Peón, dove indica Casa Pepito, “uno dei migliori ristoranti della zona. Cucina ottima carne”. Caro Jonas, sono vegetariano. Il tassista sorride. E racconta che, come tanti asturiani, non ama l’invasione di eucalipti, una pianta non autoctona. “Bastavano i nostri alberi, non c’era bisogno di importare gli eucalipti”, spiega. Incredibile, anche suo padre, come il mio, faceva il minatore. Le Asturias, come Carbonia dove sono nato, sono terra di miniere di carbone. In verità sono anche “tierra de manzanas”, terra di mele. I campi sono pieni. Qui tra “tartas de manzanas” e sidro, sanno come utilizzare questo frutto meraviglioso. A ottobre, finita la raccolta, ci sarà una grande festa della mela asturiana. Saluto Jonas, dandogli appuntamento al prossimo “alto”, quello di El Requexu, dove registro Quota 279. È il luogo che separa la comunità di Villaviciosa da quella di Gijon, che divide la montagna dal mare. Si scende verso Deva, che ospita un camping. È una disceSembrerà strano, ma la notte dopo lo choc per la dolorosa contrattura al gluteo sinistro che mette in forse (scongiuri) il proseguimento del mio Cammino fino a Santiago de Compostela ho dormito meglio delle precedenti. Di solito, tra la Sinfonia dei “roncadores”, i russatori, il rumore dei letti che cigolano e il chiasso provocato da chi si alza per andare in bagno, mi sveglio due tre volte per notte. Invece, la scorsa notte solo una volta. Pensando al dolore, direte voi. Ma no, ripensando al terzo quarto che ha provocato la sconfitta della Vuelle. Che peccato! Sdraiato sul letto dell’albergue dì Villaviciosa, ho seguito la partita in diretta su Eurosport Player. È vero che ogni tanto le immagini si bloccavano, soprattutto durante quel break che a inizio ripresa ha lanciato la Fortitudo, ma cosa pretendere di più a 2.000 km di distanza, guardando con un iPhone datato. Stamattina, quando mi sono svegliato, ascoltando il mio corpo ho capito che speravo di stare meglio, ma temevo di stare peggio. Temevo di dovere prendere un pullman, raggiungere l’aeroporto di Oviedo e tornare a casa. Speravo di potere camminare come da Irun a Colunga. È stata una via di mezzo. Preparato lo zaino, l’ho affidato a Correos, le poste spagnole, che me l’ha fatto trovare nell’albergo di Gijon, e mi sono messo in movimento con grande cautela, un po’ incurvato in avanti, ma in grado di camminare lentamente. A un certo punto, nel tratto che mi è sembrato il più veloce della tappa, ho attivato l’app del mio AppleWatch e accertato che raggiungevo a stento i 4 km/ora. I giorni scorsi ho registrato abitualmente tra i 5,5 e i 6 km. In ogni caso, il fisioterapista Borja Solares e la sua collaboratrice hanno fatto un ottimo lavoro. Credo siano stati utili anche i cerotti elastici colorati che hanno applicato al mio fondoschiena. E pensare che, quando seguivo la pallavolo femminile, pensavo che le giocatrici li mettessero per vezzo… Spero che l’amica Ilaria, giocatrice professionista che ha fatto il Cammino di Santiago, non s’offenda. La tappa incomincia nel cuore di Villaviciosa, nella Plaza de l’Ayuntamento, del municipio (guardate come è bello nella foto notturna). In Calle Ballina y Fdez puoi vedere la prima freccia e la prima conchiglia. È li che ho incontrato i primi pellegrini. Uscendo dal centro, il Cafe del Sol è in un posto strategico. Siamo già in 5 a fermarci per la colazione. Si va verso Casquita, dove si trova il bivio che divide i Cammini: a sinistra verso Oviedo, origine del Primitivo, bellissimo, che ho percorso un anno fa; a destra verso Gijon. Non manca chi visita Oviedo e poi ritorna ad Aviles, sul Camino del Norte detto anche de la Costa, visto che dalla partenza a Irun fino a Ribadeo, dove conto (forse è meglio dire contavo) di arrivare lunedì 30, si cammina con vista mare o comunque non lontano. “Folla” a Casquita, ovviamente pensando a un Cammino poco partecipato. Diversi pellegrini sono fermi davanti a un banchetto organizzato da una donna; fra questi, anche i