Da Soto de Luiña a Luarca, una delle tappe più belle del Camino del Norte: il racconto verso Santiago di Luciano Murgia

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28 settembre 2019

La diciannovesima tappa di un nuovo Cammino di Santiago di Luciano Murgia. Rileggi la presentazione, la prima tappa, la seconda tappa, la terza tappa, la quarta tappa, la quinta tappa, la sesta tappa, la settima tappa , l’ottava tappa , la nona tappa e la decima tappa, l’undicesima tappa , la dodicesima tappa , la tredicesima tappa , la quattordicesima tappa , la quindicesima tappa e la sedicesima tappa, la diciassettesima tappa e la diciottesima tappa.

di Luciano Murgia

LUARCA (Spagna) – Prima di tutto chiedo scusa, anche a nome del correttore ortografico, dell’errore che ha stravolto la frase in latino pubblicata ieri: Sib tibi iter levis. Forse al correttore piacciono i jeans. Per fortuna c’era la fotografia… Sit tibi iter leve. Non è una scusa, ma non è facile scrivere nella tastiera di un telefonino. Meno che meno fare i controlli. Spero comprenderete gli errori, talvolta gli orrori.

Intanto vi saluto da un letto dell’albergue Villa de Luarca, dormitorio di 20 posti, tutti occupati, soprattutto da un gruppo di brasiliani molto chiassosi, ma anche simpatici. Meno simpatico un tedesco, mi pare di avere capito, che sta russando oltre ogni limite. Più tardi, quando andrò a cena, dovrò cercare una farmacia per acquistare i tappi per le orecchie, altrimenti non si dorme.

Molte guide consigliano di dividere in due il percorso odierno: da Soto de Luiña a Cadavedo (19 km) e da Cadavedo a Luarca (15). Come altri amici di Cammino, ho deciso di trasformarla in una sola tappa. Per andare da Soto de Luiña a Cadavedo ho scelto il tracciato costiero, che poi è la scelta della maggioranza, preferendolo a quello interno. Secondo Gronze.com è una delle tappe più belle del Camino del Norte, che di belle ne ha davvero tante.

Per prepararmi bene al doppio appuntamento odierno, ieri ho riposato tanto, riuscendo a dormire un paio d’ore prima di cena. Una cena che peraltro mi ha fatto innervosire. Beh, più che la cena, il ristoratore. Quando gli ho chiesto un passato di alubias (fagioli) o lentejas (lenticchie), mi ha risposto che l’avrebbe cucinato con i “mariscos”, i frutti di mare. Gli ho risposto che da vegetariano non mangio i mariscos e lui ha replicato: “Ma non sono carne!”. Capisco chi è disinteressato alla dieta vegetariana, ma il ristoratore di un hotel che ospita gente che arriva da ogni parte del mondo dovrebbe informarsi. Non a casa, su circa 20 “caminantes”, a tavola eravamo in quattro a chiedere un menù vegetariano: il 20 per 100 dei clienti di ieri sera. Tre si sono accontentati di una mega insalata con uova, io ho preferito una tortilla francese con patate fritte e pomodori. Mi sono rifatto con il dolce: una “tarta de queso”, una torta di formaggio fatta in casa decisamente buona, tanto che mi sono concesso il bis.
Lasciare Soto de Luiña è stato facile. Appena uscito dall’albergo, ho trovato la prima freccia gialla: era a 2 metri dalla sala dove ho fatto colazione.

Fa colazione anche un gattino nero, ma si accontenta dell’erba.

Mentre dai monti spunta il sole, passano due pellegrini: sono i primi che incontro oggi.

La tappa è un’altalena, un continuo saliscendi con l’azzurro del mare a destra, ora più vicino, ora più lontano, ma sempre nel verde.

Il mare tra il granturco e gli alberi è una vista fantastica. Si attraversano diversi paesi, quasi tutti con una bella spiaggia. Mi colpisce quella dopo Ballota.

Si lascia l’asfalto per prendere una stradina con tante pietre e si va verso quella che è denominata la Playa Rio Cabo. Una lunga discesa porta fino al mare. Suggestivo anche lo scorcio del fiume.

Dal godimento per il paesaggio alla salita durissima il passo è breve, metaforicamente. La realtà è diversa: da quota zero a 114 in circa 1 km.

Arrivi in alto e vedi di nuovo il mare: una piccola baia incantevole.

Vorrei riposarmi un po’, ma devo andare avanti. Però c’è un cavallo che si riposa al posto mio.

Cammino su un bel sentiero, presto sostituito da pietraia e fango, ma alla fine il premio sono i fiori dai colori vivaci, mangiare un po’ di more e camminare in un meleto.

Ora è il turno di un tappeto di aghi di pino. Al culmine della discesa uno strapiombo sul mare. Da brividi.

La discesa prevede alcuni passaggi veramente rischiosi, non solo per il mio gluteo sinistro, ma per tutto il corpo: calpesto pietre molto scivolose perché coperte di fango: bisogna stare attenti.

Ma poi, guardate le foto… che meraviglia. Siamo alla Playa di Tablizo.

È dura anche la salita finale per Cadavedo, paese con diverse belle case.

All’angolo di una chiesetta bianca che fa tanto Andalusia o Messico, inizia una passeggiata ma c’è un’area di riposo e ne approfitto per mangiare, proprio nel momento in cui una nuvola copre il sole.

Mi avvicino a Luarca e protesto con una giovane donna che guida mentre guarda il telefono: siamo in una rotatoria e la sua Golf sbanda.

Un cartello informa che a sinistra incomincia un “Camino particular”; non sono tentato.

Luarca è una grande sorpresa: sembra di tornare indietro, a venerdì 13 settembre, quando arrivai a Mutriku, paesino a picco sul mare. Luarca ha di più. Come s’evince dalle fotografie. La visiterò più tardi. Al momento preferisco riposare dentro il sacco a pelo.

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