Da Gijon, splendida città che ama il cibo italiano, ad Avilés, che insegna i comportamenti in strada. La 17^ tappa del Cammino di Santiago di Luciano Murgia

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26 settembre 2019

La diciassettesima tappa di un nuovo Cammino di Santiago di Luciano Murgia. Rileggi la presentazione, la prima tappa, la seconda tappa, la terza tappa, la quarta tappa, la quinta tappa, la sesta tappa, la settima tappa , l’ottava tappa , la nona tappa e la decima tappa, l’undicesima tappa , la dodicesima tappa , la tredicesima tappa , la quattordicesima tappa , la quindicesima tappa e la sedicesima tappa

di Luciano Murgia

AVILES (Spagna) – Brusco risveglio alle ore 6, e non per le conseguenze del troppo olio piccante che ha condito gli spaghetti aglio e funghetti preparato ieri sera dallo chef della Scaletta 5, sul lungomare di Gijon, splendida città che ospita diversi ristoranti italiani. Sotto l’hotel San Miguel, dove ho dormito, sforna pasta e pizze La Divina Commedia, i cui televisori offrivano la diretta di Roma-Atalanta e a seguire Lazio-Inter. A pochi passi si trovano Al Boccalino, Gepetto e La Pergola; più lontano il Vesuvio. Su consiglio di mia moglie Rita, che ha studiato il menu, ho lasciato perdere il calcio e ho preferito il… cacio. In verità il parmigiano, perché come antipasto, accompagnato da una coppa di Chianti, ho scelto il “Rulo de parmesano crujiente relleno de rucula e tomate” (parmigiano croccante ripieno di rucola e pomodori). Davvero sfizioso. Come “postre” mi attirava la torta di limoncello e pistacchio, ma con la bocca in fiamme per l’olio piccante ho pensato fosse meglio un gelato. E sono rimasto a bocca asciutta. Le tre gelaterie che avevo adocchiato erano chiuse alle 21,30. Ritornando al brusco risveglio, credo sia stato per colpa di un movimento altrettanto brusco che ha provocato un forte dolore. Preoccupato, mi sono alzato e ne ho approfittato per dare uno sguardo a cosa accade nel mondo. La prima notizia che mi ha colpito positivamente è la sentenza della Corte Costituzionale sul “caso Cappato-DJ Fabo”. Non poteva mancare la reazione scomposta dei vescovi, abbastanza normale in un paese che sconta la pesante presenza del Vaticano. Il rappresentante dell’episcopato italiano ha invocato l’obiezione di coscienza. Che non manca mai, quando fa comodo. Leggendo leggendo si è fatta l’ora della partenza. Il lungomare è vicino. Passo davanti a La Scaletta 5 e sono alla spiaggia di San Lorenzo. L’orologio indica una temperatura di 15 gradi, ma alcune donne stanno facendo il bagno. Altro che camminare sotto la pioggia come facciamo noi. Vicino alla chiesa di San Lorenzo una freccia gialla indica che dobbiamo girare a sinistra. Attraverso Plaza Mayor, che ha qualcosa dell’omonima piazza di Madrid, e da lì entro in Plaza del Marqués che qualcuno vorrebbe chiamare del Marquéz, in omaggio al campione dì motociclismo. Gijon è una città che si fa visitare molto a piedi. Ricche le proposte, dal Museo delle terme romane alle chiese di San Pedro e San Lorenzo. Tante le belle piazze, con verde pubblico e tavoli di bar e ristoranti pieni di gente. Ieri sera, in un angolo della piazza al lato di Calle Covadonga, sono stato conquistato da alcune signore che, una su una carrozzella le altre su una panchina, facevano un concerto, più per se stesse che per i passanti. Un po’ vergognandomi, le ho filmate per qualche secondo. L’uscita da Gijon, come accade spesso per le grandi città, è bruttarella. Prima i nuovi centri commerciali, poi i residui dell’archeologia industriale che qui è soprattutto siderurgia. Dal lungomare e dalle vecchie fabbriche al paesaggio rurale, alla campagna fatta di coltivazioni e di allevamenti di bestiame, in un continuo attraversare di piccoli centri abitati. Dopo le salite iniziali che mi mettono in difficoltà pure essendo il dislivello al massimo di 200 metri, incomincia la lunga discesa verso Avilés, sede della tappa odierna, e prima ancora Trasona, un paese ai margini di una strada e di una ferrovia, soprattutto di quello che doveva essere un enorme centro siderurgico, chi ha disegnato il tracciato del Camino del Norte si è divertito a farci saltare da una parte all’altra del fiume, il Ria de Avilés. Tanti ponti e sovrappassi, ma anche belle piste pedonali e ciclabili, a tentare di pareggiare i conti con ciminiere e fumi di scarico. Mi ha colpito un monumento con “Homenaje a los aprendices de Ensidesa”; omaggio agli apprendisti della grande azienda Siderúrgica che prima era statale, poi è stata privatizzata e adesso credo ci sia dentro ArcelorMittal, la stessa dell’acciaieria di Taranto. E l’ennesima lezione di comportamento per gli amministratori pesaresi: quando le piste si restringono e diventano un “tramo compartido”, i ciclisti devono andare pianissimo (5 km/ora) e garantire la precedenza ai pedoni. Avete visto un cartello simile a Pesaro? In Italia? A proposito: Gijon ha autorizzato da tempo l’utilizzo del monopattino elettrico. Ieri sera ho visto una ragazza che l’utilizzava sul marciapiede. Avete capito bene: qui, dove le regole sono fatte rispettare e chi le ignora è punito severamente. Immaginate cosa accadrà a Pesaro, dove, come nel resto d’Italia, ognuno fa i comodacci propri. Ancora a proposito: stamattina, uscendo da Gijon, ho visto il secondo automobilista utilizzare il telefono. E in verità era fermo al semaforo. Due, ma potrebbero essere tre perché di un altro non sono certo, dalla sera del 9 settembre, quando sono arrivato a Irun. Due/tre in 18 giorni e in oltre 600 km a piedi. Capite qual è la differenza tra un paese che rispetta le regole e uno che le calpesta? E’ tutta in un “in”: Civile – Incivile. A domani, spero, da Soto de Luina. Dovrebbe essere una tappa facile, ma molto lunga. Se il gluteo m’assiste…

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