coniugi Collins, amici irlandesi conosciuti a Santillana del Mar. La signora, che ieri mattina ha assistito in diretta al mio guaio, mi ha regalato un grande sorriso e un saluto incrociando le dita. È innamorata del nostro Paese e al ritorno a Dublino incomincerà un corso di italiano organizzato dall’Istituto di cultura della nostra ambasciata. Li saluto perché vanno più veloci e percorreranno i sentieri più ripidi. Io seguirò la strada asfaltata, meno problematica viste le mie condizioni. Immerso in un paesaggio tipicamente asturiano che mi riporta all’anno scorso, quando rimasi incantato dalle Asturias, si sale da quota zero a 432, il punto più alto prima di scendere a Peón. Ho evidenti difficoltà a scendere. Così chiamo Jonas, tassista di Villaviciosa che avevo contattato nel timore di non farcela. Mi raggiunge e mi accompagna fino a Peón, dove indica Casa Pepito, “uno dei migliori ristoranti della zona. Cucina ottima carne”. Caro Jonas, sono vegetariano. Il tassista sorride. E racconta che, come tanti asturiani, non ama l’invasione di eucalipti, una pianta non autoctona. “Bastavano i nostri alberi, non c’era bisogno di importare gli eucalipti”, spiega. Incredibile, anche suo padre, come il mio, faceva il minatore. Le Asturias, come Carbonia dove sono nato, sono terra di miniere di carbone. In verità sono anche “tierra de manzanas”, terra di mele. I campi sono pieni. Qui tra “tartas de manzanas” e sidro, sanno come utilizzare questo frutto meraviglioso. A ottobre, finita la raccolta, ci sarà una grande festa della mela asturiana. Saluto Jonas, dandogli appuntamento al prossimo “alto”, quello di El Requexu, dove registro Quota 279. È il luogo che separa la comunità di Villaviciosa da quella di Gijon, che divide la montagna dal mare. Si scende verso Deva, che ospita un camping. È una disceSembrerà strano, ma la notte dopo lo choc per la dolorosa contrattura al gluteo sinistro che mette in forse (scongiuri) il proseguimento del mio Cammino fino a Santiago de Compostela ho dormito meglio delle precedenti. Di solito, tra la Sinfonia dei “roncadores”, i russatori, il rumore dei letti che cigolano e il chiasso provocato da chi si alza per andare in bagno, mi sveglio due tre volte per notte. Invece, la scorsa notte solo una volta. Pensando al dolore, direte voi. Ma no, ripensando al terzo quarto che ha provocato la sconfitta della Vuelle. Che peccato! Sdraiato sul letto dell’albergue dì Villaviciosa, ho seguito la partita in diretta su Eurosport Player. È vero che ogni tanto le immagini si bloccavano, soprattutto durante quel break che a inizio ripresa ha lanciato la Fortitudo, ma cosa pretendere di più a 2.000 km di distanza, guardando con un iPhone datato. Stamattina, quando mi sono svegliato, ascoltando il mio corpo ho capito che speravo di stare meglio, ma temevo di stare peggio. Temevo di dovere prendere un pullman, raggiungere l’aeroporto di Oviedo e tornare a casa. Speravo di potere camminare come da Irun a Colunga. È stata una via di mezzo. Preparato lo zaino, l’ho affidato a Correos, le poste spagnole, che me l’ha fatto trovare nell’albergo di Gijon, e mi sono messo in movimento con grande cautela, un po’ incurvato in avanti, ma in grado di camminare lentamente. A un certo punto, nel tratto che mi è sembrato il più veloce della tappa, ho attivato l’app del mio AppleWatch e accertato che raggiungevo a stento i 4 km/ora. I giorni scorsi ho registrato abitualmente tra i 5,5 e i 6 km. In ogni caso, il fisioterapista Borja Solares e la sua collaboratrice hanno fatto un ottimo lavoro. Credo siano stati utili anche i cerotti elastici colorati che hanno applicato al mio fondoschiena. E pensare che, quando seguivo la pallavolo femminile, pensavo che le giocatrici li mettessero per vezzo… Spero che l’amica Ilaria, giocatrice professionista che ha fatto il Cammino di Santiago, non s’offenda. La tappa incomincia nel cuore di Villaviciosa, nella Plaza de l’Ayuntamento, del municipio (guardate come è bello nella foto