Da Avilés a Soto de Luiña sotto la pioggia, tra inquinamento atmosferico e Rossini. La 18^ tappa del Cammino di Santiago di Luciano Murgia

di 

27 settembre 2019

La diciottesima tappa di un nuovo Cammino di Santiago di Luciano Murgia. Rileggi la presentazione, la prima tappa, la seconda tappa, la terza tappa, la quarta tappa, la quinta tappa, la sesta tappa, la settima tappa , l’ottava tappa , la nona tappa e la decima tappa, l’undicesima tappa , la dodicesima tappa , la tredicesima tappa , la quattordicesima tappa , la quindicesima tappa e la sedicesima tappa e la diciassettesima tappa

di Luciano Murgia

SOTO DE LUINA (Spagna) – Sorpresa! Si è rivista la pioggia, che non ci faceva compagnia dalla mattina dell’infortunio al gluteo sinistro. Curioso, stamattina presto, quando qui era buio profondo (albeggia intorno alle 8,15), ho ricevuto un messaggio da Frank, amico tedesco che l’anno scorso è stato, con sua madre Christa, compagno di Cammino verso Finisterre. Frank ha mandato un messaggio di saluti da Mougas, sulla costa della Galicia. Lui e sua moglie Marta stanno facendo il Caminho portoghese della Costa. Anche loro, come me, hanno incominciato sotto la pioggia, ma poi, tutto sommato, hanno avuto bel tempo. Neanche Frank pensava che oggi sarebbe arrivata la pioggia. Neppure io. Anche ieri sera il telegiornale di TVE, la televisione nazionale spagnola, annunciava bel tempo in tutto il nord. Altrettanto i siti web. Invece la pioggia è arrivata intorno alle 9,30, due ore e mezza dopo la partenza. Di solito parto più tardi, ma poiché i miei vicini hanno fatto chiasso già alle 5,30, svegliandomi, pensando che mi attendeva una tappa lunga e visti i miei guai al gluteo sinistro, ho deciso di partire prima, approfittando del fatto che l’uscita da Avilés è bene illuminata. Brutta all’entrata, la città ha un bel centro storico. Non avevo tanta voglia di camminare, ma l’ho visitato alla ricerca di un supermercato, che non trovavo perché il centro è completamente pedonalizzato ed è vietato anche il transito delle biciclette. Come in Via Branca, ah ah ah. Girando, ho incontrato i coniugi Collins, amici irlandesi. Abbiamo cenato insieme scambiandoci il menu: spaghetti alla bolognese e vino bianco per loro, una frittata e birra per me. Lei è innamorata dell’Italia, adora l’opera, sogna di vederne una alla Scala e prossimamente andrà a Wexford per seguire gli appuntamenti del Festival Opera irlandese (22 ottobre 3 novembre). In programma il Don Quichotte di Massenet, Dorilla in Tempe di Vivaldi, ma anche Adina di Rossini. Wexford è legata da sempre a Pesaro, soprattutto per merito di Luigi Ferrari, che è stato direttore artistico del Rossini Opera Festival ma anche dell’appuntamento nella città del sud-est d’Irlanda. La regia di Adina è affidata alla pesarese Rosetta Cucchi, mentre il direttore d’orchestra è Michele Spotti, che al ROF ha diretto sia Il viaggio a Reims (2017) sia le Soirées musicales (2019). Io ho proposto ai Collins di venire a Pesaro per seguire il Rossini Opera Festival. Tornando in albergo, abbiamo visto una densa nube di fumo bianco levarsi in cielo dagli stabilimenti siderurgici. Solo noi guardavamo in alto, nessuno ci faceva caso. È vero, ci sono luoghi in cui la scelta è tra morire di cancro o morire di fame. Chi non li ha conosciuti, soprattutto chi non li ha vissuti non saprà mai cosa significa porsi la domanda. Eppure è arrivato il momento, grazie ai giovani e ai giovanissimi, di dare una risposta diversa a questa domanda. Ci pensavo ieri, nella lunga pista pedonale che da Trasona porta ad Avilés, fiancheggiando a sinistra le acque del fiume omonimo e a destra il lungo fabbricato di un’azienda che procura lavoro, e quindi cibo per le famiglie Interessate, ma anche altre conseguenze che non possono essere trascurate. Mi ha colpito, ci ha colpito, che nessuno abbia manifestato sorpresa, disappunto, preoccupazione, timore. Abitanti assuefatti. Ben vengano, allora, le manifestazioni che, oggi, in Italia, hanno visto scendere in piazza studenti di scuole di ogni ordine e grado per l’ennesimo Fridays for Future, i venerdì per il futuro. Un futuro che non è domani, ma è già oggi. Non si può perdere ulteriore tempo per tentare di salvare il pianeta malato, per impedire che i “medici” siano Trump e Bolsonaro. Lo sottolineiamo da qui, da una zona che pure vive di grandi contraddizioni, mostrando il meglio di se stessa con sublimi paesaggi rurali, ma anche il peggio con i fumi nell’aria. Pietre e fango e foglie: ecco le Asturias. Mentre scendo verso un torrente, inizia a piovere. Segue la salita che propone il primo piano di un muschio che sembra un presepe A El Pito un cartello mostra la tappa fra Muros de Nalon e Soto de Luiña. Oggi vedo pochi animali, ma tanti fiori colorati. Ha un unico colore la vista – grigia – tra cielo e mare, ma vi assicuro che sotto c’è una spiaggia, che adesso intravedo tra gli alberi. Un bivio mi manda verso il basso. Il mio gluteo sinistro induce a qualche timore durante la ripida discesa, ma adesso sono davanti alla Concha de Artedo, bella spiaggia dove, sotto la pioggia, evoluiscono alcuni surfisti. Ed è qui che Incontro i primi pellegrini: due donne e un ragazzo, forse tedeschi; una coppia orientale, credo coreana. Bello anche il fiume, ma devo preoccuparmi della dura salita che m’attende. Mi fermo per prendere fiato e leggere i Dieci Comandamenti del pellegrino. Mentre arrivo in vetta al colle, per la prima volta nel Camino del Norte leggo una pubblicità anche in italiano, ma quel “bevande freddi”… La salita è stata tosta: 112 metri di dislivello in 1.160 metri, non male. Un mojon, cippo in cemento con il simbolo delle Asturias, augura in latino: Sib tibi iter levis. Che il Cammino ti sia lieve. Grazie, anche da parte del mio gluteo. Ecco un altro quadro asturiano: la pioggia e le mucche al pascolo. Dopo la discesa si sale ancora, siamo a quota 144. Una discesa lunga e ripida mi porta alla meta di oggi. Il cartello di benvenuto a Soto de Luiña mi riporta al tempo di prima delle “bibite freddi”: inglese, tedesco, francese, ma non italiano. Però informa che il paese è Patrimonio dell’Unesco. E dei pellegrini. In strada ci siamo solo noi.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>