notturna). In Calle Ballina y Fdez puoi vedere la prima freccia e la prima conchiglia. È li che ho incontrato i primi pellegrini. Uscendo dal centro, il Cafe del Sol è in un posto strategico. Siamo già in 5 a fermarci per la colazione. Si va verso Casquita, dove si trova il bivio che divide i Cammini: a sinistra verso Oviedo, origine del Primitivo, bellissimo, che ho percorso un anno fa; a destra verso Gijon. Non manca chi visita Oviedo e poi ritorna ad Aviles, sul Camino del Norte detto anche de la Costa, visto che dalla partenza a Irun fino a Ribadeo, dove conto (forse è meglio dire contavo) di arrivare lunedì 30, si cammina con vista mare o comunque non lontano. “Folla” a Casquita, ovviamente pensando a un Cammino poco partecipato. Diversi pellegrini sono fermi davanti a un banchetto organizzato da una donna; fra questi, anche i coniugi Collins, amici irlandesi conosciuti a Santillana del Mar. La signora, che ieri mattina ha assistito in diretta al mio guaio, mi ha regalato un grande sorriso e un saluto incrociando le dita. È innamorata del nostro Paese e al ritorno a Dublino incomincerà un corso di italiano organizzato dall’Istituto di cultura della nostra ambasciata. Li saluto perché vanno più veloci e percorreranno i sentieri più ripidi. Io seguirò la strada asfaltata, meno problematica viste le mie condizioni. Immerso in un paesaggio tipicamente asturiano che mi riporta all’anno scorso, quando rimasi incantato dalle Asturias, si sale da quota zero a 432, il punto più alto prima di scendere a Peón. Ho evidenti difficoltà a scendere. Così chiamo Jonas, tassista di Villaviciosa che avevo contattato nel timore di non farcela. Mi raggiunge e mi accompagna fino a Peón, dove indica Casa Pepito, “uno dei migliori ristoranti della zona. Cucina ottima carne”. Caro Jonas, sono vegetariano. Il tassista sorride. E racconta che, come tanti asturiani, non ama l’invasione di eucalipti, una pianta non autoctona. “Bastavano i nostri alberi, non c’era bisogno di importare gli eucalipti”, spiega. Incredibile, anche suo padre, come il mio, faceva il minatore. Le Asturias, come Carbonia dove sono nato, sono terra di miniere di carbone. In verità sono anche “tierra de manzanas”, terra di mele. I campi sono pieni. Qui tra “tartas de manzanas” e sidro, sanno come utilizzare questo frutto meraviglioso. A ottobre, finita la raccolta, ci sarà una grande festa della mela asturiana. Saluto Jonas, dandogli appuntamento al prossimo “alto”, quello di El Requexu, dove registro Quota 279. È il luogo che separa la comunità di Villaviciosa da quella di Gijon, che divide la montagna dal mare. Si scende verso Deva, che ospita un camping. È una discesa meno ripida della precedente, ma avrei avuto ugualmente problemi. Sono lieto di averla fatta con il giovane tassista asturiano. Lo ringrazio e lo saluto e mi avvio lentamente a Gijon, dopo avere tolto un po’ di chilometri a una tappa che pensavo di non fare. Chilometri che recupero passeggiando prima davanti al mitico Molinon, lo stadio dello Sporting Gijon, poi sul paseo, il lungomare assai frequentato da chi corre o passeggia. La schiuma bianca delle onde che s’infrangono sulla battigia è piena di tanti puntini neri: surfisti in attesa dell’onda giusta. Io attendo nell’Hotel San Miguel, dietro l’omonima piazza. Prima di raggiungerlo passo davanti all’omaggio che la città ha reso a Enrique Castro Gonzales, detto Quini, ma anche El Brujo, lo stregone, uno de migliori attaccanti di sempre del calcio spagnolo, figlio di questa terra, orgoglio degli sportivi gijonisti. Cinque volte massimo goleador della Liga quando giocava nell’F.C. Barcelona, fu sequestrato per 25 giorni da due delinquenti comuni. Il grande cartello che ricopre la facciata di un palazzo sul lungomare contiene messaggi dei suoi tifosi, di chi gli voleva bene e rimase sconvolto alla notizia della sua morte per infarto mentre guidva l’auto per le strade della sua città.

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